LA NOTA. Catello Maresca, dopo Maria Antonietta Troncone, cittadino onorario di Mondragone. Ora c’è grave indizio di colpevolezza che Zannini lisci il pelo ai magistrati in funzione dei suoi serissimi problemi giudiziari
4 Dicembre 2025 - 02:30
Come emerge da un gruppo WhatsApp quasi di tipo istituzionale, che pubblichiamo integralmente in calce all’articolo, l’ex magistrato della Dda divenuto collaboratore del senatore di forza Italia, nonché produttore di materassi e protagonista principale per lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del comune di Arzano, sarà a Mondragone tra qualche giorno per essere insignito nella stessa onorificenza data nel luglio 2024 all’allora procuratrice in carica di Aversa-Napoli Nord. Siccome si tratta di iniziative che non hanno eguali nel resto della provincia, siccome ok il primo magistrato cittadino onorario, ma poi il secondo magistrato pure cittadino onorario, tutto ciò in mezzo ad un’indagine nei confronti dello Zannini, eh beh, una nostra riflessione, che giunge a conclusione con quanto espresso nel titolo, diventa doverosa
MONDRAGONE (g.g.) – Il sindaco di Mondragone reale è Giovanni Zannini. Non c’è una sola persona, tra quelle che seguono la politica della città di Riviera e, più in generale della provincia di Caserta, anche in maniera saltuaria e superficiale, che possa seriamente affermare il contrario, adducendo argomenti consistenti in grado di rendere solido quello che, secondo ciò che è scritto sulla carta, vale a dire che il sindaco formale, ma anche reale di Mondragone sia, al contrario, l’avvocato Francesco Lavanga, che oggi sta a Zannini come, durante la precedente consiliatura ci stava Virgilio Pacifico.
È Zannini, dunque, a decidere tutto e, conseguentemente, è Zannini a sciorinare una cittadinanza onoraria dietro l’altra; è Zannini, indagato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per concussione, corruzione e altri reati, ad aver deciso che i cittadini onorari debbano essere solo magistrati. Per cui, il 9 luglio 2024, compiendo un gesto con pochi precedenti, Maria Antonietta Troncone, da magistrato ancora in servizio e in carica nella stessa provincia in cui Zannini è stato eletto, ha accettato di diventare mondragonese per onore. Lo ha fatto pochissimi mesi prima dell’iscrizione nel registro degli indagati di Giovanni Zannini per le note vicende suaccennate, e dieci mesi prima della sua nomina, una volta andata in pensione e ad opera della Regione, a Presidente di Agrorinasce.
Tra qualche giorno, ci dicono verso metà dicembre, la cittadinanza onoraria di Mondragone, Zannini, come mostra il documento che pubblichiamo in calce a questo articolo l’attribuirà a Catello Maresca, che abbiamo amato come magistrato della DDA e che amiamo, ora, molto di meno, dopo aver assunto largamente prova che lui ha ritenuto questo passato compatibile con la scelta di seguire le orme, a nostro avviso, contaminate di Francesco Silvestro, protagonista principale dello scioglimento per infiltrazione camorristica del Comune di Arzano, successivamente inquisito, successivamente ancora senatore di Forza Italia.
Insomma, un indizio, quello della cittadinanza onoraria a Maria Antonietta Troncone, è un indizio, mentre ciò che sono due indizi, il secondo costituito dall’attribuzione a Catello Maresca della stessa onorificenza, lo lasciamo dire ai magistrati, che di queste cose dovrebbero intendersi. In poche parole, sta accadendo che, da un lato la magistratura inquirente raccoglie elementi concreti, come quelli acquisiti direttamente da Enzo Iodice, sentitosi, non senza ragione secondo noi, concusso per essersi ribellato ai desiderata e ai diktat del mondragonese, pagando conseguentemente i suoi rifiuti di compiere atti illegali con l’epurazione dalla carica di Direttore Sanitario dell’ASL, chiesta da Zannini, avallata da De Luca e realizzata dal comandante in capo della sanità campana, il mandarinissimo Antonio Postiglione, come risulta da indagini, fortemente strutturate in quanto possono avvalersi della testimonianza diretta della vittima di questa concussione, dall’altro lato Zannini trasforma l’aula consiliare del Comune di Mondragone in un buffo palcoscenico per certe toghe che, accettando la cittadinanza onoraria di Mondragone, attesterebbero il candore del consigliere regionale e, a questo punto, il suo status di perseguitato, sostantivo a cui aggiungiamo anche l’aggettivo “politico”, dato che quello di perseguitato politico è un evergreen, un vestito sempre alla moda dalle parti di Forza Italia, partito a cui Zannini ha aderito e in cui è stato eletto ad epilogo delle recenti elezioni regionali. Un sempreverde di comodità che fa finta che il tempo e il suo incedere non esistano e, dunque, non esista la morte di Silvio Berlusconi, che era “il partito di Forza Italia”, quello del trenta per cento e non dell’otto per cento quale è oggi.
Difficile pensare che le voci insistenti sulle indagini di Santa Maria Capua Vetere riguardanti Giovanni Zannini, già attive nella primavera del 2024, non abbiano nulla a che vedere con la decisione di chiedere all’allora procuratrice della Repubblica presso il Tribunale di Aversa-Napoli Nord e già procuratrice proprio a Santa Maria Capua Vetere, di accettare proprio la cittadinanza onoraria di Mondragone. però questo rappresenta una nostra sensazione rafforzatasi con gli eventi dei mesi successivi a quella cerimonia. Mentre, è maggiormente solido il discorso quando il medesimo considera molto più difficile che oggi si possa ritenere che lo status di pesante indagato che pesa sul neo consigliere regionale di Forza Italia (partito in cui è entrato dopo essere stato un Deluchiano di ferro in una maggioranza di un centrosinistra che poi non l’ha voluto nelle sue fila alle ultime elezioni del 23 e 24 novembre scorsi) non sia connesso con l’ancor più agevole iniziativa, rispetto a quanto lo sia stata presumibilmente quella che ha coinvolto la Troncone, di consegnare a Catello Maresca la stessa onorificenza nel momento in cui quelle indagini sono ancora aperte e nel momento in cui si è capito che la magistratura inquirente di Santa Maria Capua Vetere non ha, con molta probabilità, modificato la sua idea sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico dello Zannini.
La sensazione che sviluppa il nuovo evento che si consumerà, come già detto, di qui a qualche giorno, sia finalizzato a dare l’idea, che a questo punto non solo percettiva, all’opinione pubblica che Zannini sia una persona, un politico apprezzato da magistrati importanti e per questo motivo del tutto trasparente.
Nel caso del coinvolgimento di Catello Maresca, viene meno, a nostro avviso, un elemento che, al contrario, quando ad accettare fu Maria Antonietta Troncone, ancora al comando della Procura della Repubblica di Aversa-Napoli Nord, creò sconcerto e disorientamento in quelli che avevano gradualmente costruito una propria convinzione sul fatto che Giovanni Zannini non fosse un politico integerrimo, ma che fosse uno non avulso da un’attività costellata anche dalla commissione di reati molto significativi, come quelli poi contestatigli dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. La Troncone era, infatti, una toga in servizio rispetto alla quale, magari, si è potuto sviluppare qualche ragionamento più concreto, e non basato solo su semplici malevolenze, dal momento in cui è stata nominata, dalla Regione Campania, presidente di Agrorinasce, consorzio tra comuni che sviluppa il proprio agire come centrale appaltante di lavori spesso milionari riguardanti i beni confiscati alla camorra, con un’attività a cui speriamo la Troncone possa restituire quel rigore mancato negli ultimi anni quando soggetti legati pesantemente ai clan camorristici, come Ernesto Falanga (clicca e leggi il nostro articolo) sono riusciti ad assicurarsi commesse per centinaia e centinaia di migliaia di euro.
Nel caso di Catello Maresca, invece, si parla di un magistrato in aspettativa che si è presentato a sindaco di Napoli in alternativa a quello del PD e del centrosinistra, l’ex rettore della Federico II Gaetano Manfredi, e che oggi è diventato diretto collaboratore di un senatore di Forza Italia, quel Francesco Silvestro, che, lo ripetiamo per l’ennesima volta, un decreto del Presidente della Repubblica, non noi di CasertaCe, segnala come organizzatore di una riunione a cui è stato anche lui presente, tra il sindaco di Arzano e il capoclan della camorra locale. Circostanze queste che finiscono per offuscare, depotenziare, annacquare nella percezione collettiva tutto quello che Maresca ha realizzato, gli indubbi meriti acquisiti assieme a un competentissimo pool di colleghi, nella lotta al clan dei casalesi in provincia di Caserta.
In conclusione, ritengo e riteniamo che queste cittadinanze onorarie di Mondragone abbiano una connessione con i problemi giudiziari di Giovanni Zannini. Non l’avevamo scritto esplicitamente in occasione, e anche dopo la concessione della cittadinanza onoraria a Maria Antonietta Troncone. Ma ora, le circostanze temporali, ampiamente, doviziosamente illustrate in questo articolo, danno a questa relazione il suffragio di elementi oggettivi, difficilmente contestabili.
Perché una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze — e stavolta non demandiamo ai magistrati la valutazione del sillogismo — non sono, per carità, sempre a nostro avviso, due coincidenze e probabilmente nemmeno una.

