CASERTA ultima per indice del clima. Da rivedere tutta la politica urbanistica a cominciare dal Macrico

1 Dicembre 2025 - 19:08

CASERTA (pm) ­­– Il forfait dato dal vescovo Lagnese al Comitato Macrico Verde, che con una lettera dello scorso 30 ottobre gli aveva chiesto di incontrarlo personalmente sui temi controversi dell’ex Macrico, è ormai risaputo in città. La delegazione del sodalizio, benché formalmente convocata per venerdì scorso, non ha trovavo ad attenderla il presule per il colloquio personale richiesto, ma solo alcuni suoi delegati. Alla rappresentanza del Comitato non  restava che lasciare la diocesi, non volendo incontrare altri che il vescovo. Giacché unica autorità ecclesiale in grado di dare conto e ragione degli ultimi sviluppi riguardanti il bene, anche alla luce di un finanziamento regionale atteso  di 15 milioni di euro.

Probabilmente Lagnese o vuole evitare seccature o si sarebbe trovato a disagio non sapendo che cosa rispondere alla storica associazione che si batte da quasi un quarto di secolo per la destinazione a parco verde pubblico dell’ampio terreno, in netto contrasto con il suo vasto progetto di riqualificazione urbana della proprietà.

Sta di fatto che il mensile diocesano il Poliedro, nel suo ultimo numero appena pubblicato, dedica uno specifico  servizio  all’area in passato militare e poi pervenuta in proprietà della chiesa casertana. L’occasione  è stata data anche dalla conferenza stampa del 14 novembre tenuta dagli uffici di curia sul tema, nel corso della quale è stata ribadita la volontà episcopale di realizzare una vasta rigenerazione  degli spazi e dei volumi esistenti, residuati di vecchi manufatti militari quasi tutti cadenti. Ovviamente a scapito del verde naturale esistente e di quello che si potrebbe e dovrebbe generare. Se l’operazione andasse in porto, si parla di cubature interessate all’intervento per 250.000 metri cubi. Una enormità, un nuovo blocco urbano, una nuova isola edilizia di un ennesimo ed impattante edificato. Anche se li si pretende e li si propaganda di utilità sociale o pubblica per renderlo accettabile, tollerabile in una città stravolta dalla speculazione edilizia.

Ebbene, stamattina il quotidiano Il Sole 24 Ore ha pubblicato l’annuale rapporto nazionale sulla qualità della vita. L’indagine, com’è noto, stila la graduatoria delle provincie italiane con riguardo ad una serie di parametri di valutazione, che vanno dalla cultura e tempo libero, alla giustizia e sicurezza, dall’ambiente e servizi, alla demografia, società e salute, dagli affari e lavoro alla ricchezza.

La provincia di Caserta resta stabile in fondo alla classifica generale al 101° posto su 107. Ma il dato che più ci preme evidenziare, in questo nostro ragionamento, è il collocamento casertano nella scala dell’indice del clima, il quale, come spiega la nota metodologica del rilevamento, prende in rassegna specificamente i comuni capoluogo. Qui Caserta città sprofonda all’ultimissimo posto italiano. Centosettesimo sulla base di 10 parametri climatici. Peggio non si poteva fare.  

LA TABELLA DELL’INDICE DEL CLIMA CON L’INDICAZIONE DEI PARAMETRI DI VALUTAZIONE

Il titolista de Il Poliedro, nell’articolo che abbiamo citato, ben sopra alle righe ha usato l’espressione “ Un’opera che profuma di Vangelo”. Ma  affermare che l’ ispirazione del rilevante programma edificatorio ed urbanistico che avrebbero in mente in via Redentore risalga  all’enciclica papale Laudato Si’ sulla ecologia integrale ci sembra frutto di una plateale forzatura se non di una qual certa mistificazione.

Dopo aver letto i dati climatici casertani che abbiamo appena evidenziato, ci auguriamo che anche il vescovo Lagnese, monsignor Vella, don Giannotti e seguito si rendano conto che, per come stanno le cose, a Caserta non va posato più neanche un mattone. E non solo al Macrico.