LA FOTO, AVERSA ALLE ELEZIONI. Alfonso Oliva non ha bisogno di nessuno. Con una gigantografia alla Mao Zedong, chiama a raccolta il popolo normanno

AVERSA(g.g.) Siccome con le citazioni colte che connotano spesso i nostri articoli relativi alla città di Aversa, facciamo, come si suol dire, “palla corta“, proviamo con il prosaico spinto quand’anche rivalutato dalle critiche accorate dei registi hollywoodiani. In uno dei tanti filmetti, oggi considerati film a tutti gli effetti, soprattutto dopo l’endorsement di Quentin Tarantino, della cosiddetta “commedia sexy all’italiana“, si narra la vicenda di un politico nostrano, ma proprio tipicamente nostrano, maneggione, sporcaccione, adultero, ma tutto sommato simpaticamente canagliesco, che non riesce più a vivere momenti di intimità con la sua amante. Quel politico intendeva essere un prototipo. L’interpretazione del compianto Renzo Montagnani è sicuramente attinente e divertente. Il ruolo dell’amante è interpretato dall’immancabile, all’interno di quel filone cinematografico, Edvige Fenech.

La trama è scandita dalla presenza frequente di un dispositivo di pubblicità elettorale. Una roba che, per la fine degli anni ’70, cioè del tempo in cui il film “L’insegnante viene a casa” fu girato, era una cosa molto ma molto innovativa: non un 6 per 3 classico, ma un impianto molto più grande, in cui campeggiava il faccione simpaticissimo di Montagnani. Anche la scena finale di quel film viene spesa attraverso l’uso di quella affissione, ma non la citiamo perchè magari qualcuno potrebbe offendersi e trovare assonanze che invece non esistono.

Lambendo in auto la zona della città di Aversa che ospita, da qualche giorno, la gigantografia di Alfonso Oliva, ci ha pervasi, chissà perchè, l’evocazione di quel film. Montagnani come Alfonso Oliva? Assolutamente no. L’assonanza riguarda solo e solamente la parte politica della storia, compresa l’attitudine dell’archetipo che l’attore toscano impersonava. Dunque, Alfonso Oliva ritiene di avere una reputazione tanto significativa da potersi candidare a sindaco della città normanna.

 

Per carità, l’autostima è il propellente atomico del benessere psicofisico delle persone. Per cui, non può farci che piacere che Oliva nutra una grandissima considerazione di se e del suo operato da assessore, a partire da quegli eventi estivi, svoltisi all’interno del Parco Pozzi e che tante polemiche hanno determinato. Ma Oliva ha maturato evidentemente la convinzione di avere il popolo aversano dalla sua parte. E ciò è dimostrato dalla scelta dello strumento di propaganda. Oliva vuole fare il sindaco di Aversa e ritiene che la strada migliore per soddisfare questo suo desiderio sia la costituzione di un rapporto diretto, sostanzialmente plebiscitario, con i suoi concittadini.

Dunque, non contano le coalizioni, non conta la mobilitazione di movimenti e di associazioni in quanto tali, di fronte al carisma dirompente, decisivo, irresistibile di un uomo. Perchè se non fosse così, quanto meno Oliva avrebbe dato una profondità diversa a quel manifesto, all’interno del quale, invece, la sua figura quasi straripa dal perimetro dell’impianto, dando l’impressione di abbandonarlo. Addirittura, come in una sorta di fisicizzazione della metafisica, di uscire fisicamente da questo, per materializzarsi in una figura in carne e ossa.

Andiamo un pò a memoria, ma gli ultimi casi in cui dei politici hanno usato la propria immagin,e promuovendo quello che poi è stato definito “culto della personalità”, sono stati, lasciando perdere i dittatori nazifascisti, Mao Zedong, Juan Domingo Peron e il dittatore nordcoreano, Kim Jong-un, ormai ammansito, chissà come, da quel frescone di Donald Trump.

Sarà Alfonso Oliva in grado di reggere il confronto con questi giganti, seppur controversi, della storia del ventesimo e del ventunesimo secolo?

Agli aversani, l’ardua sentenza.