APPALTI & CAMORRA, il TAR dà ragione alla Prefettura: respinto il ricorso dell’impresa
1 Giugno 2026 - 11:27
Uno dei passaggi più significativi della sentenza riguarda il presunto sistema di controllo degli appalti pubblici nel territorio di Casal di Principe
CASAL DI PRINCIPE – Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha confermato la legittimità dell’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Caserta nei confronti di una società finita al centro di una vasta inchiesta sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore degli appalti pubblici. Con una sentenza della Prima Sezione del TAR di Napoli, i giudici hanno respinto integralmente il ricorso presentato dall’azienda, ritenendo fondato il quadro indiziario raccolto dalla Prefettura e dagli organi investigativi. La vicenda si inserisce nell’ambito di una complessa attività investigativa che avrebbe ricostruito un sistema di condizionamento degli appalti pubblici riconducibile al clan dei casalesi. Secondo quanto riportato nella sentenza, l’amministratore e i soci della società sarebbero stati coinvolti nell’ambito della cosiddetta operazione giudiziaria richiamata negli atti e successivamente rinviati a giudizio con l’accusa di associazione mafiosa.
Per il TAR, gli elementi raccolti nel corso delle indagini delineano un quadro sufficientemente grave e coerente da giustificare la misura interdittiva. Uno dei passaggi più significativi della sentenza riguarda il presunto sistema di controllo degli appalti pubblici nel territorio di Casal di Principe. Secondo la ricostruzione richiamata dal TAR, la società ricorrente sarebbe stata inserita in una rete imprenditoriale riconducibile a una regia familiare e societaria che avrebbe operato sotto l’influenza di esponenti del clan. In particolare, gli atti investigativi descrivono un meccanismo attraverso il quale alcune gare pubbliche bandite dal Comune di Casal di Principe sarebbero state orientate verso imprese ritenute vicine all’organizzazione criminale.
Secondo il TAR, dagli atti emerge il quadro di un consolidato sistema di controllo e condizionamento degli appalti pubblici nel settore edilizio a Casal di Principe. Le imprese indicate dagli investigatori avrebbero ottenuto commesse pubbliche grazie a rapporti privilegiati con soggetti ritenuti appartenenti o contigui al clan, mentre i profitti derivanti dai lavori sarebbero stati redistribuiti all’interno della rete imprenditoriale collegata all’organizzazione. La società aveva contestato duramente tali conclusioni, sostenendo che il procedimento penale non si fosse ancora concluso, che una precedente misura cautelare fosse stata annullata dal Tribunale del Riesame e che l’amministratore risultasse incensurato. Aveva inoltre evidenziato l’assenza di legami familiari diretti con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata.
I giudici amministrativi hanno però ritenuto che tali elementi non fossero sufficienti a superare il quadro complessivo emerso dalle indagini. Respinta anche la richiesta di applicazione delle misure di prevenzione collaborativa previste dal Codice Antimafia. Secondo il Collegio, infatti, gli elementi raccolti non descriverebbero una vicinanza occasionale alla criminalità organizzata, ma rapporti ritenuti stabili e continuativi, incompatibili con strumenti meno incisivi rispetto all’interdittiva. Alla luce di tali considerazioni, il Tribunale ha confermato integralmente il provvedimento della Prefettura di Caserta, rigettando il ricorso della società e condannandola al pagamento delle spese processuali.
