Al comune di CASERTA ormai dettano legge solo le imprese di Casal di Principe, Casapesenna e dintorni. L’ultimo affidamento di Biondi da 120 mila euro

21 Settembre 2022 - 12:02

I lavori sono stati finanziati attraverso una linea di credito del ministero dell’Interno datato 2020, con l’obbligo di effettuare i lavori entro il 15 settembre di quell’anno. E sui tempi ci sono degli enormi quanto legittimi dubbi

CASERTA (g.g.) – Quando, durante i mesi precedenti all’ultima campagna elettorale al comune di Caserta, noi pubblicammo una sorta di sintesi, contenente un’elenco contenenti i lavori per un importi complessivo dal valore di milioni e milioni di euro, tutti assegnati a imprese di Casal di Principe e dintorni, qualcuno obiettò che, tutto sommato, quello era conseguenza di esiti di procedure di gara, seppur molto discutibili, seppur modulati da quel minimo sindacale rappresentato dall’invito a 5 imprese di fiducia prese da un elenco che mai nessuno è riuscito a vedere, a consultare e che, probabilmente, sta solo nella testa del dirigente, nonché proconsole del comune di Caserta, Franco Biondi.

Però, sul piano formale, noi poco potevamo opporre a quella che rappresentava comunque un’evidenza, su cui noi potevamo scrivere tutto ciò che ritenevamo giusto, ma che avrebbe potuto trovare un punto di interruzione solo in un’iniziativa dell’autorità giudiziaria o di quella governativa, ovvero prefettizia, che da un decennio a Caserta sono, invece, le grandi sconosciute.

Le ditte di Casal di Principe, San Cipriano, Casapesenna, Villa di Briano sono le più solide economicamente per i motivi che si possono immaginare, ma non si possono utilizzare quale elemento ostativo alle procedure di gara e per questo si aggiudicano tutti o la maggior parte dei lavori, dato che comunque ci sono eccezioni alla Rivetti, vero monopolista dei cantieri scolastici.

C’era uno spazio, dunque, per dire che la nostra affermazione di una Caserta ormai totalmente annessa, soggiogata economicamente da Casal di Principe, rappresentasse una valutazione politica, quand’anche supportata da elementi oggettivi, comunque non decisivi.

Poi succede che a giugno un ragazzo di 26 anni di Villa di Briano, Paolo Barone, si vede affidare direttamente lavori da 40 mila euro per la manutenzione degli alberi con un’impresa appena nata.

Poi succede che, è storia di questi giorni, il comune di Caserta, recuperando per il rotto della cuffie un finanziamento del Viminale dal valore di 170 mila euro, ha utilizzato il decreto-pacchia che ha consentito a dirigenti come Biondi di non affrontare neppure l’incomodo del giochino delle 5 ditte invitate, offrendogli invece sul piatto d’argento, in nome della crisi economica sofferta a causa del covid, un potere assoluto di vita e di morte sulla scelta dell’impresa realizzatrice di lavori o fornitrice di beni e servizi, con un tetto elevato dai vecchi 40 mila euro, ai 150 mila di oggi, di affidare sempre e ovviamente in maniera diretta (con mini ribasso dell’8%, numero che ritorna) alla Do.Ro Costruzioni di Dora Corvino, con sede a Castel Volturno, ma con la sua anima operativa a Casal di Principe, i lavori per abbattimento di non meglio precisare barriere architettoniche in città.

Anche le modalità con cui viene attribuito questo affidamento danno l’idea che il suo fine ultimo si esaurisca con l’individuazione di una determinata ditta in maniera precisa, mirata, scudata, purtroppo da una legge che mai e poi mai dovrebbe continuare ad essere in vigore nell’Italia di questi enti locali, nell’Italia della casta di questi dirigenti degli uffici amministrativi, che la legge Bassanini ha reso in pratica onnipotenti.

Ciò che dei lavori in questione deve rimanere ad appannaggio dei cittadini, dell’utenza casertana, dei disabili diventa un fatto irrilevante, se è vero come è vero che nella determina che pubblichiamo in calce le zone d’intervento, le operazioni di eliminazione delle barriere architettoniche non vengo minimamente segnalate o specificate.

E ora, cosa diranno i puristi della procedura amministrativa che contestano, considerandolo solamente un teorema, la nostra ormai antica tesi che da qualche anno al comune di Caserta comandano le ditte e gli imprenditori di Casal di Principe?

Affidare, infatti, a quello che è – con tutto il rispetto – è un signor nessuno nel settore della cura del verde cittadino, uno che ha costituito la sua impresa, la sua società da nemmeno 100 giorni, un’attività di manutenzione degli alberi di un comune capoluogo, affidare ancora, scegliendo tra decine di opzioni possibili, in base ad una valutazione totalmente discrezionale, la ditta di Dora Corvino per l’eliminazione di barriere architettoniche varie ed eventuali, smonta la confutazione opposta alla nostra tesi sul monopolio delle ditte di Casale al comune di Caserta.

Perché qui gare, procedure che, almeno sulla carta (solo sulla carta) pongono in concorrenza cinque, dieci imprese, non ce ne sono.

Qui, Biondi, non sappiamo se (in realtà lo sappiamo) consultandosi prima con il sindaco, ovvero l’altro console della città, Carlo Marino, decide che uno sconosciuto di Casapesenna intascherà, al netto del ribasso, circa 40 mila euro (ci piacerebbe conoscere quali sono stati gli interventi effettuati dalla sua ditta che al momento dell’affidamento aveva zero dipendenti) e decide ancora che la ditta della signora Corvino, amministratrice unica e speriamo reale non perché moglie o sorella del solito dominus che da quelle parti preferisce non comparire nelle visure, riceverà per i lavori da realizzare 119 mila euro, al netto del ribasso da una base di 126 mila euro su un finanziamento di 170 mila euro, che mai e poi mai (ci permettiamo una battuta, per sdrammatizzare) avrebbe potuto essere l’importo di gara poiché, superando la soglia dei 150 mila, Biondi sarebbe stato costretto a mettere in piedi una procedura di gara.

Ultimo step sulla questione finanziamento. Il comune di Caserta l’ente capoluogo aveva ricevuto dal ministero degli interni la cifra di 170 mila euro alla fine del gennaio 2020 per operare lavori di efficientamento energetico o sviluppo territoriale sostenibile. In pratica, il Viminale procedeva ad una linea di credito per i comuni che volevano migliorare il proprio centro con l’obbligo di iniziare l’esecuzione dei lavori entro il 15 settembre 2020.

Qui dobbiamo supporre che, sempre a causa dell’epidemia da coronavirus, i tempi si siano dilatati, dando la possibilità ai comuni come Caserta di poter procedere all’esecuzione dei lavori entro il 15 di settembre di quest’anno.

Non siamo riusciti a trovare conferme, ma resta plausibile come ipotesi. Perché, altrimenti, questo atto è chiaramente illegittimo e il comune di Caserta sta in pratica usando dei soldi che doveva restituire già da due anni. E non vogliamo credere che a palazzo Castropignano siamo arrivati a questi livelli di audacia.

Dando per buona la data del 2022, resta però il problema dei lavori.

L’articolo 4 del decreto (LEGGI QUI) relativa a questo finanziamento spiega chiaramente che “in caso di mancato rispetto del termine di inizio e l’esecuzione dei lavori o di parziale utilizzo dello stesso contributo, l’assegnazione viene revocata in tutto o in parte“.

Ora, ciò significa vorrebbe dire che il comune di Caserta il 14 settembre ha affidato direttamente questo incarico alla società di Dora Corvino, sempre il 14 settembre è stato stipulato il contratto e più o meno la sera stessa il cantiere è stata aperto, visto che non si parla di inizio dell’attività amministrativa, affidamento di lavori, bensì di inizio dell’esecuzione dei lavori.

Quindi, i lavori sono iniziati direttamente il 14, sono iniziati prima, oppure questa determina è una pezza d’appoggio per non perdere il finanziamento, mentre i lavori sono iniziati oltre il limite massimo?

Qui sarebbe necessario che i consiglieri di opposizione, in realtà anche quelle di maggioranza (sic!), Operassero per capire cosa sia avvenuto su questo finanziamento. Se non loro, la prefettura di Caserta, ovvero il distaccamento territoriale del Viminale. In pratica, ci vorrebbe qualcuno che faccia il proprio lavoro.