Incarico della PROVINCIA a noto architetto casertano. Ma lui non si presenta all’inizio dei lavori perché ARRESTATO
19 Novembre 2025 - 12:11
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Inevitabile perché il professionista, ora ai domiciliari, non può neanche raggiungere il cantiere. Ma sul secondo motivo addotto dalla Provincia, ovvero le accuse di reati contro la pubblica amministrazione che minano la fiducia dell’ente, restiamo a dir poco interdetti
CASERTA (l.v.r.) – Nell’ottobre 2024 l’amministrazione provinciale di Caserta, che stava vivendo il passaggio da Giorgio Magliocca a Marcello De Rosa, a causa delle dimissioni del primo dopo le indagini nei suoi confronti per appalti pilotati, aveva scelto l’architetto Vincenzo Rescigno quale collaudatore per un importante progetto di sicurezza stradale, ovvero i lavori sulla Provinciale 328 (ex SS 430 “Valle del Garigliano”), con un intervento da 1,8 milioni di euro.
I mesi passano e viene anche aggiudicata l’intera gara, sulla quale torneremo in un successivo articolo. Nel frattempo, però. Rescigno viene arrestato nel caso di corruzione al comune di Sorrento. La vicenda è ben nota anche per la presenza del faccendiere casertano noto come Lello il Sensitivo, ma tra gli arrestati, recluso ai domiciliari dopo la decisione del tribunale del Riesame rispetto alla prima ordinanza di arresto in carcere, c’è proprio Vincenzo Rescigno, architetto di Maddaloni.
I DOMICILIARI E L’ASSENZA ALLA CONSEGNA
Nei giorni scorsi, l’11 novembre, la ditta aggiudicataria dell’appalto e lo stesso Rescigno sono stati chiamati per la cosiddetta consegna dei lavori, detta semplice, è l’atto formale con cui la stazione appaltante autorizza l’impresa appaltatrice a iniziare materialmente i lavori.
Il problema è che l’architetto non solo non si è presentato, ma non ha fornito alcuna giustificazione. Passato qualche giorno, come si legge nella determinazione dirigenziale, l’Amministrazione Provinciale è “venuta a conoscenza per il tramite di quotidiani locali e notizie online, della vicenda giudiziaria che ha coinvolto il professionista arch. Vincenzo Rescigno e posto a misura cautelare“. La misura cautelare – si specifica – comporta “di fatto l’impossibilità per il tecnico di svolgere regolarmente le sue mansioni e di recarsi sul luogo di lavoro“.
Quindi, la Provincia di Caserta ha perso un collaudatore per lavori da oltre un milione di euro perché recluso ai domiciliari e lo ha scoperto quando questi non si è presentato. Una vicenda a dir poco particolare, ma che, seppur confidando nell’innocenza di Rescigno, che non è colpevole fino a prova contraria, dimostra ancora una volta quanti professionisti con comportamenti discutibili (illegali lo stabiliranno i giudici) orbitano attorno agli uffici pubblici casertani e della Provincia.
Veniamo, ora, alla conseguenza diretta di questa misura cautelare. La Provincia di Caserta ha revocato l’incarico dal valore di circa 9 mila euro all’architetto Rescigno. La sottoposizione a una misura cautelare, specialmente per reati che coinvolgono la Pubblica Amministrazione, è stata considerata un “grave illecito professionale che mina alla base la fiducia necessaria”, scrive Gerardo Palmieri, un dirigente che conosce questa delicata materia, essendo stato coinvolto in prima persona nell’indagine su Giorgio Magliocca, ricevendo l’archiviazione delle accuse a suo carico. Il nuovo collaudatore non sarà più un professionista esterno, ma verrà scelto tra il personale dipendente interno dell’ente.
INEVITABILE, MA SE PARLIAMO DI REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE…
Una scelta praticamente inevitabile, visto che non sappiamo quando potrà tornare in servizio Rescigno, il quale potrebbe ricevere una maggiore libertà in caso di esito positivo del possibile ricorso in Cassazione rispetto alla decisione del Riesame o tramite un’istanza proprio legata al lavoro dell’architetto maddalonese.
C’è da dire, però, che se la Provincia si è mossa rapidamente con Rescigno, questa mobilità l’abbiamo vista meno nel momento in cui ci sono state società di imprenditori accusati di aver corrotto dirigenti della stessa amministrazione provinciale, circostanza che potrebbe minare la fiducia così come segnalato per l’architetto maddalonese. Il caso lampante è quello di Raffaele Pezzella, che aveva visto l’aggiudicazione di un appalto da 11 milioni di euro, poi revocato a seguito di ricorso al Tar, ad una società sequestrata proprio perché la DDA la riteneva di proprietà dell’imprenditore di Casal di Principe, accusato di connessioni economiche con il clan dei Casalesi (CLICCA E LEGGI).
Per non parlare dell’aggiudicazione provvisoria, misteriosamente sospesa dalla Provincia dopo l’arresto ai domiciliari di Pezzella (poi scarcerato), di un appalto da 3 milioni di euro per l’illuminazione pubblica a Pignataro Maggiore, nei tempi in cui Magliocca era sindaco della città e capo dell’ente che gestì l’appalto e di cui l’ex presidente della Provincia non ha più parlato e che, al momento, è sospesa in un limbo da ben due anni (CLICCA E LEGGI).
La revoca dell’incarico a Rescigno, più che per motivi legati al tipo di accuse che lo hanno colpito, segnalati dall’ente Provincia quali “reati contro la pubblica amministrazione” che andrebbero a “minare la fiducia” (riportiamo testualmente la determina che trovate in calce), pare essere semplicemente legata all’impossibilità materiale di Rescigno di recarsi sul cantiere. In altre parole, se l’architetto avesse potuto muoversi per il territorio casertano, questa revoca, secondo noi, non ci sarebbe stata, nonostante le accuse siano uguali, così come il rischio di minare la fiducia.
