REGGIA. La direttrice Maffei è stata un disastro. Parlano Zuccaro e…

31 Maggio 2026 - 18:14

Caserta (pm) – A giorni si dovrebbe conoscere il nome di chi prenderà il posto della D.G. uscente della Reggia, l’architetto Tiziana Maffei, che ha retto l’incarico per sette anni. Tutto depone perché venga nominato un commissario ad interim, con una reggenza iniziale della dirigente ministeriale Alfonsina Russo. I rumors raccolti sull’interpello ministeriale, indetto per ricoprire il ruolo, vogliono che — a causa dei requisiti finora troppo laschi fissati per la candidatura — esso debba essere rinnovato con maglie più stringenti, adeguate a un ente culturale della rilevanza del nostro.

Intanto, in questi giorni, in città si tessono le lodi della Maffei per i suoi meriti nella gestione della Reggia. Meriti che non abbiamo la minima difficoltà a riconoscere. Lodi che tuttavia, essendo a tratti sperticate, non ci convincono del tutto, se si pensa a tutti i nodi ancora irrisolti del museo.

Poiché siamo un giornale di contro-cronaca, abbiamo voluto sentire, nell’intervista doppia che qui proponiamo, il parere di due funzionari non più in servizio, che hanno militato con assoluta competenza alla Reggia per lunghi anni e che, si può ben dire, conoscono profondamente.

Incontriamo la dottoressa Anna Maria Romano la quale, con un curriculum di assoluto valore, ha diretto la Reggia di Caserta dal 1991 sino al 2001, organizzando, tra l’altro, diversi eventi fra i quali spiccano quelli legati allo svolgimento del G7 e, soprattutto, il dossier di candidatura della Reggia di Caserta, dell’Acquedotto Carolino e del sito di San Leucio nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. Dal 2022 svolge l’attività di docente di Museologia e Gestione dei Sistemi Espositivi presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Insieme a lei incontriamo il dottor Vincenzo Zuccaro, già responsabile della segreteria di Direzione del museo, giornalista pubblicista, capo ufficio stampa e pubbliche relazioni della Soprintendenza per i Beni AAAS di Caserta e Benevento e con varie esperienze di servizio in seno ai due uffici generali. Dopo un’attività ultratrentennale in città, ha assunto la direzione del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino.

Nel ringraziare i due direttori per la disponibilità, scevra da quegli opportunismi che sono il male del ceto intellettuale di questo momento, passiamo alle domande.

CasertaCe.net: La D.G. Tiziana Maffei è in partenza ma, sebbene la sua sostituzione debba avvenire entro il prossimo, imminente 5 giugno, non si conosce ancora il nome di chi le subentrerà. Come giudicate questo fatto? È frutto di un’imprevidenza amministrativa o ci potrebbe essere dell’altro, come la difficoltà a individuare un candidato politicamente orientato, nel solco di quell’occupazione partitica degli incarichi che, per quanto costituisca la negazione delle competenze e del merito, è ormai un dato di fatto?

A.M. Romano: su questo argomento non posso esprimermi in quanto non conosco le dinamiche politiche e tecniche legate alla nomina del nuovo D.G. della Reggia e quindi non ritengo corretto dare valutazioni.

V. Zuccaro: non sono a conoscenza delle procedure adottate dal Ministero per la nomina del nuovo direttore della Reggia di Caserta che spetterà al Ministro della Cultura, come è avvenuto con i due precedenti responsabili del Complesso vanvitelliano scelti dal 2015, anno in cui a seguito della riforma Franceschini, la Reggia è diventata museo dotato di autonomia speciale.  

CasertaCe.net: Da quanto si legge in questi giorni sul congedo dell’architetto Maffei, si ha l’impressione che, prima del suo arrivo, la Reggia venisse dal nulla. La D.G. parla ripetutamente di azioni straordinarie e complesse che ha dovuto condurre per rianimare un museo boccheggiante. Eppure, la sua gestione ha goduto di finanziamenti straordinari e ha potuto avvalersi di professionalità selezionate che hanno, ordinariamente, svolto il proprio compito retribuito. Senza contare che la Reggia in passato — in quei tempi liquidati come scialbi in tale narrazione — ha registrato flussi e record di accessi straordinari per l’epoca. Qual è il vostro giudizio al riguardo?

A.M. Romano: Ritengo di aver vissuto un momento felicissimo della Reggia di Caserta con il raggiungimento dell’obiettivo di un milione di visitatori in un anno, ma soprattutto grazie ad un lavoro di grande qualità volto non solo al recupero degli Appartamenti Storici, ma anche di tutta quella parte, ora occupata dagli Uffici, che un tempo era utilizzata da Istituti scolastici e versava in condizioni a dir poco critiche. Sono stati recuperati tutti gli affreschi sotto scialbo degli ambienti degli uffici che ci hanno consentito una visibilità unica negli ambienti del Ministero non solo per l’attività svolta, ma anche per la qualità dei risultati conseguiti. Inoltre la Reggia, così come il territorio da noi tutelato, ha vantato negli anni campagne di catalogazione di ogni bene architettonico e storico artistico e poi a seguire l’inventariazione di beni non solo da parte della Direzione Reggia, ma dei due territori che non possono essere considerati avulsi dall’esistenza della Reggia stessa. Contestualmente vorrei ricordare i restauri con Fondi FIO dell’intero complesso del Belvedere di San Leucio che mi piace definire “Comunità di San Leucio”, un unicum eccezionale e straordinario per l’architettura e gli elementi storico artistici, ma anche e soprattutto per un esperimento socio economico per il quale inviterei a leggere, per comprendere a pieno di cosa si tratta, il Codice delle Leggi della Comunità di San Leucio e tutto ciò che produceva quell’eccellenza che ho avuto piacere con i colleghi di documentare a conclusione del progetto di recupero. A tale proposito doverosamente cito Francesco Canestrini, Antonio Gianfrotta, Maria Rosaria Iacono e Nicoletta d’Arbitrio Ziviello, un lavoro di grande qualità che ha documentato tutte le messe in carta, i disegni (alcuni del grande architetto Antonio Niccolini). Ci voleva poco a trasformare questa meraviglia in un progetto economico contemporaneo atto a dare lavoro a tanti giovani di Terra di Lavoro che sono persone di grande qualità. Infine vorrei ricordare il Museo dell’Opera e del Territorio pensato dall’ispettore G.M. Jacobitti che amava questa terra e progettato e diretto da grandi professionisti. Realizzato con fondi pubblici e che nessuno poteva cancellare. Il Museo fu finanziato dai Fondi F.I.O. (Fondi Investimenti e Occupazione) nell’ambito del progetto “Recupero post-sismico e funzionale della Reggia di Caserta” inaugurato nel 1993.

V. Zuccaro: la Reggia di Caserta ha da sempre rivestito un ruolo di primo piano, riconosciuto  unanimemente da soggetti e Istituzioni nazionali e internazionali, apprezzata da milioni di visitatori (la prima volta che fu festeggiato il milionesimo visitatore fu a dicembre del 1996), che negli anni sono arrivati a Caserta proprio per ammirare il nostro Monumento.

Dagli anni ’80 e fino al 2019 il Palazzo Reale e i suoi meravigliosi giardini, hanno ospitato centinaia di manifestazioni di altissimo livello, dal G7, il summit dei Capi di Stato e di Governo che riunisce le sette principali economie avanzate del mondo (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti d’America più l’Unione Europea), al forum Euromed, con la partecipazione dei Ministri del Commercio delle nazioni del Bacino del Mediterraneo, alla riunione del Governo italiano, in un importante seminario programmatico di due giorni per definire l’agenda politica e le priorità d’azione, dalle visite di due Papi (Giovanni Paolo II nel 1992 e Papa Francesco nel 2014), alle importanti produzioni cinematografiche mondiali ambientate nella Reggia come due episodi di Star Wars, Mission Impossible III, Angeli e Demoni, le due fiction sui Papi, ecc. .

SCATTI DI REPERTORIO DEL G7 DEL 1994 ALLA REGGIA

Ed ancora, i grandi concerti musicali sia nei cortili del Palazzo che nel Parco Reale e nel Teatro di Corte, i convegni, le conferenze stampa, i grandi meeting nella Cappella palatina, nel Teatro di Corte organizzati da imprese, associazioni, organizzazioni pubbliche e private sia italiane che straniere, le grandi mostre internazionali come quella su Vanvitelli, Hackert, Van Vittel, i grandi lavori di restauro delle coperture e delle facciate del Palazzo reale, degli appartamenti storici, del Teatro di Corte, delle fontane del Parco, del Giardino Inglese, la realizzazione dell’impianto di ricircolo dell’acqua della cascata, la realizzazione del fantastico Museo dell’Opera e del Territorio con l’allestimento di oltre trenta sale del seminterrato del Palazzo che ha peraltro ricevuto il premio dell’Unione Europea.

Reggia di Caserta leader anche nel settore della comunicazione: primo grande museo italiano dotato nel 1990, dieci anni prima che una legge li istituisse nella P.A. di un ufficio stampa e pubbliche relazioni; primo grande museo con profili social (Facebook, Instagram e Twitter) creati nel 2012; primo museo ad avere un testo sperimentale su internet nel 1986.

Insomma un avvicendarsi pressoché continuo, per quasi quaranta anni, di attività e iniziative che hanno fatto della Reggia un vero e proprio punto di riferimento nazionale, un centro di produzione culturale, un grande Monumento famoso in tutto il mondo, non solo per il suo fascino e il suo prestigio, ma anche per l’ottima accoglienza riservata agli ospiti dal personale della Soprintendenza e della Reggia, impegnato in forma esclusiva, senza l’ausilio di risorse umane esterne all’Amministrazione statale.

CasertaCe.net: Va obiettivamente riconosciuto che, anche grazie ai forti investimenti che sono stati possibili, oggi la Reggia non presenta più quegli aspetti di trascuratezza di un tempo. Ma non sempre è così e poi c’è l’aspetto — giacché il museo non è solo gestione ordinaria — della credibilità scientifica come ente culturale. Il caso più emblematico è forse il riallestimento della collezione Terrae Motus che, fatta la tara degli entusiasmi di maniera o interessati, suscita più di una perplessità, soprattutto tra gli specialisti. Come stanno realmente le cose?

A.M. Romano: Partendo dalla Collezione Terrae Motus che ho vissuto in prima persona, ricordo a tutti il magnifico allestimento di Lucio Amelio e dopo pochi anni quello di Ester Cohen e Livia Velani e con la collaborazione preziosa di un caro amico e di un bravo artista casertano Antonello Tagliafierro e con la collaborazione di tutto il personale tecnico e di custodia della Soprintendenza BAAAS di CE e BN che all’epoca comprendeva anche la Reggia. Un lavoro istituzionale di grande qualità riconosciuto dai maggiori critici italiani e stranieri ed altri allestimenti coordinati da me e con l’aiuto di Antonello; un lavoro assolutamente istituzionale perché noi apparteniamo allo Stato e crediamo molto in questa missione. Ho l’impressione che tutto ciò che è stato fatto compreso i lavori che hanno visto il recupero di San Leucio del Bagno dei Sovrani o delle LL.MM., denominazione certo più corretta di “Bagno di Maria Carolina”, non sia stato adeguatamente compreso. I restauri oltre all’architettura hanno visto il recupero degli affreschi di Jakob Philipp Hackert, primo pittore di corte.

V. Zuccaro: la collezione Terrae Motus fu donata alla Reggia di Caserta dal suo ideatore Lucio Amelio, grazie all’intelligenza e lungimiranza del Soprintendente Gian Marco Jacobitti che nel 1993 decise di accoglierla a Caserta e allestirla, d’intesa con il grande gallerista napoletano, nelle retrostanze settentesche degli appartamenti storici del Palazzo Reale. Terrae Motus a detta di tutti i maggiori esperti internazionali, è una raccolta straordinaria di opere che merita di essere conservata e visitata in un luogo prestigioso come la Reggia. La scelta di Amelio e di Jacobitti fu quella di esporla in un’unica ambientazione, secondo un percorso artistico ben definito. C’era dunque la strada che bisognava percorrere e con il direttore Felicori si scelse pertanto di seguire quella linea, destinando la collezione nell’ala ovest del Palazzo Reale, precedentemente occupata dall’Aeronautica Militare e trasferita a seguito di un accordo governativo, dal Ministero della Difesa a quello della Cultura. Fu così creato e inaugurato nel 2017 un allestimento provvisorio denominato Terrae Motus in Cantiere, che riuniva tutte insieme le 72 opere.

Oggi, come è noto, quegli spazi sono stati destinati ad altre funzioni e Terrae Motus ha avuto tutt’altro destino. 

CasertaCe.net: Come ultima domanda, torniamo ai nodi gestionali irrisolti a cui accennavamo. Il più rilevante è forse quello legato alla vicenda dei 750 lecci della Via d’Acqua che si vorrebbero abbattere. È proprio di ieri l’altro la notizia che un’associazione cittadina particolarmente rappresentativa, che si oppone strenuamente a tale ipotesi, ha presentato un esposto alla magistratura, denunciando tra l’altro una mancanza di trasparenza nella procedura d’appalto degli interventi progettati. Che opinione avete in proposito?

A.M. Romano: Non conoscendo questo argomento non posso esprimermi. Ricordo la catalogazione di tutte le essenze effettuate, all’epoca del Soprintendente arch. G.M. Jacobitti, e redatta da Ippolito Pizzetti che ha valore legale in quanto realizzata da un Istituto dello Stato. Infine, come sarebbe scorretto affermare che l’arch. Maffei non sia stata efficace nella sua azione, altrettanto scorretto e molto grave sarebbe affermare che chi l’ha preceduta, l’arch. Jacobitti, l’arch. Ricciardi o la dott.ssa Petrenga e tutti i funzionari che li hanno affiancati nel lavoro di restauro di questo straordinario monumento siano stati poco efficaci per competenza e qualità in un tempo nel quale non si disponeva di grandi risorse finanziarie. Inoltre si aveva la fortuna che le progettazioni e le direzioni dei lavori erano tutte svolte dal personale interno e senza dispendio di energie e di risorse economiche straordinarie.

Mi permetto di dire a tutti i cittadini di questa terra di essere orgogliosi dei loro primati e di preoccuparsi della tutela, della conservazione e della valorizzazione di questi beni affiancando il più possibile il lavoro dei dirigenti dello Stato perché siamo tutti proprietari immateriali di questi beni che il passato ci ha lasciato e che dovremo trasferire alle future generazioni nelle migliori condizioni possibili.

V. Zuccaro: Io per formazione personale ho sempre avuto una visione istituzionale e credo pertanto che le decisioni importanti che attengono alla gestione di un grande Museo internazionale e che oltretutto riguardano da vicino la vita di una grande comunità come quella casertana, debbano essere prese dai vertici delle Istituzioni. Per una questione così importante come questa, è il Ministro della Cultura che deve decidere.