DAI PULCINI ALLE TARTARUGHE. Attenti all’ambientalismo di facciata
14 Aprile 2026 - 12:48
Da parte di chi, a differenza dei veri esperti, non possiede i titoli adeguati e necessari per occuparsi di cose molto più complicate. Nei giorni scorsi la nota sui pulcini sequestrati ad un asilo nido (CLICCA E LEGGI) oggi lo spunto arriva da due articoli pubblicati da “Il Mattino” da cui emergerebbe senza una precisa citazione di dati il fantomatico primato della nidificazione di caretta caretta in un preciso stabilimento balneare di Ischitella. Il tutto partirebbe da istituzioni pubbliche, probabilmente finanziate, fino ad arrivare all’associazione “Domizia” di Castel Volturno
Di Geo Nocchetti
CASTEL VOLTURNO – Domenica scorsa, 12 aprile, e ieri, lunedì 13, sulla prima pagina de Il Mattino di Caserta e poi all’interno, per ben due volte è comparso praticamente lo stesso articolo che con enfasi annunciava l’inaugurazione di un info point presso uno stabilimento balneare di Ischitella, in quel di Castel Volturno. Iniziativa, informa l’estensore, voluta da Legambiente e Domizia. Quest’ultima è un’associazione di recente costituzione, nata grazie all’impegno di un collega dell’estensore dell’articolo.
Collega residente a Castel Volturno da cui, quando si palesa l’occasione, firma le corrispondenze proprio per “Il Mattino”, edizione Caserta. Come avviene per le parole antimafia e bene confiscato restituito alla comunità, anche per i termini ambiente e volontariato vale una dispensa “urbi et orbi” circa il possesso di titoli e competenze per occuparsi dei suddetti argomenti e dei relativi settori, nonché una presunzione “iuris et de iure”, cioè che non ammette prova contraria, di integrità morale, penale e civile.
Nell’era di Wikipedia, non può e non deve essere precluso a nessuno l’addottoramento rapido e superficiale su qualunque argomento si voglia scegliere. Colpisce, tuttavia, una frase di entrambi gli articoli, ovvero: “Il cuore pulsante di questa iniziativa è la tartaruga marina, una creatura antica che ha scelto queste coste per compiere il suo miracolo più grande: la deposizione delle uova. Vedere questi animali tornare anno dopo anno è il segno tangibile di una natura che non si arrende”.
Ora, se invece di seguire Wikipedia ci si fosse informati da una fonte riconosciuta per la sua autorevolezza persino dall’ONU, che le ha affidato la formazione e divulgazione scientifica per la salvaguardia della caretta caretta nel mondo, ovvero la professoressa napoletana Flegra Bentivegna, quello che viene definito miracolo è in realtà l’effetto nefasto del cambiamento climatico che ha spinto questi animali dalle nostre parti invece che sui lidi turchi, ciprioti e greci, com’era fino a trent’anni or sono. Ma, l’abbiamo premesso poco prima, al volontario ambientalista tutto è concesso. Anche divulgare la notizia, sempre contenuta nei due articoli, che apoditticamente certifica che “Il 2025 ha sancito un primato straordinario, consacrando l’arenile di Castel Volturno come il primo sito nel Mediterraneo occidentale per numero di nidi”.
E qui dall’ignoranza, intesa nel senso proprio di non conoscenza scientifica, saliamo alla fede ambientalista pura. Non è dato sapere, infatti, quanti e dove sarebbero questi nidi e perché il loro numero è superiore a quello di tutti gli altri lidi. La fede è cosa seria, si sa, ma anche la matematica merita rispetto e una classifica senza numeri è come un vestito da lavoro senza bottoni, cerniere o cuciture.
E non facciamo un esempio a caso, in quanto il promotore e fondatore dell’associazione come lavoro principale svolge le mansioni di contabile in una piccola azienda che produce, appunto, abiti da lavoro. Degnissima incombenza che non gli preclude, ovviamente, la possibilità di diventare o trasformarsi in un esperto di ambiente e tartarughe marine. Certo, tradizione e attendibilità scientifica vorrebbero che simili competenze derivassero da titoli di studio e anni di ricerche sul campo e in biblioteca. Ma a supportare l’associazione ci pensa, quasi dall’inizio, un collaboratore a contratto dell’ospedale delle tartarughe che si collega alla stazione Anton Dohrn, ma dalla quale non dipende direttamente, godendo di una certa autonomia.
E questa è un’altra stranezza di questa compagine volenterosa e brancaleonica, ovvero essere diventata il terminale di fiducia sul territorio domiziano del cosiddetto Turtle Point, fondato, guarda caso, proprio dalla professoressa Bentivegna e oggi condotto da quella che era la sua allieva più giovane, insieme al di lei compagno, che insieme ai “domiziani” ispeziona i lidi a caccia dei nidi di caretta caretta.
È dal 2021 che vengono diffusi i numeri sui nidi autocertificati dalla stessa associazione Domizia, con qualche sporadico video ma senza alcuna certezza e attendibilità scientifica.
Non ce l’abbiamo, ovviamente, con i volenterosi volontari che si prestano alle levatacce estive inseguendo le tracce delle tartarughe sui lidi del litorale domizio. Però quando c’è di mezzo un’istituzione pubblica, e non sappiamo se vi sia anche denaro pubblico o donazioni; quando, come è accaduto prima dell’ultimo concerto di Jovanotti a Castel Volturno, il Comune medesimo è costretto a formare una commissione che, pur non avendo alcuna veste giuridico-scientifica, si è autoinvestita della funzione di autorizzare o meno il concerto per non disturbare la nidificazione e la schiusa delle piccole carette — nidificazione e schiusa che, per la cronaca, non si sono poi affatto verificate, nonostante le certezze tetragone di tutto il parterre ambientalista nostrano e non — commissione, ça va sans dire, della quale faceva parte integrante proprio il fondatore di Domizia, qualcuno, non siamo noi a dover dire chi, dovrebbe accendere un riflettore, e non soltanto di notte, su questi nidi e sui loro guardiani.
Anche perché l’autocertificazione, consentita e molto usata, è valida se passa le opportune verifiche, anche quando si tratta di “eroi dell’ambiente” che rinunciano alle vacanze per inseguire tartarughe, delfini, balene. E ai dietrologi in servizio permanente effettivo assicuriamo che il nostro interesse è in linea con la chiusa dei due articoli de Il Mattino, ovvero “…invitando residenti e turisti a farsi custodi di un patrimonio che appartiene a tutti”. E dunque, trattandosi di un nostro patrimonio, è legittimo l’interrogativo: “quis custodiet ipsos custodes”?
