L’architetto nominato dalla Provincia, arrestato e revocato. Le preoccupazioni di Colombiano su legalità e trasparenza, ma sembra non vedere chi vince gli appalti

19 Novembre 2025 - 13:45

Torniamo a stretto giro di posta sul caso del professionista Rescigno per analizzare anche i motivi che hanno portato all’annullamento dell’incarico. Il presidente della Provincia vuole dare una nuova immagine all’amministrazione, ma sembrano più attenzioni formali perché, quando si va nel solido, nelle gare milionarie e nelle aggiudicazioni, poco è cambiato dagli inquietanti anni precedenti

CASERTA (g.g./l.v.r.) – Non ce ne voglia l’architetto Rescigno, al quale auguriamo con grande sincerità una chiusura positiva e giusta della sua vicenda (perché le storie di giudiziaria sono anche storie personali e non va dimenticato), ma torniamo a stretto giro di posta sulla revoca del suo incarico (CLICCA E LEGGI), connesso a motivi cautelari – l’arresto ai domiciliari – ma anche per “motivi di fiducia”, come sancito nella determina dall’amministrazione provinciale, leggendolo , però, da un’altra prospettiva.

Leggendo l’atto di revoca, infatti, le parole scritte dal dirigente Gerardo Palmieri sembrano in qualche modo voler rispondere ad una necessità politica di mostrarsi lontani e avversi ai reati contro la pubblica amministrazione. E qui guardiamo al presidente della Provincia Anacleto Colombiano, messo su quella poltrona per volontà di Giovanni Zannini.

Il numero uno dell’amministrazione provinciale, nonché sindaco di San Marcellino, si sta dannando l’anima per dare un’immagine diversa della provincia, quale ente custode della legalità, cosa alla quale, non ce ne voglia Colombiano, stentiamo a crederci, in considerazione della presenza di almeno due processi in atto che riguardano casi di corruzione di funzionari dell’amministrazione, due indagini in corso recentissime, oltre alla serie inquietante di ditte con connessioni di camorra tra le aggiudicatarie di appalti.

E lo sforzo di Colombiano lo vediamo, ad esempio, con le recenti procedure tutte bandite in maniera aperta, senza inviti e garette, come chiedevamo da anni, avendo denunciato un sistema in pratica di simil-oligopolio di ditte e imprenditori che si ripetevano con una certa costanza, a volte in maniera diretta, altre volte meno. Un ampliamento delle imprese partecipanti portata avanti da Colombiano all’amministrazione provinciale, ma che a San Marcellino, dove è sindaco da un decennio, non abbiamo certo visto.

Ma, ripetiamo, la preoccupazione di Colombiano ci appare più formale che sostanziale. Ad esempio, l’appalto dove Rescigno avrebbe dovuto fare da collaudatore è stato aggiudicato, con firma dell’architetto Teresa Riccardiello, durante i mesi di reggenza di De Rosa (abbastanza interessanti rispetto a gare ed affidamenti) al consorzio Geco e soprattutto alle ditte designate da questo: la Alfra Appalti dell’imprenditore di Casal di Principe, Antonio Pugliese, e la Euro Montaggi, di Francesco D’Angiolella, tra le altre cose presidente del consorzio.

Di quest’ultimo abbiamo parlato quest’estate (CLICCA E LEGGI). Il suo curriculum annovera un’arresto nel 2010 e una successiva condanna a 5 anni di carcere in primo grado per una vicenda che coinvolse anche ispettori dell’Asl di Caserta. Oggi, è un professionista e imprenditore attivo in tante commesse pubbliche.

Ma dalle carte investigative della DIA del periodo 2019/2021, D’Angiolella non emerge come un semplice fornitore, ma come una sorta di consigliere di Nicola Schiavone O’ Russ, uno degli imprenditori principali del clan dei Casalesi. In una intercettazione del 28 luglio 2019, l’imprenditore fornisce a O’Russ una spiegazione su come eludere le interdittive antimafia. Abbandonare le società ormai compromesse e puntare su aziende con bilanci regolari e un pregresso fatturato, meglio se gestite da prestanome. Il veicolo ideale per questa operazione? I consorzi. Un consiglio che Schiavone seguirà nel 2021.

Ora, la situazione di Rescigno e D’Angiolella sono totalmente diverse. D’Angiolella non è indagato e non è stato coinvolto nell’inchiesta su O’Russ, che ha portato alla condanna dell’imprenditore del clan, quindi non si può paragonare la situazione giuridica dei due. Da una parte c’è un soggetto recluso ai domiciliari e indagato, dall’altra un imprenditore libera, non imputato oppure iscritto nel registro delle notizie di reato. Ma non si può far finta di non vedere le intercettazioni, il lavoro compiuto dal gruppo interforze, relativo alla figura Nicola Schiavone O’Russ, in cui risalta la figura di D’Angiolella.

Un imprenditore che sicuramente, se non di persona, quantomeno di nomea, Anacleto Colombiano non può non conoscere, visto che è fatto noto e di dominio pubblico che D’Angiolella, secondo quanto emerso dall’informativa DIA su Nicola Schiavone che abbiamo in possesso, avrebbe cercato un accordo per truccare una gara alla fine del 2020 proprio a San Marcellino del sindaco Colombiano. La strategia prevedeva di costruire insieme le “buste” con le offerte, in modo da far vincere l’azienda da loro designata. D’Angiolella aveva chiesto questo favore al fratello di Antonio Letizia, anche lui imprenditore. Tuttavia, la risposta fu un rinvio: il fratello avrebbe preso tempo, dichiarando di dover prima parlare con un altro soggetto che gli aveva avanzato la stessa, identica richiesta. proprio Nicola Schiavone.

La preoccupazione di Colombiano rispetto alla creazione di una nuova immagine della Provincia come si concilia con la presenza di società, anche in questi mesi aggiudicatarie di appalti dell’amministrazione, che hanno alla loro guida o al loro interno parenti di camorristi o persone che hanno avuto contatti diretti con persone apicali all’interno del clan dei Casalesi?

Perché se l’obiettivo è quello di trasformare la Provincia da luogo permeabile a certi interessi a stazione appaltante, ente credibile nel rispetto della legalità, non può certo bastare invitare giudici, magistrati agli eventi, oppure firmare un qualsivoglia protocollo. Se poi, la strada intrapresa deve portare ad un cambio di prospettiva pubblica e quindi meramente formale dell’amministrazione, questo basta e avanza. Dobbiamo solo capirlo e, nel caso, accettarlo.

Noi riteniamo sia la seconda ipotesi, visto che, seppur siamo al terzo presidente in un anno – togliendo per carità di patria Gaetano Di Monaco – con il nome e il cognome diverso, sia Giorgio Magliocca, sia Marcello De Rosa, sia Anacleto Colombiano sono o sono stati connessi, e l’attuale presidente più di tutti, con la filiera del consigliere regionale Giovanni Zannini e con i centri di interesse, di lobbying che sono legati al candidato di Forza Italia alle elezioni regionali e via scendendo agli altri seguaci del politico mondragonese.

Ripetiamo, di nuovo, le situazione di D’Angiolella e Rescigno non sono paragonabili dal punto di vista formale e sostanziale, ma leggendo il contesto di Caserta e della Provincia – perché il problema non è certo la Geco di D’Angiolella – e soprattutto i vari casi raccontati negli anni da CasertaCe (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO PIU’ RECENTE), questa presenza di commistioni, di un ambiente che vive in una specie di simbiosi tra il mondo legale e quello criminale preoccupa Colombiano?