I NOMI. “Bastardi”. Offese e sospetti tra gli avvocati accusati di comprarsi i giudici di pace a colpi di regali. Le borse di lusso e soldi contanti
13 Febbraio 2026 - 16:37
SANTA MARIA CAPUA VETERE – Ci sono conversazioni informali, risate e qualche parolaccia. Ma anche la ricostruzione precisa di un meccanismo corruttivo che, secondo quanto scoperto dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Caserta, sarebbe andato avanti per anni negli uffici del Giudice di pace di Santa Maria Capua Vetere. Al centro di questo caso, come raccontato ieri, la giudice di pace Maria Gaetana Fulgeri e un gruppo di avvocati del foro sammaritano: Giuseppe Luongo, Vincenzo Castaldo, Michele Zagaria e Michele Chirico (CLICCA E LEGGI LE ACCUSE).
Le carte dell’inchiesta, basate su intercettazioni ambientali e servizi di osservazione, dipingono un sistema collaudato. I legali patrocinavano cause per risarcimenti danni da sinistri stradali. Secondo gli investigatori, molti di quegli incidenti non erano mai avvenuti. Il giudice emetteva sentenze favorevoli. In cambio, arrivavano regali di lusso e, in almeno un’occasione, una busta con 5.000 euro in contanti.
La consegna nel parcheggio
Il 17 dicembre 2024 i finanzieri monitorano l’area antistante gli uffici giudiziari. Vengono osservati gli avvocati Luongo e Castaldo mentre si avvicinano all’auto della magistrata, una Toyota Aygo, e collocano qualcosa nel bagagliaio. Poco prima, anche Zagaria e Chirico erano stati notati mentre trasferivano una confezione regalo a marchio Gucci dal proprio veicolo a quello della giudice.
La sera stessa, nello studio di Luongo, una microspia registra una conversazione con un collaboratore. L’avvocato riferisce che quella mattina era stata consegnata alla giudice una somma di denaro, 2.500 euro ciascuno da parte sua e di Castaldo, inserita in una busta e occultata all’interno della confezione di una bottiglia di champagne Dom Pérignon. In precedenza, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la magistrata era stata informata dell’intenzione di farle un piccolo dono e avrebbe espresso apprezzamento senza richiedere chiarimenti.
I contrasti tra i legali
Nella stessa conversazione emergono tensioni tra gli avvocati. Luongo manifesta risentimento nei confronti di Zagaria e Chirico, ritenendo che non avessero rispettato un accordo iniziale che prevedeva una consegna coordinata del denaro. Secondo la sua ricostruzione, i due colleghi avrebbero dovuto accompagnare la consegna di una borsa Gucci, del valore di circa 4.000 euro, con un riferimento esplicito alla scelta condivisa di contribuire anche in contanti. Ciò, sempre secondo quanto captato, non sarebbe avvenuto. “Quei due bastardi”, li chiama Luongo. “Hanno fatto un poco i furbacchioni.”
Luongo sottolinea inoltre che si trattava della prima volta in cui lui e Castaldo optavano per il denaro contante, avendo in precedenza preferito regali di valore, come buoni acquisto presso gioiellerie di prestigio, collane con diamanti e occhiali costosi. Nelle intercettazioni l’avvocato lascia intendere un senso di disagio legato all’entità delle sentenze favorevoli ottenute, citando in particolare un recente risarcimento di 30.000 euro.
Tre giorni dopo la consegna, il 20 dicembre, Luongo incontra nuovamente la giudice in tribunale. Le telecamere riprendono un breve scambio: la magistrata compie un gesto di ringraziamento con le mani, accompagnato da parole di cortesia. Rientrato in studio, l’avvocato riferisce al collaboratore che la consegna era andata a buon fine e che non vi erano state obiezioni, raccomandando al tempo stesso la massima riservatezza per evitare conseguenze gravi.
Le sentenze contestate
L’inchiesta passa quindi in rassegna diversi provvedimenti emessi nel 2024 e nel 2025. Tra questi, una causa patrocinata formalmente dall’avvocato Santagata ma discussa in aula da Luongo, con un risarcimento di circa 12.000 euro oltre spese; un procedimento seguito da Zagaria e Chirico con un indennizzo di 14.000 euro; e due cause curate da Castaldo, per complessivi 16.000 euro circa.
In una conversazione precedente, Luongo aveva commentato con un collaboratore l’emissione di una sentenza favorevole, spiegando che, una volta incassate le somme, sarebbe stato opportuno destinare una parte del denaro a un ulteriore regalo per la giudice, manifestando incertezza su quale dono scegliere.
Secondo il prospetto della cancelleria del Giudice di pace, nel periodo considerato risultano numerose sentenze favorevoli ai quattro legali. Gli investigatori evidenziano inoltre che diversi sinistri oggetto delle cause vedevano coinvolte persone con precedenti penali o veicoli privi di assicurazione.
La consapevolezza del rischio
Dalle intercettazioni emerge anche la consapevolezza, da parte degli avvocati, della delicatezza della situazione. Più volte viene richiamata la necessità di mantenere il massimo riserbo per evitare che la notizia si diffonda. In particolare, si teme che un’eventuale esposizione pubblica possa determinare gravi conseguenze.
Uno dei legali manifesta preoccupazione su come giustificare ai clienti il prelievo di somme in contanti da destinare alla magistrata; un altro evidenzia di non avere tale difficoltà, in quanto le cause e i relativi risarcimenti riguardavano direttamente la propria clientela.
Il significato dei regali
La difesa degli indagati, avrebbe evidenziato la distanza temporale tra alcune sentenze e la consegna dei doni. Ma per la Procura di Roma, competente su giudici e magistrati di Santa Maria, questo non è rilevante. La Cassazione, spiegano gli inquirenti, ha chiarito che la corruzione in atti giudiziari può essere anche “susseguente”: ciò che conta è che il magistrato abbia accettato denaro o utilità per un atto già compiuto, venendo meno al dovere di imparzialità. E la consapevolezza della Fulgeri, secondo l’accusa, emerge proprio dal suo comportamento. Accettare una busta con 5.000 euro nascosta in una confezione da champagne. Ricevere una borsa Gucci da 4.000 euro. Ringraziare sottovoce, nel parcheggio, invitando l’avvocato ad abbassare il tono di voce. E, in un’altra occasione, rifiutare un buono acquisto da un ottico davanti ad amici di famiglia, per poi accettarlo in privato.
