LA DOMENICA DI DON GALEONE…
15 Febbraio 2026 - 06:31
15 febbraio 2026 ✶ VI Domenica del TO (A)
Quel “ma” segna il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento

La domenica “della nuova legge” Dopo un enunciato “Non sono venuto per abolire, ma per dare compimento”. Gesù perfeziona la religione dell’Antico Testamento (la Legge e i Profeti), perciò il Nuovo continua l’Antico, ma insieme lo supera: esso è come il frutto rispetto al seme e alla gemma. Gesù ci ha insegnato che la misura di amare è amare senza misura! Ha spazzato via tante leggi, prescrizioni, proibizioni, perché il nostro cammino nell’amore sia leggero e interiore: non si tratta di osservare le leggi, ma di fare la volontà di Dio; non di osservare l’esterno, ma di curare l’interno; non il freddo regolamento, ma una Persona da amare.
“Ma io vi dico” significa: “Vi chiedo una cosa in più” Il brano evangelico di oggi raccoglie un insieme di detti del Signore, e mette in opposizione la giustizia esteriore dei farisei e la santità interiore del credente. Possiamo chiamare “farisaica” ogni morale codificata, in cui il comportamento è stabilito da norme che presumono di risolvere la questione bene / male con il criterio dell’esteriorità. L’etica cristiana , invece, ha la radice nel cuore: solo quello che esce dal cuore può contaminare l’uomo. Gesù critica la morale ritualizzata dei farisei, che davano il primato al sabato e non all’uomo. Per Gesù, la vera religione non si esplica nel tempio sacro, ma nel rapporto con il fratello. Il vero tempio di Dio è l’uomo vivente. Gesù non distingue se noi abbiamo ragione o torto: è la situazione di ostilità che di per sé va eliminata, prima di celebrare il culto. Abbiamo un capovolgimento della morale; uno spostamento profondo dell’asse morale da Dio all’uomo.
Gesù dice di essere venuto per completare e non per abolire la Legge; precisa anzi che della Legge non va toccato nemmeno uno jota. Quel suo “Ma io vi dico” non significa che il credente può fare il contrario, ma che deve fare “qualcosa di più”. Questo brano di Vangelo ci trasporta in una zona di massimo rischio, in mare profondo, o su una cima altissima. Guai a immergersi nell’abisso senza l’attrezzatura subacquea, o a lanciarsi dall’alto senza il paracadute! Le parole di Gesù sono state come una pietra lanciata contro un cristallo, mandandolo in frantumi, o come un macigno precipitato in uno stagno tranquillo, suscitando spruzzi fastidiosi. Quei sei “Ma” hanno centrato il nostro perbenismo; quei sei “Ma” segnano il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento: continuità, ma anche rottura. Non è intenzione di Gesù sostituirsi a Mosè, né opporre il Nuovo Testamento all’Antico, ma completare la Legge con un “di più”, e questo “di più” è il cuore.
Gesù rigetta ogni forma di mediocrità; non è vero che “in medio stat virtus”. Egli non appare come un conciliatore; è sempre dalla parte di qualcuno. Anche i santi non hanno conosciuto gli equilibri; i fondatori sono stati più rivoluzionari dei loro seguaci; i profeti sono stati combattuti dai burocrati. Se la virtù fosse nel mezzo, non avremmo avuto né i martiri né i santi, il cui posto è sempre in prima linea, e la loro pedagogia è sempre la sorpresa. È una dura lezione per noi, ammalati di “primite”, preoccupati di fare sempre bella figura, di ridurre tutto a buon senso! Al Signore sta a cuore la “ortoprassia” più che la “ortodossia”, il fare più che il sapere, il servizio dell’uomo più che il culto delTtempio, insomma “il grembiule del servitore” più che “la divisa del religioso”. BUONA VITA!

