CASERTA. Il “vaiolo edilizio” che sta sfigurando il volto più bello della città. Per noi occorre rivedere tutto…

30 Aprile 2026 - 12:51

Caserta (pm) – Prendiamo spunto dal post che pubblichiamo nella foto di testa, di Nando Astarita — casertano verace della “Santella”, animatore della popolare pagina Facebook “Reggiando… e dintorni reali” e profondo conoscitore, cultore della storia locale ­—  per riproporre alcune riflessioni sull’urbanistica della città. Lo scellerato abbattimento dello storico Palazzo Castropignano che vi si evoca, avvenuto nel 1963, dimostra chiaramente come lo svilimento del patrimonio architettonico cittadino abbia radici lontane. E tale processo non si è mai arrestato nel corso degli anni, assecondato e manovrato da amministrazioni di ogni colore politico per finalità elettorali e di ricerca del consenso.

Questo tipo di gestione clientelare non è stata esente dal malaffare, nonostante l’azione giudiziaria sporadica e tardiva che ne è seguita non sia riuscita a far emergere pienamente l’entità di un fenomeno corruttivo che ha coinvolto, nel tempo, uffici comunali, referenti politici, dirigenti e apparati impiegatizi.

Così sono stati sacrificati ai moderni e sgraziati quando non orridi edifici di cemento alcuni dei fabbricati del tardo settecento ed ottocenteschi più belli e caratteristici del capoluogo. Ne citiamo uno per tutti come caso aberrante: il palazzo Monti in piazza Vanvitelli, che Felice Mornard, nel suo libro del 1867 su Garibaldi, definiva “…dopo il palazzo Reale, la più bella abitazione di Caserta”. Non importò nulla. Al suo posto veniva realizzato l’anonimo stabile che ancora oggi sfigura la piazza.

Purtroppo, questa deriva non accenna ad arrestarsi neppure oggi.

Cessata per forza di cose la perniciosa gestione dell’urbanistica cittadina di Carlo Marino e compagni, c’è il problema della coda. Per capirci,  se si è  potuto consentire che, sulla scorta di una plateale finzione giuridica, al posto del cinema San Marco sorgesse un condominio abnorme, chi garantisce che gli altri titoli edilizia rilasciati dal comune non siano viziati in modo similare.  Le scorse settimane abbiamo dedicato un focus sulla questione, denunciando il fatto sconcertante che il centro antico della città, per inerzia della Soprintendenza, non sia tutelato da alcun vincolo architettonico e paesaggistico e segnalando a riprova l’ultimo abbattimento, da poco iniziato, di un edificio storico di via Tanucci a ridosso della Reggia.

Così stando le cose, bisogna  ringraziare la buona sorte se, ad esempio, il vecchio ospedale di piazza S.Anna sta ancora in piedi, destinato  a diventare la prossima sede della Guardia di Finanza di Caserta.

Questo andazzo sta determinando un effetto singolare. Sono aumentate a dismisura le offerte di vendita degli edifici più datati, generalmente lasciati in rovina a causa dell’omessa vigilanza e tutela dell’integrità edilizia (colposa o dolosa che sia, aspetto che meriterebbe un’indagine) da parte degli uffici municipali competenti. I proprietari, incoraggiati dall’esplosione di questo nuovo mercato immobiliare rivolto al patrimonio più vetusto, si guardano bene dal ristrutturare l’esistente. Confidano piuttosto nell’arricchimento insperato derivante dalla vendita a una delle società costruttrici che in città hanno acquistato a peso d’oro tale tipologia edilizia per decuplicare l’investimento. Non a caso i prezzi del nuovo sono paragonabili, paradossalmente, a quelli delle principali città italiane. Sono noti casi di coeredi in lite tra chi vuole vendere, disinteressandosi dello stravolgimento del palazzo o della dimora avita, e chi desidera invece conservare l’antico attraverso un semplice ammodernamento.

UNO SCORCIO DI PIAZZA CORRERA

Con queste premesse, non passerà molto tempo prima che, solo per fare un caso, l’isolato storico di piazza Correra venga spianato in favore di un nuovo insediamento residenziale per élite facoltose, ammesso che non ne sia già stata autorizzata la speculazione edilizia. Del resto, come si sa, a Caserta con la scusa della riservatezza non trapela mai nulla su tali operazioni, per quanto la materia, attenendo all’anima identitaria stessa della città, richiederebbe un’immediata trasparenza sui progetti dei privati – specie di quelli più spregiudicati – e un ampio dibattito tra le forze politiche e sociali. In questa ottica, che ne sarà della sede della Banca d’Italia o del palazzo vanvitelliano de Gregorio, da tempo acquistati dal privato, senza che il fatto della destinazione turbi più di tanto, quasi fossero edifici insignificanti.

Intanto, non sarebbe male che il Soprintendente Mariano Nuzzo, tra un convegno e l’altro, dedicati ai grandi ed alati temi dell’architettura di altrove, dicesse qualcosa. Per quanto riguarda la Commissione Straordinaria del Comune, auspicando che resti in carica per il periodo massimo possibile, ribadiamo ciò che riteniamo necessario nelle condizioni date: rivedere tutte le licenze e i titoli edilizi rilasciati per il centro storico e, per quelli nuovi, dichiarare una moratoria, affinché sia il prossimo consiglio comunale a stabilire se desidera una Caserta sfigurata o se intenda preservarne il residuo valore storico-architettonico.