Il business milionario del servizio 118 all’ASL CASERTA e non solo. Gli scontrini per i rimborsi venduti e fasulli: accuse alla Misericordia Caivano
23 Febbraio 2026 - 18:00
Nella denuncia di cui abbiamo avuto copia, ci sono molti riferimenti a messaggi, conversazioni che mostrerebbero un’irregolare gestione degli scontrini, ovvero le prove che le associazioni e le confraternite devono spedire alle ASL in cui sono in convenzione. E’ il tipo di contratto che inopinatamente, follemente ha scelto Amedeo Blasotti, al tempo della procedura di gara direttore generale, assieme al fido Giuseppe Tarantino. Ovviamente, restiamo a disposizione della governance di Misericordia per esporre la propria posizione, aprire un discorso di merito su queste contestazioni sollevate
CASERTA – Da un lato le convenzioni pubbliche per il trasporto sanitario e l’emergenza urgenza, firmate con associazioni di volontariato che dovrebbero operare sulla spinta della solidarietà e del non profit. Dall’altro, una realtà fatta di turni massacranti, lavoratori impiegati per centinaia di ore mensili con rimborsi spese irrisori, personale sanitario utilizzato in violazione delle regole e persino scontrini “scambiati” tra colleghi per giustificare compensi che di volontario hanno ben poco.
A finire sotto la lente dei carabinieri NAS di Caserta sono le modalità con cui alcune organizzazioni gestiscono i servizi di ambulanza per conto delle ASL di Caserta, Napoli 2 Nord e Napoli 3 Sud. Un meccanismo che, sulla carta, dovrebbe garantire assistenza ai cittadini attraverso l’opera di volontari. Nei fatti, la documentazione raccolta racconterebbe una storia diversa.
Attenzione, si tratta di segnalazione, di una lunghissima denuncia arrivata al Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri casertani. Da qui, a dire che ci sarà un’indagine, addirittura un processo e delle condanne è davvero molto presto. Detto ciò, esistono delle testimonianze molto pesanti che, quantomeno, sembrano rendere inevitabile l’intervento dell’autorità giudiziaria per accertare cosa sia successo nel dettaglio.
Misericordia di Caivano: lavoro nero, turni senza infermieri e scontrini “apparati”
Al centro delle segnalazioni arrivate ai carabinieri e all’Ispettorato del Lavoro c’è anche la Confraternita di Misericordia di Caivano, una delle associazioni coinvolte nei servizi. Dopo l’inchiesta del 2021 sempre sugli appalti 118 all’ASL Caserta, Cuono Puzone e la consorte, Giusy Pezzella, figure di spicco, si sono defilati, togliendosi di mezzo. Ma l’ossatura della governance è rimasta la stessa.
Per un periodo le redini sono state prese da Pietro Manna, cugino della Pezzella. Manna ha attraversato un momento critico per problemi di salute, poi superati, e sembrava destinato a rimanere al timone. Invece, secondo voci insistenti raccolte tra persone che hanno lavorato a stretto contatto con chi dirigeva l’associazione, avrebbe deciso di andarsene per divergenze con lo stesso Cuono Puzone che, pur non ricoprendo più cariche ufficiali, sarebbe rimasto una sorta di consigliere speciale, una presenza ingombrante nell’ombra.
Dopo Manna, a esporsi in prima persona è stato Carmine Fico, un altro cugino della signora Puzone. Considerato da chi lo ha conosciuto una brava persona, Fico avrebbe fatto valere le ragioni della parentela e, soprattutto, il fatto di essere il fratello di Maddalena Fico, per tutti Milena. Ed è proprio su Milena che convergono le attenzioni di chi ha operato dentro o intorno all’associazione: unanimemente viene descritta come il vero cuore operativo della Misericordia di Caivano
Dai turni in possesso degli ex lavoratori emergono numeri impressionanti: un autista ha totalizzato 18 turni da 12 ore al mese (216 ore), un altro 22 turni (264 ore), un terzo addirittura 11 turni da 24 ore (264 ore), come già raccontato in un precedente articolo (CLICCA E LEGGI). Tutti pagati con “rimborsi spese” forfettari di 50 euro a turno, senza contributi, senza ferie, senza malattia. Una retribuzione da fame mascherata da volontariato, che ha permesso all’associazione di abbattere i costi e vincere appalti.
Un ex lavoratore di Misericordia ha ottenuto dall’Ispettorato del Lavoro di Napoli una certificazione importante: con nota del 5 febbraio 2026, l’ispettorato ha accertato che il suo rapporto di “volontariato” con l’associazione, dal 2019 al 2022, era in realtà una prestazione di lavoro subordinato a tempo pieno, con mansioni di autista soccorritore. L’ispettorato ha contestato le violazioni e diffidato l’associazione a regolarizzare, ma senza esito, e ha informato INPS e INAIL per le omissioni contributive.
Ma c’è un altro elemento che fa riflettere. Dalle conversazioni in possesso degli inquirenti, emerge che una delle referenti della Misericordia di Caivano avrebbe chiesto ai propri “volontari” di portare scontrini di qualsiasi natura per giustificare i rimborsi spese. La frase più eloquente è, a nostro avviso, questa: “Inizia ad apparare se qualcosa te li aggiungo io“.
Sono solo alcuni dei messaggi che circolavano tra i responsabili dell’associazione e il personale. Gli scontrini venivano addirittura “commercializzati” tra le postazioni, prestati da un collega all’altro, per “apparare le cose” e dimostrare all’ASL che quei soldi erano rimborsi spese e non retribuzioni.
E ancora: in molte conversazioni si parla di “soccorritori” impiegati al posto degli infermieri, in palese violazione delle regole del 118, che prevedono la presenza obbligatoria di un infermiere professionale. Si chiede se “c’è il medico” per timore dei controlli, e si acconsente a mandare in servizio personale non qualificato pur di coprire i turni.
Il personale delle ASL sui mezzi delle associazioni
Un altro campanello d’allarme riguarda la provenienza del personale impiegato. In una nota interna della ASL Napoli 3 Sud, firmata dal direttore dell’UOC Acquisizione Beni e Servizi, si rammenta alle associazioni convenzionate, quindi, non solo la ODV Misericordia, che il personale infermieristico, autisti e medici utilizzati devono essere propri, e non possono intrattenere rapporti di dipendenza con le aziende sanitarie locali, gli ospedali pubblici o strutture private convenzionate. Una regola chiara, ribadita anche dal regolamento aziendale.
Eppure, in un’altra comunicazione, il direttore del sistema 118 della stessa ASL, Salvatore Criscuolo, dichiara di essere a conoscenza che sui mezzi gestiti dalle associazioni operano dipendenti del Presidio Ospedaliero San Leonardo di Castellammare di Stabia e della stessa Centrale Operativa 118 Napoli Est. Una circostanza gravissima, che solleva più di un interrogativo: come possono essere imparziali i controllori del servizio se lavorano sui mezzi dei controllati? E come si concilia l’impiego di dipendenti pubblici su mezzi privati con il principio di esclusività del pubblico impiego? Nonostante le diffide, nessun provvedimento sembra essere stato adottato.
La segnalazione anonima: turni da 24 e 48 ore, stipendi da fame e doppi turni fasulli
Il quadro si fa ancora più inquietante leggendo una segnalazione anonima inviata nel luglio 2025 proprio al dottor Criscuolo. A scrivere è personale del 118, che denuncia condizioni di lavoro al limite della sopportazione. I contratti, si legge, prevederebbero 13 turni mensili da 12 ore per uno stipendio dignitoso. In realtà, per raggiungere 1500 euro, molti sono costretti a lavorare 20 turni, e alcuni autisti arrivano persino a 26 o 30 turni al mese, sempre da 12 ore. Ci sono turni da 24 e persino da 48 ore consecutive, in totale spregio delle norme sulla sicurezza e dei limiti di orario previsti dal decreto legislativo 66/2003.
Ma c’è di più: la segnalazione sostiene che le società consegnerebbero alla centrale operativa turni “regolari”, diversi da quelli realmente effettuati, rendendo di fatto impossibile per l’ASL vigilare sulle reali condizioni di lavoro e sull’identità degli equipaggi. Un meccanismo che, se confermato, configurerebbe una vera e propria frode.
Infermieri sottoinquadrati e responsabilità solidale delle ASL
Ancora una criticità, che torna su questi schermi, dopo averla già segnalata in passato, riguarda il corretto inquadramento del personale infermieristico. Le associazioni convenzionate con le tre ASL utilizzerebbero infermieri inquadrati al livello D1 del CCNL delle Cooperative Sociali, che corrisponde alla figura dell’infermiere generico. Il livello corretto per un infermiere professionale iscritto all’albo sarebbe il D2. Una differenza non da poco, che comporta retribuzioni più basse e minori contributi.
La Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, con una nota del febbraio 2026, ha chiarito senza ambiguità che un infermiere regolarmente iscritto all’albo deve essere inquadrato nel livello D2. Le ASL, tuttavia, sembrano non aver mai sollevato obiezioni, esponendo la pubblica amministrazione a un rischio concreto: ai sensi dell’articolo 1676 del codice civile e dell’articolo 29 del decreto legislativo 276/2003, l’ente appaltante risponde in solido per le differenze retributive e contributive non versate dall’appaltatore. Tradotto: se un domani i lavoratori dovessero chiedere i loro diritti, il conto potrebbe arrivare direttamente alle casse delle ASL e quindi alle tasche dei cittadini.
