TUTTI I NOMI. I ladri di pezzi delle Fiat Panda, Punto, 500 e Alfa Mito. In aula parla il carabiniere che li ha pedinati
10 Marzo 2026 - 15:01
CASERTA – Nuova udienza al tribunale di Santa Maria Capua Vetere venti persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere, ricettazione e riciclaggio di veicoli. Questa mattina, in aula, è stato sentito un carabiniere, un luogotenente che ha seguito le indagini, che ha ricostruito l’avvio delle indagini e le singole evoluzioni investigative. La sua deposizione, però, si è rivelata lunga e complessa: per completarla sarebbero state necessarie altre 4-5 ore.
A quel punto, il collegio difensivo, composto da molti legali, tra cui l’avvocato Orlando Sgambati, i colleghi Pierluigi Pugliese, Angelo Riccio, Roberto Guidetti e altri ancora, hanno dato il consenso per acquisire materialmente l’informativa dei reati, evitando di prolungare ulteriormente l’udienza. Il Tribunale ha così deciso di rinviare il processo al mese di giugno, per consentire agli avvocati di estrarre copia degli atti e preparare adeguatamente il controesame dei testimoni.
Sul banco degli imputati, soggetti molti dei quali già noti alle forze dell’ordine, si trovano Domenico Pascarella, 46 anni, di San Felice a Cancello, e Clementina Pascarella, 45 anni, di Maddaloni, insieme al marito di quest’ultima, Giuseppe Pierno, 51 anni, anch’egli di Maddaloni. Con loro, una lunga lista di coimputati tra cui Andrea Dossi, Ernesto Vinciguerra, Gennaro Delle Femine, Giuseppe Peluso, i fratelli Antonio, Giuseppe e Rinaldo Parrella, Fulvio e Ilario Covino, Vincenzo Barbato Buono, Giuseppe D’Amico, Paolo Napoletano, Vincenzo Sorrentino, Rocco Orefice, Alessandro Dossi e Massimiliano Apa.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’associazione aveva una struttura piramidale ben definita. Ai vertici, Andrea Dossi ed Ernesto Vinciguerra, considerati gli organizzatori: erano loro a procurare i veicoli rubati, a ricevere le richieste dei clienti e a coordinare le operazioni di trasporto e smontaggio. Poi c’erano gli “staffeisti”, come Gennaro Delle Femine e Giuseppe Peluso, che si occupavano di spostare le auto rubate dai luoghi del furto ai garage dove venivano smontate. E infine gli “smontatori”, con basi logistiche tra Arpaise, in provincia di Benevento, e Maddaloni.
Un ruolo chiave lo avevano i fratelli Parrella (Antonio, Giuseppe e Rinaldo), che operavano tra il Beneventano e l’Avellinese, e i Covino (Fulvio, Ilario), che mettevano a disposizione i locali della loro abitazione di Arpaise per smontare le auto.
Nella zona di Maddaloni, invece, operavano Domenico Pascarella e il nipote Benedetto Pierno (anche lui con posizione stralciata), che custodivano i veicoli rubati in attesa dello smembramento. Clementina Pascarella e il marito Giuseppe Pierno mettevano a disposizione i locali attigui alla loro abitazione sempre a Maddaloni, ricevendo compensi in denaro.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, ha preso le mosse da una serie di furti d’auto avvenuti tra il 2018 e il 2019 nei comuni di Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Marcianise e dintorni. Le vetture rubate, quasi sempre Fiat Panda, Punto, Cinquecento o Alfa Romeo Mito, venivano ritrovate a pezzi in garage e capannoni delle province di Caserta e Benevento.
