MADDALONI. Uno per uno, i bar della città minacciati dai Marciano e quelli intestati a tre prestanome

8 Maggio 2018 - 16:39

MADDALONI – (g.g.) E’ un inquadramento tutto sommato semplice quello dell’ordinanza che ha colpito soprattutto la famiglia Marciano di Maddaloni. Semplice perchè sono contestati solo 7 capi di imputazione provvisori per fatti abbastanza circoscritti. Insomma, non siamo di fronte a una di quelle ordinanze monstre con tantissimi indagati e altrettanti capi di imputazione in cui, per uscirtene, devi essere quantomeno un appassionato della settimana enigmistica.

Riciclaggio, attraverso l’intestazione fittizia delle società di famiglia dei Marciano, estorsioni, alcune realizzate con l’ausilio di malavitosi veri e temibili quali Antonio Mastropietro e Ciro Micillo. Il tutto ovviamente accompagnato dall’aggravante costituita dall’articolo 7, metodo mafioso e atti che hanno finito per favorire i clan camorristici locali.

Partiamo con le contestazioni di riciclaggio collegate alle intestazioni fittizie. Il primo capo coinvolte Giuseppe Marciano e Raffaele Diana. Quest’ultimo rileva la proprietà e la titolarità giuridica della ditta individuale prima intestata a Giuseppe Marciano. Ditta che gestiva gli apparecchi da gioco con vincite in danaro.

Per sintetizzare, Raffaele Diana è il primo prestanome.

Secondo prestanome: Domenico Di Stasio, indagato insieme a Giuseppe Marciano di riciclaggio ai sensi dell’articolo 648 comma bis e ter. A Di Stasio fu intestato il 90% delle quote del bar Caffè 88, di via Starzalunga 10, gestito o di proprietà della ditta individuale di Giuseppe Marciano.

Terzo prestanome: Giampiero Vegliante, indagato nel terzo capo di imputazione provvisoria insieme a Pasquale Marciano, Francesco Marciano, Michele Marciano e Davide Marciano. Anche in questo caso, il prestanome, cioè Vegliante viene utilizzato per intestargli una ditta individuale che gestisce apparecchi per il gioco.

Il bar New Dream

Dal quarto capo di imputazione in poi, iniziano le contestazioni del reato di estorsione, ai sensi dell’articolo 629, sempre in concorso, sempre con l’aggravante dell’articolo 7. In questo caso, facciamo conto pieno. Nel senso che risulta indagata l’intera famiglia Marciano: i 5 fratelli arrestati più il padre Vincenzo, il quale, ricordiamo è solo indagato a piede libero. Qui compare anche il nome di Antonio Mastropietro. L’esercente, il commerciante minacciato è Antonio Vinciguerra, gestore del bar New Dream (foto a sinistra) sito lungo la SS 265 angolo via Calatina a Maddaloni.

Altra estorsione viene contestata a tutti i Marciano, al prestanome Raffaele Diana e al camorrista “collaudato” Ciro Micillo. La vittima è Lorenzo Vinciguerra, il titolare del distributore di carburanti Q8 (foto in basso) ubicato lungo la ex 265, quasi di fronte al mobilificio Calcagni. Anche in questo caso l’imposizione riguardava le slot “di famiglia”.

Il distributore di carburanti Q8

Tutti i Marciano più Raffaele Diana son indagati anche nel capo F relativo pure a un caso di presunta estorsione ai danni stavolta di Salvatore Merola titolare del bar “Chicos”, anche lui costretto all’installazione degli apparecchi dei Marciano.

L’ultimo capo contesta a tutti i Marciano e a due dei prestanome, Vegliante e Diana, l’illecita concorrenza con minaccia e violenza, in relazione all’imposizione dei videogiochi delle ditte Play World srl, Vaccarella Claudia e Marciano Vincenzo, sottoposte ad amministrazione giudiziaria in danno dei Marciano, a seguito di un sequestro disposto nel 2012.

 

 

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELLO STRALCIO DELL’ORDINANZA