REGGIA. Palmisani della Lipu replica alle ultime dichiarazioni della D.G. Maffei, mentre la procedura per gli abbattimenti è ormai compiuta. Gli studi scientifici giustificativi dell’intervento che pare nessuno conosca ed i parlamentari che stanno a guardare…

3 Marzo 2026 - 16:27

Caserta (pm) ­– Alle ultime manifestazioni della rete ambientalista (sono oltre 30 le associazioni che la compongono) che si fin dal 2021 si oppone al radicale piano di abbattimento di diverse centinaia lecci della via d’Acqua, hanno fatto seguito una serie di interviste della D.G. Tiziana Maffei. Hanno voluto essere di chiarimento di come stanno realmente i fatti rispetto alle opposte prospettazioni di associazioni e comitati verdi, ma non ci pare che ci siano riuscite. Intanto le dichiarazioni della manager vanno lette “a contrario”. Ad esempio, quando parla di interventi sul patrimonio naturale,  compreso il filare dei lecci, che definisce frutto di “azioni meditate, fondate su valutazioni tecniche approfondite e attuate nel pieno rispetto delle normative e delle procedure amministrative”.  O quando, in una video intervista, dichiara che la questione dei lecci debba essere affrontata con grande onestà intellettuale, cercando di capire cosa dice la ricerca fatta con metodologia. Attributi che evidentemente non riconosce alle tesi di chi contesta il suo progetto.

In particolare, in merito al servizio video  realizzato dalla testata provinciale Informare, da cui abbiamo tratto le dichiarazioni della Maffei e nel quale  intervengono la prof.ssa Maria Rao del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II e il prof. Alberto Minelli del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna con spiegazioni tecniche, dobbiamo registrare la replica di Matteo Palmisani, agronomo  e referente della LIPU Caserta e del fronte che si oppone agli abbattimenti del lecci.

Palmisani è molto chiaro e fa riflettere su due questioni essenziali. La prima, che gli studi scientifici che hanno fondato la decisione museale non sono tuttora noti. Questa lacuna era già stata evidenziata lo scorso gennaio da Giuditta Pellegrini sulle colonne de Il Manifesto, in un contributo che avevamo già ripreso in una nostra precedente analisi.

La seconda questione è ancora più stringente: mentre i nodi fondamentali restano irrisolti e pendono diverse interrogazioni parlamentari — il cui valore ispettivo rischia ormai di ridursi a carta straccia — la macchina burocratico-amministrativa procede inarrestabile, puntando a imporre il fatto compiuto. Sono stati infatti già pubblicati la determina a contrarre per il rinnovo del primo filare di Quercus ilex e il relativo capitolato tecnico. E l’intervento è stato affidato alla ditta 3IPROGETTI di Pontecagnano Faiano (SA).

Se le associazioni ambientaliste hanno ormai margini di manovra ridotti, appare sorprendente l’inerzia dei parlamentari casertani. Sembrano cullarsi nell’illusione di aver assolto al proprio compito con la mera presentazione di un semplice atto formale, mostrando un preoccupante disinteresse verso l’effettiva evoluzione dei fatti.