MACRICO Domani lo storico Comitato a tutela dell’area dovrebbe finalmente incontrare il vescovo Lagnese, che la volta scorsa non si fece trovare

16 Dicembre 2025 - 18:39

Caserta (pm) ­­– Il Comitato Macrico Verde non cede nella sua azione per la destinazione a parco verde di tale ex area militare nel cuore della città, opponendosi ai progetti di urbanizzazione che si hanno in mente alla curia casertana che ne ha la proprietà.

Ricorderanno i lettori che, come ultimo capitolo della vicenda, il sodaliziocittadinochiese, nelle scorse settimane, di essere ricevuto direttamente dal vescovo Lagnese per chiarimenti intorno agli intenti della chiesa a riguardo del bene. Solo che il presule, il giorno fissato per l’incontro, non si faceva trovare.

Nonostante il vivo rammarico espresso in un risentito comunicato stampa, il Comitato non si rassegnava all’accaduto e ribadiva la richiesta al vescovo Lagnese di un incontro personale. Tanto che esso pare sia stato fissato per domani alle ore 9 presso l’episcopio.

E dunque restiamo in attesa di novità.

Nel frattempo il Comitato Macrico Verde, in aderenza al suo impegno ambientalista, sabato scorso è intervenuto a Vitulazio, con una propria rappresentanza, a sostegno della manifestazione indetta dal movimento civico locale “Basta Impianti”, che denuncia da tempo la pletora abnorme di impianti di gestione dei rifiuti presente nel comprensorio Caleno.

Anche in tale circostanza il Comitato, nell’esprimere la propria vicinanza ai manifestanti, ha posta l’accento sul tema del Macrico, in molti modi congiunto ai motivi della protesta. Nel documento predisposto si può leggere, significativamente ”…Il Comitato Macrico è nato 25 anni fa per la difesa di una vasta area in disuso di Caserta, che sarebbe dovuta diventare ed ancora può essere, nelle intenzioni dei fondatori del Comitato, il parco pubblico della città che con quello monumentale della Reggia garantirebbe due fondamentali polmoni verdi per la città. Soprattutto oggi è evidente che la politica del cemento ha reso le nostre città, tutte dalle più grandi alle più piccole, un immenso agglomerato di case, senza soluzione di continuità, tra Napoli e Caserta da un lato, tra Napoli e Salerno dall’altro e questo rende difficile uno sviluppo del territorio coniugato alla sostenibilità ambientale e non ai meri interessi speculatori di gran parte della nostra classe politica. E l’attuale compito del comitato, oggi, è ancora quello di difendere l’area Macrico, di proprietà di vari soggetti religiosi, tutti riconducibili all’istituto per il sostentamento del clero, ente con scopo di lucro. Il frazionamento catastale dell’area, avvenuto nel più completo silenzio nel mese di settembre, con grave deficit di trasparenza, non può che preoccuparci, in quanto si è persa la fondamentale unitarietà dell’area rendendola a rischio di speculazioni contro le quali il Comitato è nato e da sempre si batte per destinazione urbanistica F2, l’unica che preserva la stessa da metri cubi di cemento e che le amministrazioni susseguitesi al governo del comune capoluogo si sono guardate bene dal ratificare per non scontentare i grandi gruppi di interesse”.

Come si capisce, una requisitoria contro i propositi del vescovo di realizzare sull’area cittadina un nuovo compound urbano di strutture, enti, attività, servizi, dove il verde svolgerebbe un ruolo residuale, secondario e solo dopo che ogni altra esigenza per opere, impianti, edificazioni  con  sottostrutture sia sodisfatta. Ciò che equivarrebbe allo stravolgimento del luogo, oggi ritornato alla natura.

Singolarmente, anche il vescovo, nella lettera da lui scritta in occasione del convegno “Territorio, ambiente, lavoro e sanità: quale nuova vocazione per Terra di Laroro?” tenuto a Vitulazio il 5 dicembre dal movimento “Basta Impianti”, aveva fatto un richiamo al Macrico. Lagnese, che per 26 anni  è stato parroco della comunità vitulatina, così si esprimeva: “…una Chiesa che è chiamata ad incarnare i principi della Laudato si’, protesa ad “iniziare processi, più che possedere spazi”. È quello che sta facendo la Diocesi di Caserta con la rigenerazione dell’ex Macrico, un’area di circa 33 ettari, al centro della città, da circa trent’anni in stato di abbandono, per molto tempo utilizzata prima come campo di addestramento militare e poi come centro di rimessaggio per mezzi corazzati. Quest’area, un tempo denominata “Campo di Marte”, la Chiesa ha deciso di metterla a disposizione della città e del territorio; sarà così restituita alla sua vocazione originaria: ritornerà ad essere un giardino, un campo di pace e di vita; nascerà pertanto il Campo Laudato sì’ Caserta, segno concreto di una Chiesa che vuole farsi compagna di strada di coloro che camminano come pellegrini di speranza”.

Ma, al di là dell’alta idealità, dell’eloquenza ecclesiastica e della suggestione di un bene messo a disposizione della collettività, non si dice il prosaico come si concretizzerà tutto ciò.

Questo velo di indefinito, di indeterminato, di nebuloso connota per vero fin dalle origini tutta la questione. L’unico dato certo che si è conosciuto finora è stato l’iniziale masterplan Alvisi Kirimoto con i suoi 180 milioni di euro per un progetto di rigenerazione urbana. Poi, nell’incertezza dei finanziamenti, l’intervento è stato progressivamente ridotto, ad un certo punto ai 30 milioni ed ora ai 15 milioni. Per realizzare cosa è sempre stato mantenuto sule piano delle definizioni, delle petizioni di principio sulla importanza della natura, dell’ambiente e del verde che puntualmente si vuole preservare e valorizzare.

Tuttavia la realtà non si può forzare oltre un certo punto e quando, giocoforza, i progettisti devono esibire i grafici progettuali di ciò che la curia  intende realizzare emerge – ictu oculi, si può dire –  la preponderanza del fabbricato, dei volumi da riattare, dell’estensione delle costruzioni sul verde naturale, sulla vegetazione climax, quella che definisce la copertura vegetale stabile e matura di un’area, che si svilupperebbe naturalmente in assenza di disturbi antropici o catastrofici (come incendi o inondazioni). Esattamente ciò che il Comitato Macrico Verde non vuole per la città e noi con esso.