L’Indiscrezione: Antonio Iovine potrebbe uscire dal carcere. Verso l’appello il processo per l’omicidio di Antonio Diana, il vigile 30enne amico di Bardellino

SAN CIPRIANO D’AVERSA  (t.p.) –  E’ stato notificato ieri dai carabinieri di Caserta il provvedimento per la fissazione della data del procedimento in Corte di Assise di Appello di Napoli per il delitto di Antonio Diana a carico di sette personaggi del clan dei Casalesi della frangia Schiavone. Si avvia, quindi, a conclusione una vicenda giudiziaria, quella dell’omicidio del vigile urbano ucciso l’11 febbraio del 1989 in via Roma, a San Cipriando d’Aversa, avvolta ancora da qualche alone di mistero, perché si intreccia con la scomparsa del primo boss del clan dei Casalesi, Antonio Bardellino. Ma andiamo con ordine. Partiamo da chi è stato condannato in primo grado e ieri ha avuto l’avviso per l’Appello fissato ad ottobre

Ecco i condannati di primo grado dopo le rivelazioni del collaboratore Antonio Iovine o’ ninno che sarà anche a breve scarcerato per i benefici previsti per i pentiti

Dieci anni è stata la pena più bassa per o’ Ninno dopo aver scelto l’abbreviato: le sue dichiarazioni dell’ex boss dei Casalesi arrestato il 17 novembre 2010 dopo 14 anni di latitanza e oggi collaboratore di giustizia hanno contribuito a far luce su questa pagina di sangue. “L’ultimo omicidio a cui ho partecipato personalmente come esecutore” ha spiegato ai giudici. Iovine che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe uscire a breve dal carcere vista la sua scelta collaborativa, ha fatto riaprire questo caso. Gli altri imputati condannati per il delitto del vigile lo scorso mese di marzo dopo l’abbreviato sono : Raffaele Diana (30 anni), Giuseppe Caterino (30 anni), Antonio Basco (16 anni), Francesco Mauriello (16 anni), Pasquale Spierto (16 anni) e Cipriano D’Alessandro (10 anni). Per tutti loro è stato quindi fissato il processo in Appello per il mese di ottobre. Invece per Francesco Schiavone Sandokan che circa un mese fa scelse il rito ordinario e ha ricevuto l’ergastolo perché indicato il mandante del delitto non è ancora stata fissata alcuna udienza. E lo stesso per Giovanni Diana, alias ‘o pazzo’. Il 71enne secondo i magistrati dell’antimafia aveva fornito supporto logistico ai killer mettendo a disposizione la sua abitazione, lo stesso è stato condannato all’ergastolo con rito ordinario. Il delitto in questione secondo la ricostruzione fu consumato nell’ambito della guerra che alla fine degli anni ’80 contrapponeva il suo gruppo, controllato insieme a Francesco Bidognetti e Vincenzo De Falco, alla famiglia Bardellino. Sandokan si è dichiarato innocente nel corso del processo, ma l’attenta analisi dei carabinieri di Caserta, guidati dai sostituti procuratori Catello Maresca e Simona Rossi, ha dimostrato che non era come lui ha raccontato e cioè che in quel periodo fosse latitante in Francia. Il mandante Sandokan poi gli altri presunti killer del vigile, poi divenuti elementi di spicco del clan, sono stati: Raffaele Diana, di 63 anni detto “Rafilotto” e Giuseppe Caterino di 62 anni, noto come “Peppinotto”, Francesco Mauriello, e i due affiliati, Pasquale Spierto e Antonio Basco, che secondo l’accusa si sarebbero occupati di far sparire le armi e il veicolo usato per l’agguato.

IL RETROSCENA : LA STORIA DEL VIGILE AMICO DI BARDELLINO UCCISO A SOLI 30 ANNI

Antonio Diana avrebbe tradito il clan e perciò fu ucciso. Era il 1989 e la vittima aveva solo 30 anni.  Diana era un vigile urbano di San Cipriano d’Aversa. Fu una risposta al delitto di Michele Russo commesso dai killer dei Bardellino.
Schiavone, Sandokan, riteneva che Diana avesse agito da “specchiettista” nell’agguato al suo affiliato, e che fornisse documenti agli uomini di Bardellino così ordinò ai suoi uomini di agire.

Raffaele Diana, Caterino e Mauriello, entrarono in azione nel primo pomeriggio, mentre il vigile era in servizio in piazza Municipio, piazza centrale di San Cipriano; si avvicinarono con un’auto e lo colpirono con pistole e fucili.
E le indagini sull’omicidio di Diana, si sono incrociate anche sulla presunta morte di Bardellino, e sul tesoro del capoclan, mai ritrovato come il suo cadavere.
Secondo alcuni collaboratori di giustizia, Bardellino sarebbe stato ucciso a bastonate in Brasile a Buzios, nel maggio del 1988 dal suo braccio destro, Mario Iovine, a sua volta assassinato in Portogallo nel 1991. Una morte, quella del fondatore del clan dei Casalesi, non avvalorata da prove inoppugnabili e sulla quale c’è ancora da chiarire tanto. Ad mettere in dubbio che Bardellino fosse morto contribuirono anche le dichiarazioni di Tommaso Buscetta, a cui Bardellino era legato, rese a un magistrato nel 1993. E quelle di un collaboratore di giustizia che oggi è possibile incontrare nella sua città natale Santa Maria Capua Vetete , Pasquale Pirolo, che, nel corso dell’esame poneva un interrogativo retorico (perché, Bardellino è morto?), a ben vedere non motivato, sulla effettività della morte del suo amico.  Il giudice Cananzi ipotizzò tempo fa “un accordo tra Iovine e Bardellino il quale, per scomparire, forte degli illeciti arricchimenti e sottraendosi all’ennesima sanguinosa contesa, avrebbe ceduto il comando a Iovine a patto che lo stesso diffondesse la notizia della sua uccisione e che fossero preservati gli appartenenti al suo nucleo familiare, ai quali effettivamente fu consentito di allontanarsi senza alcuna vendetta, se non quella, tra gli stretti congiunti, consistita nell’uccisione di Paride Salzillo”.

IL MISTERO DEL DOCUMENTO DI DIANA DESTINATO A BARDELLINO? TROVATO DOPO LA TRAGEDIA AEREA DELLE AZZORRE, TRE GIORNI PRIMA DEL DELITTO DEL VIGILE

E nella vicenda riemerge un presunto collegamento con la tragedia aerea delle Azzorre dell’8 febbraio del 1989, che provocò 144 vittime: un Boeing 707 decollato dall’aeroporto Orio al Serio di Bergamo e diretto a Santo Domingo (una delle località dove si riteneva che Bardellino si fosse rifugiato) si schiantò contro il Pico Alto, una montagna dell’isola dell’arcipelago al largo del Portogallo. Sul quel volo, secondo alcune notizie, ci sarebbe stata una persona legata a Bardellino, che aveva con se un passaporto per il boss, già all’epoca ritenuto morto da meno di un anno. Un documento che, sempre secondo la stessa fonte, gli era stato procurato dal vigile urbano di San Cipriano d’Aversa Antonio Diana, ucciso tre giorni dopo l’incidente aereo. Un’altra ipotesi è che fosse proprio Bardellino su quel volo e che il vigile urbano fu ammazzato non per una vicenda collegata alla morte di Michele Russo, ma affinché non rivelasse di aver consegnato a Bardellino (o a qualcuno dei fedelissimi di Bardellino) il passaporto ritrovato tra i resti dell’aereo. Tutto ciò sembra quasi una vera trama di un film.