Imprenditore casertano truffato da un ragioniere. Così è entrato nel suo “cassetto fiscale” e si è preso oltre 250 MILA EURO
11 Febbraio 2026 - 13:51
Approfondiamo la vicenda del maxi sequestro da quasi 77 milioni di euro relativo ai crediti derivanti dal cosiddetto bonus facciate e che vede 33 indagati coinvolti
CASERTA (luigi vincenzo repola) – Il Bonus Facciate è stata un’agevolazione introdotta con la legge Finanziaria nel 2020 dal governo PD-M5S guidato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. In pratica lo Stato rimborsava, attraverso un credito d’imposta molto alto, inizialmente anche del 90%, le spese sostenute per sistemare e rifare le facciate esterne degli edifici: tinteggiatura, balconi, intonaco, lavori visibili dall’esterno. Invece di aspettare il rimborso negli anni, chi faceva i lavori poteva anche “cedere” questo credito a una banca o a un’altra impresa e ottenere subito i soldi. Proprio questo meccanismo della cessione del credito è stato il punto debole sfruttato in molte frodi di cui abbiamo scritto in questi anni.
Secondo l’indagine del Nucleo di polizia economico finanziario, portata avanti dalla colonnella della Guardia di finanza di Venezia, Silvia Guarino, un gruppo organizzato, guidato dal ragioniere padovano, avrebbe fatto risultare lavori edilizi che in realtà non sono mai stati eseguiti.
Sulla carta creavano finte ristrutturazioni di facciate per milioni di euro. Per farlo, entravano abusivamente nei “cassetti fiscali” di persone ignare (cioè nei loro profili fiscali online) oppure usavano società create apposta e intestate a prestanome. In questo modo generavano crediti d’imposta come se quei lavori fossero stati davvero fatti.
Poi, questi crediti falsi li cedevano più volte a società o ad altri soggetti, trasformandoli in denaro vero. È qui che avveniva il guadagno illecito: lo Stato riconosceva un credito fiscale basato su lavori inesistenti, e qualcuno lo incassava o lo compensava con tasse da pagare. In poche parole: il Bonus Facciate era un aiuto per ristrutturare gli edifici, ma in questo caso è stato usato per creare finti lavori e incassare soldi pubblici senza aver fatto nulla.
Spesso, noi giornalisti di CasertaCe, ma anche ai nostri colleghi delle altre redazioni di questa provincia, ci ritroviamo a dover rapportarsi con le forze dell’ordine delle altre regioni, ascoltando i racconti di nostri conterranei che si sono fatti riconoscere nel modo peggiore possibile, organizzando truffe ai danni di persone comuni o dello Stato, come in questo caso.
Stavolta, ed ecco perché l’operazione di sequestro riguarda anche la provincia di Caserta, è un soggetto del nostro territorio ad essere persona offesa in questa truffa che vede indagate 33 persone, tra cui, quale personaggio centrale, un ragioniere di Padova, con lo studio in provincia di Treviso, che avrebbe architettato questa truffa sul bonus facciate da oltre 76 milioni di euro.
Infatti, attraverso l’utilizzo di una delega falsa, il professionista patavino sarebbe riuscito ad entrare all’interno del cassetto fiscale dell’Agenzia delle entrate di un imprenditore edile di Aversa. Un documento falso che gli avrebbe permesso di ascrivere all’interno della società un acquisto di crediti fiscali per lavori connessi al bonus facciate, ovviamente, mai compiuti, dal valore di 259 mila euro.
Denaro che sarebbe transitato dalla società normanna ad una banca o, prima ancora, ad una delle ditte create ad hoc dal ragioniere. In questo modo, il professionista sarebbe riuscito a intascare per sé e per i suoi i 259.000 euro del falso credito fiscale.
