GLI SPECIALI DI CASERTACE. Bizantina, spesso incomprensibile. Vi spieghiamo in più puntate la legge elettorale delle regionali. Come individuare gli eletti provincia per provincia

31 Luglio 2020 - 19:08

In questo primo articolo, ci occupiamo di quello che abbiamo definito il quoziente demografico, cioè del modo attraverso cui viene stabilito il numero di seggi di rappresentanza, circoscrizione per circoscrizione, cioè provincia per provincia. Lunedì la seconda parte

 

 

CASERTA (Gianluigi Guarino) – Il sondaggio pubblicato poco più di una settimana fa da “Il Mattino” ha proposto una modalità a dir poco discutibile di ripartizione dei seggi in provincia di Caserta nell’area di centrodestra.

Questo sondaggio, che Tecnè avrebbe fatto su commissione di Forza Italia, dunque di Giorgio Magliocca, indica un 13,5% per la Lega, un 11,1% attribuito a Forza Italia e un 9,7% ad appannaggio di Fratelli d’Italia.

Di solito la pubblicazione di un sondaggio si ferma, almeno in questa fase, alla indicazione delle cifre percentuali partito per partito. “Il Mattino”, un po’ stranamente, ha invece interpellato il sessano esperto di stime elettorali Francesco Forte.

Secondo i suoi calcoli, sarebbe sicuro il seggio per la Lega e sicuro quello di Forza Italia. A Fratelli d’Italia viene lo stesso attribuito.

Per cui si è definita una circoscrizione elettorale che, pur nella prevalenza del centrosinistra e nel riconoscimento della vittoria di De Luca, esprimerebbe un pari e patta tra maggioranza e opposizione sulla ripartizione degli 8 seggi che per legge toccano alla provincia di Caserta: 4 al centrosinistra di maggioranza e 4 alle minoranze, di cui 3 al centrodestra e 1 a Cinque Stelle.

Al contrario, se Fratelli d’Italia fosse realmente a quella percentuale e dunque fosse il terzo partito del centrodestra, rischierebbe – secondo noi – di non conquistarlo il seggio, parimenti a quello che succederebbe alla Lega e a Forza Italia qualora andassero ad occupare questa scomoda posizione.

Ora scriviamo seriamente. Ci dispiace per questo Forte, ma forse deve aggiustare un poco il tiro nel metodo di calcolo, magari dando anche un’occhiatina più attenta al testo della legge elettorale, dato che i numeri non tornano e dato che nelle dichiarazioni da lui rilasciate a “Il Mattino” non vengono chiariti dei punti essenziali relativi al modo in cui si ripartiscono i seggi in ragione proporzionale del consiglio regionale.

Questo quarto seggio, che lui attribuisce alle opposizioni nella circoscrizione di Caserta è. come detto, poco probabile, anche se non del tutto impossibile.

Ma se proprio si vuole correre il rischio di attribuirlo, come fai se non parti dal dato complessivo ed aggregato comprendente tutte le cinque circoscrizioni elettorali, che coincidono con le cinque province della Campania?

 

IL QUOZIENTE DEMOGRAFICO

Di questi aggregati, non si ha nessuna traccia nell’articolo de “Il Mattino” e nelle dichiarazioni del dottor Forte.

Solo partendo da questo fondamentale, si può determinare il valore che definiamo l’unico motore dell’assegnazione dei seggi, cioè il cosiddetto “quoziente pieno”.

Nell’allegato del decreto di convocazione dei comizi elettorali, che pubblichiamo in calce, è stato lo stesso De Luca a evitarci, con questo caldo poi sarebbe stato particolarmente deleterio, di impugnare una noiosa calcolatrice.

L’ha fatto fare ai suoi e, in base alla norma, che si fonda sulla demografia regionale, cioè sull’ultimo censimento della popolazione datato 9 ottobre 2011, è fissato a 115.336 campani residenti, che poi è esattamente la stessa cifra utilizzata 5 anni fa.

Ciò vuol dire che, a livello regionale, nei numeri aggregati, frutto della decisione di recarsi o non recarsi a votare dei 5.766.810 campani aventi diritto, si produce un seggio “pieno” (questa è l’espressione utilizzata dagli addetti ai lavori) dei 50 complessivi da attribuire, ogni volta che si raggiunge questa quota.

Dunque, uno sicuro da mettere nel computo della rappresentanza di ognuna delle circoscrizioni, considerando sempre la cifra di 115.336 come primo quoziente demografico.

Ci spostiamo un attimo dal contesto demografico a quello elettorale, dal dato della popolazione complessiva, da cui viene fuori il quoziente demografico, ad una dinamica riguardante il meccanismo dei seggi. Ciò perché, nel momento in cui, nel perimetro demografico, noi andiamo a suddividere le rappresentanze circoscrizione per circoscrizione, provincia per provincia, dobbiamo comunque avere un parametro chiaro rappresentato dal numero di consiglieri regionali da eleggere.

E allora il dato della popolazione complessiva si avvicenda con quello degli aventi diritto al voto, che come potete comprendere, è cosa ben diversa, visto e considerato che esclude tutta quella parte della popolazione che non ha ancora compiuto il 18esimo anno di età.

E allora, dividendo il numero degli aventi diritto per il quorum del quoziente pieno si arriva a 47 seggi. Ma la legge prevede che il numero dei consiglieri regionali sia pari a 50, 51 con il presidente eletto, che entra non in base al riparto proporzionale, ma in base alla determinazione maggioritaria che ha “causato” la sua elezione a governatore.

È chiaro che bisogna lavorare inserendo nel piano di ripartizione, di imputazione dei seggi in ognuna delle province, i cosiddetti resti.

 

IL SISTEMA DELLA RIPARTIZIONE DEMOGRAFICA

Facciamo un esempio: in provincia di Avellino vengono eletti, per definizione normativa, 3 consiglieri regionali. Questa definizione aritmetica non dà, però, rappresentanza a tutta la popolazione irpina, che invece dovrebbe eleggere 3 consiglieri più uno a metà o a un quarto, con una sola gamba o un solo braccio. In poche parole sono 83.148 gli irpini a cui deve essere riconosciuto il diritto di concorrere alla rappresentanza, dato che si tratta di un numero vicino ma non in linea con la fatidica soglia dei 115.336, che farebbe scattare il quarto seggio demografico pieno e che, confrontato all’intera popolazione dei residenti in provincia di Avellino, forma già i 3 seggi pieni appena menzionati.

Gli 83.148, esorbitanti dai 346mila e rotti irpini che esprimono i 3 seggi pieni, rappresentano il cosiddetto resto, ovviamente sempre demografico, della circoscrizione di Avellino.

Veniamo a Benevento: in questo caso, sui 284.900 della popolazione residente, che comprende anche gli under 18, la legge prevede l’elezione di 2 consiglieri regionali. Rimangono fuori 54.228, che sono la differenza tra la popolazione residente e la somma dei due quozienti demografici pieni. Quindi 2 seggi più la possibilità di concorrere all’assegnazione di altri seggi con i resti per un numero di sanniti pari a quella differenza.

A Salerno, a fronte di una popolazione censita nel 2011 di 1.092.876, toccano 9 seggi interi più una “frattaglia” di 54.850.

A Napoli, su 3.054.956 abitanti, toccano 26 seggi pieni, da cui debordano 56.215 indigeni partenopei.

Ci siamo tenuti per ultima Caserta. Qui, come è noto, i 904.921 residenti esprimono 7 seggi pieni più un resto di 97.568. Capirete perché si è parlato sempre di 8 seggi, che non è definizione formale ma fattuale.

Ricordate i 47 seggi demografici pieni? Gli altri 3 toccano alle province che hanno la frattaglia più grande.

Sono Caserta, che con 97.568 si avvicina moltissimo al seggio pieno di 115.336; Avellino con un resto di 83.148 voti e Napoli, con 56.215, che frega per la miseria di 1.365 voti di resto Salerno e per poco più Benevento.

E così siamo arrivati a 50 eletti.

Avellino, dunque, passa da 3 a 4, Caserta passa da 7 a 8, Napoli da 26 a 27, Benevento e Salerno se la prendono nel…e restano rispettivamente a 2 e 9 seggi, con “gli elettori del resto” senza una rappresentanza, perché forse a questo punto, con tali numeri, sarebbe giusto, da parte della Regione, riformulare un po’ le cose o magari portare il numero dei consiglieri regionali a 52.

Il dottore Forte, dunque, ce lo conceda simpaticamente, “dà i numeri”. Ha fatto, come si può ben capire, un mero esercizio di esoterismo. Perché un calcolo anche di proiezione, pur difficile in una competizione elettorale in cui il peso dei candidati nelle liste sposta eccome le percentuali, non può non partire “dal tutto”, cioè dall’aggregato regionale, per essere calato gradualmente in ogni singola circoscrizione.

 

PIÚ CHE UNA RIPARTIZIONE SCIENTIFICA, UNA PRATICA MAGICA

Il 4+4 vaticinato da Forte potrà anche rivelarsi, alla fine, una previsione azzeccata. Ma messa come la mette lui, questa non sarà frutto di un lavoro scientifico, bensì di una sorta di effetto “gratta e vinci” o, ce lo conceda ancora, di una grande botta di…

Le condizioni del 4+4 bisogna trovarle aritmeticamente partendo dalla variabile indipendente del quoziente demografico regionale, dei 115.336 da cui tutto il resto discende.

E allora, se tutto discende, adesso vi spieghiamo, cercando di essere possibilmente chiari e semplici, come funziona il gioco.

Dunque, per chi non lo avesse ancora capito, la determinazione del quoziente dei 115.336 cittadini residenti ha una matrice demografica che lo possiamo ben chiamare “quoziente demografico”. È un numero fisso perché viene fuori dai valori del censimento del 2011, e lo sarà fino a quando, presumibilmente l’anno prossimo, non verrà fatto un nuovo censimento. Serve per stabilire la ripartizione delle rappresentanze provincia per provincia, così come le abbiamo illustrate e declinate prima. Valori, questi, che rappresentano a loro volta dei numeri fissi, sia per quanto riguarda i quozienti pieni demografici sia per quanto riguarda i tre resti (Caserta, Avellino e Napoli) ugualmente demografici.

Il calcolo si opera, allora, sul dato demografico, cioè dei residenti, perché un rappresentante della comunità, in questo caso un consigliere regionale, ricopre (almeno così dovrebbe essere in teoria) la sua carica in nome e per conto di tutto il popolo, di quelli che hanno compiuto i 18 anni e hanno il diritto al voto ma anche, e forse soprattutto, di quelli che 18 anni non li hanno ancora e che sono portatori di diritti finanche più importanti di quelli degli over 18.

Dunque, a Caserta, i 7 consiglieri regionali, più i 90mila e passa residenti esorbitanti dai seggi pieni, non rappresenteranno i votanti o i voti validi, bensì tutti i residenti, neonati compresi. Per questo motivo, il quoziente “fisso” di 115.336 serve a determinare anche la rappresentanza casertana in relazione a tutti gli oltre 900mila residenti di questa provincia. E la stessa divisione, con il dividendo costituito sempre dallo stesso numero fisso del quoziente demografico si opera in ognuna delle province dove il divisore sarà definito dal numero dei residenti censiti, 3 milioni e passa a Napoli, 1 milione e passa a Salerno e così via.

 

CLICCA QUI PER LEGGERE IL SONDAGGIO DE “IL MATTINO”: 2020072301962003836