LE FOTO. Luca Abete arriva al Liceo Cirillo di AVERSA. L’iniziativa con i ragazzi di Wake Up Uagliù, uniti contro il bullismo
9 Febbraio 2026 - 18:48
Un dibattito fatto di racconti personali e riflessioni su episodi di bullismo vissuti o osservati
AVERSA (f.b.) – Per qualche ora, al Liceo Classico e Musicale “Domenico Cirillo” sono state sospese le lezioni per dare spazio alle parole, tra storie di vita e domande scomode. E’ questo il clima che si è respirato durante l’incontro di #NonCiFermaNessuno, il progetto ideato dall’inviato di “Striscia la Notizia” Luca Abete, da anni impegnato con una campagna sociale sul fronte giovanile, sull’analisi delle sconfitte, delle difficoltà e delle paure, mettendo al centro le voci dei ragazzi.
Stamani è stata la volta degli studenti del Cirillo che hanno riempito il dibattito con racconti personali e riflessioni su episodi di bullismo vissuti o osservati.
Alla base dell’iniziativa, c’è la collaborazione con i giovani dell’associazione Wake Up Uagliù, che hanno permesso la messa in opera del talk lavorando fianco a fianco con l’istituto scolastico per la realizzazione dell’evento.
Hanno arricchito il dialogo i contributi delle istituzioni, come l’intervento del sindaco di Aversa, Francesco Matacena, del dirigente scolastico Luigi Izzo e della neurocriminologa Apollonia Reale che hanno offerto chiavi di lettura diverse ma convergenti: il contrasto al bullismo non può essere demandato a singoli interventi, ma richiede una responsabilità condivisa, una rete tra scuola, famiglie e comunità.
Incisive le parole di Luca Abete che hanno spostato l’attenzione su un nodo centrale: l’esempio degli adulti. “Il bullismo non si combatte con le prediche, ma con alleanze – ha dichiarato l’inviato di Canale 5 – Tra compagni che smettono di ridere, tra scuole che smettono di voltarsi dall’altra parte, tra coscienze che scelgono di esporsi. Viviamo una fase in cui anche tra gli adulti viene spesso premiato il linguaggio violento, l’atteggiamento irrispettoso, la sopraffazione mascherata da carattere.”
Abete ha poi concluso: “E allora viene spontaneo chiedersi: come possiamo sperare che tra i ragazzi nasca una risposta diversa, se l’esempio che offriamo va nella direzione opposta? La responsabilità è collettiva: non basta dire ai giovani cosa evitare ma occorre offrire esempi reali cui ispirarsi”.
La mattinata al Cirillo si è chiusa con un messaggio di consapevolezza: parlare di bullismo non basta, occorre cambiare il modo in cui lo si affronta. E con questo cambio di prospettiva, l’esperienza di Wake Up Uagliù trova il suo senso più profondo, dimostrando come l’impegno giovanile possa essere fondamentale e trasformarsi in un presidio culturale ed educativo, capace di lasciare un segno di cambiamento sul territorio locale.





