CAPUA. Successo per il libro di Antonio Sferragatta sui Mille, tra verità storiche e una risibile contestazione in sala
4 Luglio 2026 - 20:44
Capua – Ha superato ogni migliore aspettativa la presentazione del libro di Antonio Sferragatta “Giuseppe Garibaldi e la spedizione dei Mille…Tutto ciò che i libri di storia non ci hanno detto”. L’appuntamento di ieri pomeriggio – che avevamo anticipato ai nostri lettori martedì scorso – si è rivelato un autentico successo di pubblico e di contenuti, confermando il grande interesse attorno all’opera dell’autore.
In una più che gremita chiesa di S. Salvatore a Corte, dove l’incontro è stato ospitato, il volume è stato presentato dallo stesso estensore del lavoro storico, con la moderazione del giornalista Luigi di Lauro e la relazione di Pasquale Manzo.
Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura della città, l’avvocato Vincenzo Corcione, Antonio Sferragatta ha illustrato la genesi e le linee di sviluppo del volume. Con una ricerca durata ben cinque anni – ha detto – ha consultato memoriali e ricordi dei protagonisti piemontesi e borbonici di quelle vicende storiche, la veridica corrispondenza diplomatica ufficiale nonché le cronache dei numerosi giornali dell’epoca che, attraverso i propri inviati, seguivano da vicino i belligeranti, inclusi quelli stranieri, francesi, inglesi e statunitensi.
Il libro pone molti interrogativi sul senso di tramandare acriticamente – anche alle giovani generazioni, attraverso libri di testo che da oltre 160 anni ripetono una versione di quegli eventi funzionale a sostenere il mito fondativo dell’Unità d’Italia – l’idea della Spedizione dei Mille come guerra di liberazione, anziché riconoscerla per quella che fu in realtà: una guerra di espansione territoriale di una monarchia a danno di un’altra. L’opera contesta inoltre la narrazione del Regno delle Due Sicilie come Stato arretrato e sottosviluppato, retto da un monarca gretto e illiberale: quel Francesco II che la Chiesa cattolica ha invece proclamato Servo di Dio.
Sferragatta ha aggiunto che non si tratta certo di rifare la storia, operazione che non avrebbe senso, ma che non per questo si deve rinunciare a uno sguardo critico su una conquista militare pianificata a Torino e che ha conosciuto pagine di indicibile crudeltà.
Lo studioso ha poi invitato l’auditorio a riflettere su un fatto significativo, per quanto negletto: se l’Italia ha capillarmente dedicato monumenti, busti, lapidi e piazze alla memoria degli eroi risorgimentali, nessuno ricorda le migliaia di soldati borbonici caduti in difesa della propria patria in osservanza del giuramento di fedeltà prestato. Perché quella, e non altre, era la loro patria.
Per comprendere ciò che intendiamo, basti leggere cosa Cavour scriveva all’ambasciatore e amico Ruggero Gabaleone di Salmour: “Come ha potuto, solo per un momento, uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione? Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirci dei suoi Stati.”
Un’ultima annotazione va dedicata a un antipatico contrattempo verificatosi nel corso dell’incontro. Ad un certo punto, uno spettatore, anziché chiedere di intervenire come avrebbero imposto i più elementari principi di educazione e correttezza, ha iniziato a sbraitare contestando animosamente quanto veniva esposto. Ogni invito alla calma è risultato inutile e l’uomo si è azzittito solo quando il pubblico gli si è rivoltato contro. Non avendo compreso il senso del volume, recriminava scompostamente contro una presunta denigrazione dell’unificazione italiana.
Si è poi scoperto che il contestatore non è nuovo a simili sortite: già lo scorso novembre, a Modena, in occasione dell’apposizione di una targa all’Accademia Militare per ricordare che la sede fu dimora dei duchi d’Este, era stato allontanato di peso dopo aver dato in escandescenze. A Capua gli è andata perfino meglio: è stato semplicemente ignorato e isolato dalla sala.
