I NOMI. Pistole a salve trasformate in armi per uccidere: in 4 rischiano l’arresto
3 Giugno 2026 - 10:00
CASERTA – Un’indagine della pm Gaudino della procura di Santa Maria Capua Vetere ha portato alla richiesta di misure cautelari per quattro persone residenti tra Portico di Caserta, Recale e Casapulla. Al centro dell’inchiesta ci sono due revolver, originariamente costruiti per sparare a salve, che sarebbero stati modificati per esplodere colpi veri. Le armi sarebbero state trovate in un fondo agricolo di Macerata Campania, in via Avellino. Secondo gli inquirenti, le alterazioni avrebbero riguardato la canna e il tamburo, rendendo le pistole perfettamente funzionanti.
In base alla procedura connessa alla legge Cartabia, con le richieste di misura cautelari presentate al Gip dalla procura dando la possibilità agli indagati “a rischio” di essere ascoltati prima dell’ipotetica ordinanza, sono a rischio arresti e saranno ascoltati per i cosiddetti interrogatori preventivi quattro soggetti: Francesco Argenziano, 69 anni, di Portico di Caserta; Emilia Maddalena Giaquinto, 35 anni, domiciliata a Casapulla; Bartolomeo Rossi, 64 anni, di Recale; e Francesco Iodice, 56 anni, anch’egli di Portico di Caserta. Il gip Orazio Rossi ha già fissato gli incontri.L’inchiesta è ancora in fase preliminare. Gli indagati potranno chiarire la loro posizione davanti al gip. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.
Oltre al filone delle armi, gli investigatori contestano una serie di episodi legati al traffico di droga. Tra il 2021 e il 2023 sarebbero avvenute diverse cessioni di hashish e cocaina tra Macerata Campania, Casapulla e Santa Maria Capua Vetere. Le trattative con gli acquirenti sarebbero state gestite anche tramite messaggi WhatsApp. Secondo l’accusa, l’hashish veniva venduto a 10 euro a dose, mentre la cocaina a prezzi tra i 20 e i 30 euro.
Argenziano avrebbe curato i contatti con i compratori, mentre in alcune occasioni sarebbe stata Giaquinto a consegnare materialmente la droga. Nell’abitazione della donna sarebbero state trovate dosi già suddivise e materiale per il confezionamento. Ad Argenziano viene inoltre contestata la detenzione di quaranta cartucce calibro 38 Special, non denunciate alle autorità. Per alcuni episodi, infine, è contestata l’aggravante di essere stati commessi mentre l’indagato era sottoposto a una misura alternativa alla detenzione.
