LA DOMENICA DI DON GALEONE…

5 Luglio 2026 - 07:02

La domenica “della semplicità e dell’umiltà” Gesù è uno di quelli che non ti lascia mai adagiare nel comodo, ti scandalizza continuamente, ti provoca con i suoi scomodi messaggi. Oggi ne abbiamo un altro esempio. Avevamo sempre pensato che i supremi “perché” della vita spettassero solo ai filosofi o ai teologi. Gesù, invece, afferma il contrario: le verità più importanti sono nascoste ai laureati e ai teologati, e sono invece rivelate ai piccoli e ai semplici. Nessuna meraviglia! Quante volte noi abbiamo imparato più da una persona semplice e onesta che non da uno scienziato plurilaureato. Lo sosteneva già B. Croce quando scriveva che si impara più da una vecchietta che non dai libri del filosofo Schopenhauer. Disprezzo della cultura? No! Ma le verità di fede, anche gli scienziati, le ricevono non in quanto geni, ma in quanto semplici. Questo vale per Agostino e Dante, per Pascal e Rosmini. Ed è giusto che sia così. Pensate come sarebbe ingiusto se alla verità di Dio potessero arrivare solo gli sprizza-cervelli Sarebbe un intollerabile privilegio!

Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Gesù loda Dio, suo padre, perché ha manifestato le verità di fede ai “bambini”, e le ha nascoste ai “grandi”. Ma attorno a Gesù c’erano davvero dei bambini o si tratta di bambini immaginari, messi lì per insegnare ai superbi la semplicità? Sì, c’erano i bambini, in carne ed ossa. Domenica scorsa, nel Vangelo di Matteo se ne sentivano le voci. Qualcuno di loro, che aveva sete, ha chiesto da bere, e Gesù ne ha preso lo spunto per dire: “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa” (Mt 10,42). Gesù sovente era circondato da bambini, come un maestro d’asilo o di scuola elementare. Un giorno ne prese uno in braccio, e agli apostoli che litigavano per il primo posto, Gesù disse: “Se non diventerete come bambini, non entrerete in cielo”. E agli apostoli che cacciavano quei marmocchi, Gesù indignato ordinò: “Lasciate che i bambini vengano a me. Il Regno dei cieli è per loro, e per quelli che sono come loro”. Grosso rimprovero per noi, arroganti intellettuali! Ha davvero ragione una brava e nota scrittrice, quando annotava che il mondo sarà salvato dai ragazzi, dagli apostoli-bambini, grazie ai quali abbandoneremo la nostra sterile saggezza, chiederemo perdono dei nostri capelli bianchi e della nostra anima oscura.

Gesù prende la distanza da questi sapienti, che fanno della legge un piedistallo per dominare il popolo; si rivolge proprio a quelli che sono dominati, oppressi, ed è un invito di una forza, di una tenerezza incredibile: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi!” E Gesù conclude rinnovando l’invito: “Il mio giogo”, quindi non il giogo della legge, ma il suo giogo, e il giogo di Gesù sono le beatitudini, cioè un invito a tutto quello che concorre alla piena felicità dell’uomo: “Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”. Ed è un peso leggero perché non ci sono regole da osservare, ma un amore da accogliere. BUONA VITA!