MARCIANISE. Per come si è comportato in queste elezioni regionali, tradendo la Iodice che l’ha creato, il sindaco Trombetta dovrebbe cadere. Al contrario, la dottoressa, Guerriero e Riccio diventeranno leghisti o stampelle della Lega

22 Novembre 2025 - 18:04

Si può cominciare a sviluppare qualche valutazione che metta insieme ciò che è successo negli ultimi 60 giorni, con quello che questa compagine amministrativa ha sviluppato in due anni e mezzo ma anche prima delle ultime elezioni comunali

MARCIANISE (g.g.) È partito il conto alla rovescia per il sindaco Antonio Trombetta.

Quando martedì mattina, massimo martedì pomeriggio, sarà rilevato con precisione il dato di queste elezioni regionali, dovrà smettere obbligatoriamente i panni dell’equilibrista distratto indossati sino a qualche giorno fa.

Se fino ad oggi, infatti, era riuscito ad evitare il problema di ufficializzare la sua vera connotazione politica, essendo partito con una coalizione presentata agli elettori come un cartello rigorosamente fatto di civiche, tant’è che neanche a Fratelli d’Italia fu concessa l’opportunità di utilizzare il simbolo – nonostante si trattasse di un partito con il vento in poppa e in grado dunque di sviluppare un valore aggiunto nella cifra complessiva della coalizione – alla fine di queste elezioni, il sindaco di Marcianise non potrà sfuggire alla necessità di fornire un’identità politico-partitica alla sua amministrazione.

A nulla gli servirà, allo scopo di svincolare ulteriormente, la scusa di non avere assunto in queste settimane di campagna elettorale una posizione ufficiale, mantenendo una goffa equidistanza, partecipando a destra e a manca alle iniziative dei candidati, espressione di partiti che compongono la sua coalizione.

Terminato lo spoglio, una volta che i comitati elettorali saranno concentrati o a festeggiare o ad analizzare l’esito e la risposta dell’elettorato nei confronti dei candidati che sostenevano, Trombetta dovrà fare necessariamente i conti con le non scelte, che pure scelte sono state, dietro cui si è nascosto – per alcuni abilmente, per altri pavidamente – nei primi due anni e mezzo della sua consiliatura, pur di mantenere attaccata al petto quella fascia tricolore che sembrava indossare con una certa nonchalance, con aristocratico distacco, ma che via via non è riuscito più a nascondere di amare alla follia.

Saranno conti difficili da chiudere per Trombetta, a meno che non decida autonomamente di non volerli affrontare, consegnando i registri di questa consiliatura – che al massimo potrà passare alla storia per i maneggi amministrativi congegnati dai vari Pasquale Salzillo, Stefano Farro, Domenico Iuliano, Angelo Piccolo, Stefano De Filippo e compagnia – direttamente in Prefettura, rassegnando le sue dimissioni, consapevole della doppia debacle già registrata nelle ultime due sedute del Consiglio comunale, quando ha dovuto costatare di essere da tempo senza maggioranza numerica, perché di quella politica non ce n’è stata mai alcuna traccia poiché questo sindaco sopravvive a dei ribaltoni, ossia autentici furti del consenso, di quella che dovrebbe essere l’espressione suprema del popolo sovrano, realizzati con il passaggio di Giovanni Pratillo dalla minoranza alla maggioranza, eterodiretto da Pino Riccio, e con l’altro ribaltone che ha visto come protagonisti lo zanniniano Nicola Russo e Raffaele Guerriero, uomo di Stefano Graziano.

Sono una serie le ragioni che potrebbero mettere in crisi definitivamente l’amministrazione, se i protagonisti di questa delicatissima fase dovessero comportarsi, almeno per una volta, con lucidità e secondo quanto prevedono le regole della politica come fino ad oggi non è mai stato. Ovviamente la questione gira moltissimo attorno al tradimento subito da Maria Luigia Iodice dall’intero cartello della coalizione che che la implorò un’ora prima della chiusura delle liste per le elezioni comunali del 2023 di scendere direttamente in campo come candidata al consiglio, dopo aver scelto di persona lei e il marito Nicola Scognamiglio, Antonio Trombetta come candidato sindaco. Si era capito che la Tartaglione, nonostante la debolezza insita nella sua candidatura, poco apprezzata dai marcianisani e oggetto di un pesantissimo fuoco incrociato di voto disgiunto, era comunque in vantaggio. Fu la Iodice, per amor di verità, a mobilitare attorno a sé un consenso molto rilevante e decisivo per consentire il sorpasso sul filo di lana, per soli 61 voti di scarto, di Trombetta ai danni di Lina Tartaglione.

In quell’occasione vennero in pellegrinaggio tutti, finanche Giampiero Zinzi, nel palazzo di via Roma della famiglia Foglia-Scognamiglio-Iodice, per chiedere alla dottoressa, da consigliera regionale, di scendere in campo. Alla fine di quegli incontri la Iodice si convinse a scendere in campo, in una campagna elettorale che appariva molto difficile dato che nella lista originariamente composta trovavano posto una serie di persone storicamente legate al medico massimalista, e questo avrebbe determinato una necessità di dosare gli appoggi in maniera equanime. Un meccanismo complicato e anche seccante, visto che può causare mugugni e improvvise inimicizie. Candidandosi lei direttamente, tutto questo non avvenne e diverse candidature, soprattutto, femminili furono depennate all’ultimo secondo.

Diciamocela tutta, e lo diciamo noi che non siamo stati teneri con Maria Luigia Iodice e Nicola Scognamiglio. Diciamolo che Antonio Trombetta deve tutto a queste due persone. Lo espresse amaramente la stessa Iodice durante una seduta del consiglio comunale, quando lo definì “medico ibernato”, cioè una persona che pur avendo delle velleità politiche, non avrebbe avuto mai la forza di inseguirle se non ci fosse stata la consigliera regionale che, con il peso dei suoi voti, del suo consenso, non l’avesse in pratica imposto come primo cittadino potenziale, sostenendo in tutto e per tutto. Nel momento in cui Trombetta, con la sua aura superpartes, ha messo sullo stesso livello la Iodice con Pasquale Salzillo, ha dimostrato ingratitudine. Non c’è dubbio su questo dato, perché costituirebbe un falso storico asserire il contrario.

Il risultato evidente, nell’ultimo periodo, che Antonio Trombetta abbia fatto pendere la bilancia delle sue preferenze dalla parte dell’altra gamba della sua maggioranza, quella di Giampiero Zinzi, valorizzando e finendo per pendere dalle labbra dei colonnelli di quest’ultimo, vale a dire Pasquale Salzillo e Stefano Farro.

Nel momento in cui Pasquale Salzillo si è iscritto ad un partito, cioè la Lega, proprio quando Trombetta gli ha consentito di indossare la facsia tricolore durante una convention con Matteo Salvini, questa amministrazione ha assunto i connotati politici del centrodestra e in particolare della Lega. Oggi a Marcianise c’è un governo centrodestra-Lega. Di fronte a ciò, non potranno evitarne le dovute conseguenze la Iodice, candidatasi nel centrosinistra ma in una lista civica, che ovviamente porterà con sé anche Antimo Rondello; il ribaltonista Guerriero che voterà Pd Stefano Graziano-Marco Villano, e lo stesso Pino Riccio che gareggia per la componente degli ex seguaci di Azione di Carlo Calenda, nella lista del partito socialista in “Avanti Campania”.

Se la Iodice, Pino Riccio e Guerriero dovessero riconfermare l’appartenenza a questa maggioranza, diventeranno anche loro stampelle della Lega. Questo è secondo un ragionamento che utilizza i parametri normali della politica. Poi si sa che l’attaccamento alla poltrona, da conservare ogni costo, può azzerare ogni buona creanza, ogni traccia di serietà e di coerenza.

Staremo a vedere.