EX-MACRICO. Le riflessioni, i quesiti e gli interrogativi dello storico attivista verde Pietro Scola sulle sorti dell’ultimo polmone verde della città
18 Marzo 2026 - 17:13
Caserta (pm) – Dopo la notizia e il nostro commento sull’iniziativa della Fondazione Casa Fratelli Tutti di tenere una serie di assemblee cittadine per informare su cosa intenda fare dell’ex Macrico, per il quale attende un finanziamento regionale di 15 milioni di euro, pubblichiamo un contributo sul tema.
Si tratta di riflessioni, quesiti e interrogativi di Pietro Scola, storico ambientalista casertano e attivo sostenitore del Comitato Macrico Verde, rete associativa che si batte da ben 25 anni per la destinazione urbanistica F2 dell’area, ossia a verde pubblico integrale.
Poiché la Fondazione, nell’annunciare le assemblee, ha posto l’accento sull’importanza della partecipazione e sulla possibilità di porre domande e chiedere chiarimenti sulle questioni in ballo, tenga conto, nelle spiegazioni e nelle precisazioni che darà, anche di queste riflessioni, accanto a quelle implicite nell’articolo che abbiamo pubblicato ieri tratto dal settimanale Adista (qui l’articolo).
L’INTERVENTO DI PIETRO SCOLA
“L’ antefatto: il segretario della Fondazione Casa Fratelli Tutti, Elpidio Pota, nel corso di una conferenza stampa ha asserito che, oltre al problema del recupero dei manufatti nell’area ex Macrico, il problema grosso risiede in un massetto di suolo duro che copre tutta l’ area. Massetto presente in quanto adatto al passaggio dei carri armati. Ora, sbaglierò, ma è la caratteristica di questi mezzi, detti anche cingolati, quella di poter circolare su qualsiasi tipo di suolo e quindi è improbabile che in passato sia stato realizzato tale massetto. Il segretario Pota ha dichiarato, in maniera anche un po’ teatrale, che con la quantità di materiale da dover eliminare si raggiungerebbe l’altezza di una piramide, di un grattacielo… . Questa storia del massetto che non consente di piantare alberi è stata affermata, in passato, anche da un altro consigliere della Fondazione.
Queste, invece, le cose che mi chiedo si potevano ed ancora si possono fare per realizzare un parco pubblico, con poche risorse, se la difficoltà risiede nella tipologia di terreno (anche se, in verità, esistono dei video dell’epoca di quando era ancora operativo il Magazzino Militare e vi vivevano le famiglie dei militari, che mostrano l’intera area a giardino e verde:
E’ possibile praticare delle buche con delle trivelle? Piantando in questo caso alberi con foglie caduche che possano da sole rigenerare il terreno?
E’ stata valutata la possibilità di ricorrere ad alberi che ben si adattano a terreni poco morbidi? Quali ad esempio il bagolaro (detto volgarmente spaccapietra), il frassino, i mirti ed altri alberi della macchia mediterranea che ben si adattano ad ogni tipo di terreno.
Ultimo e non meno importante, la Fondazione era a conoscenza che il cantiere dell’Alta Velocità, Napoli Bari, aveva a disposizione una ingente mole di terreno certificato, da smaltire gratuitamente, che è stato destinato a Cava Santa Lucia, ex cava di calcare, per la riqualificazione? Tuttora sul territorio, tra Caserta e provincia, sono presenti tanti cantieri di scavo per la realizzazione di costruzioni edili che potrebbero facilmente donare del terreno economizzando sui costi di conferimento in discariche accreditate. Perché non si è pensato e non si pensa di intercettare quel terreno, perché non si richiedono gli alberi ai vivai regionali che li cedono gratuitamente dietro la presentazione di una semplice richiesta?
Se la finalità è destinare l’area alla fruizione dei cittadini, perché si continua a sottolineare che d’altra parte si tratta di un bene privato, è stato ribadito anche nella stessa conferenza stampa di dicembre (se non erro)? Per quale motivo hanno diviso l’area, lasciando quella con i volumi in possesso dell’Istituto Diocesano? Davvero si deve credere alla favola che è stata una richiesta della Regione? Se la Regione voleva individuare i punti precisi dell’intervento, gli stessi potevano essere individuati tranquillamente nell’intera area senza dividerla tra due realtà, l’ ETS e l’Istituto Diocesano, ma non si va alla ricerca di soluzioni altre per tenere “fede” alla promessa di donare l’ intera area alla cittadinanza. Se, come dimostrato, le aree libere possono, senza grandi difficoltà, essere destinate a parco pubblico, con il conferimento di terra ed alberi gratis, è giusto che i fondi si richiedessero per la demolizione dei manufatti non più recuperabili, per la rimozione dei lamierati e per la riqualificazione di quelli che si ritiene agibili ed utili alla funzione parco, condividendolo con la Soprintendenza visto che sono presenti i vincoli. Finanziamenti che debbono essere previsti solo dopo la classificazione urbanistica dell’area a Verde Pubblico, F2, dell’ancora in essere vecchia nomenclazione dei PRG. Questo è quanto penso in merito all’intera vicenda. Al solito, ritengo ci sia poca trasparenza, che non trova giustificazione se si vuole realizzare il Parco e null’altro”.
