“Il gioco delle tre carte non è una truffa”. Lo dice la Cassazione che salva un 52enne

2 Dicembre 2019 - 17:00

CAIVANO – Crediamo sia capitato a tutti di trovarsi, all’uscita dalla stazione dei treni di Caserta, Aversa ma più spesso in quella di Napoli, dinanzi al tavolino con poggiate delle carte, solitamente tre, e dietro, spesso non giovanissimo, un croupier pronto a sfidarci nel gioco, con tanto di fanclub ai lati. E quante volte avete esclamato “Che truffa il gioco delle tre carte!“. Beh, da qualche giorno, non potrete dirlo più così a cuor leggere perché potreste rischiare una querela.

Secondo una sentenza della Cassazione resa nota pochi giorni fa, decisione ha salvato dalla pena un 52enne di Caivano e una sua “complice” di 39 anni, il gioco delle tre carte non è una truffa perché chi conduce il gioco non mette in atto alcun artificio e raggiro, ma solo una particolare abilità nel muovere le carte, che inducono al giocatore a confidare nel caso, non una vincita in denaro sicura o probabile. Nel caso preso in esame dagli ermellini, invece, si parlava del gioco delle tre campanelle, ma il risultato non cambia. La scelta finale di puntare dei soldi e mettersi alla prova nasce da un’espressione di libertà del giocatore, che non è in alcun modo obbligato a partecipare. Altro elemento di rilievo è che il banco induca a credere – tramite complici – che indovinare la carta giusta non sia un’operazione impossibile. Anche qui la Cassazione ritiene che non ci sia alcun illecito perché la scelta di giocare e puntare del denaro è sempre rimessa ai giocatori, anche se spinti a sopravvalutare la propria prontezza di riflessi.