CHE SFORTUNA AGRORINASCE! Tra ISVEC e i Falanga, appalti da 7 MILIONI aggiudicati a due società nella “galassia” del clan Zagaria
6 Aprile 2026 - 20:00
Evitare storture simili non sarà facile, ma tanto potere, cariche così importanti devono connettersi ad altrettante responsabilità
CASERTA (l.v.r.) – L’ex procuratrice della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ed Aversa, Maria Antonietta Troncone, Giovan Battista Pasqueriello e Giovanni Allucci. A loro inviamo il nostro sentito dispiacere per la sfortuna che li ha colpiti, in qualità di presidente, capo dell’Ufficio tecnico e direttore generale del consorzio intercomunale dei beni confiscati alla camorra, Agrorinasce, nei mesi a cavallo tra il 2024 e il 2025.
Partiamo con ordine. Il consorzio Agrorinasce, alla fine del 2024, ha aggiudicato due gare d’appalto dal valore di 3 milioni di euro alla società Mira Costruzioni, piccola ditta con una sede legale di facciata a Milano, di proprietà del ventunenne Antonio Falanga, figlio di Ernesto Falanga, arrestato per possesso di un mitra e due bunker nell’abitazione di famiglia a Casapesenna, uno stabile di proprietà della famiglia del Boss Michele Zagaria.
Su questi due cantieri, uno relativo alla costruzione di un canile di un gattile a Villa Literno e l’altro per la rifunzionalizzazione di un’area dismessa a Casapesenna, alla fine la Mira Costruzioni non ha lavorato poiché il consorzio aggiudicatario di queste commesse, il Consorzio Stabile Grade con sede a Torino e Frattamaggiore, come ditta esecutrice, cambierà idea, nominando la Oikos Costruzioni di Quarto.
Una volta emerso il rapporto tra Falanga e Zagaria, apriti cielo. Non una bella figura che un consorzio che gestisce beni confiscati alla camorra abbia affidato i lavori a una società che, evidentemente, ha connessioni con la famiglia Zagaria e quindi con il clan dei Casalesi.
Sulla gestione di queste due procedure di gara, ovviamente, sollevammo critiche, visto che l’attenzione che può avere un ente pubblico sulla possibilità di infiltrazione negli appalti da parte della criminalità organizzata, deve essere doppia, se non tripla, quando si tratta di un consorzio che gestisce beni confiscati. Sul merito, né la presidente Maria Antonietta Troncone, né il direttore generale, Giovanni Allucci, hanno ritenuto di dover rispondere a quanto scrivevamo.
Ma andiamo avanti. Il 29 gennaio 2025, invece, sempre Agrorinasce, in nome e per conto del comune di Casapesenna, quindi come stazione appaltante che gestisce la procedura di gara, dopo che il bando però viene scritto negli uffici comunali, ha aggiudicato la gara quinquennale da 4 milioni di euro per la raccolta rifiuti nel comune guidato da Giustina Zagaria, sindaco dalla distretta fedeltà a Marcello De Rosa, che primo cittadino non poteva più essere, dato il doppio mandato, ed è diventato consigliere comunale.
Ed eccola qui la sfortuna. Chi va a vincere quella procedura di gara? La Isola Verde Ecologia, a tutti i lettori con l’acronimo Isvec, di proprietà dell’imprenditore Ivano Balestriere. E il problema riguarda proprio la proprietà perché, secondo quanto ritiene di aver scoperto la Dda di Napoli, guidata dall’ex collega della Troncone, il procuratore Nicola Gratteri, nell’azienda sarebbero stati impiegati soldi del clan dei Casalesi, con un investimento da 200 mila euro da parte di Filippo Capaldo, ovvero il nipote designato da Michele Zagaria ad essere su successore. In pratica, scrivono i pm antimafia, la Isvec nonostante era controllata in parte anche dal clan Zagaria, con una percentuale del 20% ritenuta nelle mani di Filippo Capaldo, tramite il suo imprenditore Alfonso Ottimo.
E allora come si fa a non ritenere sfortunata la stazione appaltante di Agrorinasce. Tra il novembre 2024 e il gennaio 2025 tre gare d’appalto gestite dal consorzio intercomunale guidato dalla presidente Troncone sono finite nelle mani di ditte connesse alla criminalità organizzata, le indagini nei suoi ex colleghi, i magistrati antimafia. È chiaro che non potevano sapere ad Agrorinasce cosa stava per succedere. Detto ciò, un’analisi su come si possa creare un cortocircuito logico simile va fatta.
Qualcuno dirà “vabbè, trovate voi la soluzione, criticare solo”. Beh, partendo dal presupposto che abbiamo delle idee sul come provare ad evitare sfortune simili, facciamo notare che, noi, siamo giornalisti, ovvero coloro che cercano e raccontano storie, notizie. Dall’altro lato della barricata, invece, abbiamo chi gestisce la cosa pubblica e viene pagato – anche bene, aggiungiamo – per evitare che storture del genere avvengano.
