IL RETROSCENA MARCIANISE. Una firma digitale falsa, la guerra del Siad, i concorsi per le assunzioni. Ecco su cosa hanno litigato Velardi e Spasiano

20 Febbraio 2019 - 17:19

MARCIANISE – Si sono amati e non poco. Per due anni il loro rapporto è filato liscio, liscissimo. D’altronde, se non fosse stato così, quell’autentico obbrobrio consumato alle spalle e ai danni dei cittadini marcianisani, cioè la convenzione con l’Interporto, non si sarebbe mai potuto realizzare in considerazione dell’improntitudine, della incredibile sfrontatezza, dell’esplicita strafottenza, di cui quel documento – che si fa beffa di leggi e norme (andate a leggere le nostre tre puntate nella sezione Inchieste) – è intriso.

Il sindaco Antonello Velardi e il dirigente dell’Utc e del Suap Gennaro Spasiano, arrivato a Marcianise come garante di Giuseppe Barletta e dell’Ise non potevano non andare d’accordo.
D’altra parte Spasiano era già gradito all’Antonello Velardi non ancora sindaco, ma ormai certo di diventarlo grazie all’osceno colpo di mano, all’autosospensione dello Statuto del partito e dei diritti umani, consumato da Matteo Renzi, il quale poi non si può lamentare più di tanto se sta passando i guai materiali ed emotivi che sta passando.

Ma da quando si sono cominciate a “rompere le giarretelle” tra i due?

Potremmo suddividere temporalmente la crisi che ha fatto scoppiare la coppia che ha messo in piedi, venendo probabilmente da lontano, da tempi diversi rispetto a quelli del presente (ricordate la presenza di Velardi nel 2014 alla riunione tra Comune e Ise?) in tre capitoli.

Tutto inizia l’estate scorsa, quando la necessità e la volontà di continuare a dar permessi a costruire, ad alimentare il rapporto, spesso improprio, tra settore privato – cioè quello delle imprese – e settore pubblico – leggasi amministrazione comunale – rese necessario, agli occhi di Velardi, la definizione di un nuovo Siad, detto in prosa Pip, della città di Marcianise.

Non è che Spasiano fosse contrario a priori. Il fatto è che con ogni probabilità a divergere furono le differenti visioni, o forse ambizioni, rispetto alla ragion d’essere di questo nuovo Siad.

Tra una cocomerata e un’ombrellonata nei pressi dell’azienda Lea, Velardi, non a caso molto presente durante tutta l’estate a Marcianise – al punto che dalle casse del Comune, solo per il mese di luglio, uscirono 9mila euro (CLICCA QUI) – non è improbabile che i due litigarono.

Fatto sta che Gennaro Spasiano, per la prima volta dopo più di due anni, sicuramente da quando era diventato un dirigente a tempo indeterminato, lasciò la sua stanza molto contrariato.

Quando vi tornò, lesse la sua firma digitale sulla determina con la quale Luigi “Gigetto” Colella assumeva l’incarico di redigere il nuovo Siad.

Ora, sicuramente noi di Casertace, che non abbiamo stima né dell’uno né dell’altro, faremmo fatica a credere al fatto che quella firma comparve in maniera misteriosa.

Ma a quanto pare, Spasiano sarebbe in grado di dimostrare che quel giorno lui era ricoverato in ospedale.

Ora, pensare che possa accadere qualcosa per la presunta firma falsa di Gennaro Spasiano in un posto in cui più di 230 firme (di cui un paio di detenuti al 41 bis), rivelatesi false in quanto disconosciute sotto giuramento testimoniale da altrettanti marcianisani, non hanno determinato nulla in termini di conseguenze giudiziarie e anche amministrative sull’esito delle votazioni che hanno decretato Velardi sidnaco, più che speranza rappresenta velleità.

Comunque, i fatti, secondo il dirigente sono andati così e non sta certo a noi stabilire se questa è o non è una notizia di reato.

A nostro modestissimo avviso lo è. Ma chi siamo noi? Non ci tocca certo l’obbligatorietà dell’azione penale che la Costituzione attribuisce al terzo potere dello Stato, cioè alla magistratura.

Secondo capitolo: da un anno e mezzo a questa parte il Comune di Marcianise ha battuto tutti i record di assunzioni di staff operate attraverso l’utilizzo dell’ex articolo 110 del Tuel, che dà al sindaco la possibilità di prendere chi gli pare garantendo anche stipendi da 100mila euro all’anno (CLICCA QUI), e a plafond esaurito, perché lo strumento non è utilizzabile al di là di un certo numero di assunzioni, attraverso l’utilizzo di una commissione giudicatrice presieduta dal dirigente del settore a cui afferisce l’assunzione.

Quando questo giornale, con l’opposizione che si è accodata, ha cominciato ad esercitare un controllo ferreo di queste procedure, certi discorsi di sono complicati.

Nel giorno in cui i consiglieri comunali Dario Abbate e Pinuccio Moretta, neo vice-segretario provinciale del Pd, hanno presenziato alla prova orale di uno di questi concorsi, la direzione e l’esito dello stesso hanno deviato rispetto a quello che era stato, in qualche modo, l’auspicio e il desiderio rispetto ai quali il sindaco aveva incrociato le dita.

Insomma, non vinse Teresa Bizzarro.

Ovviamente Velardi, che ha il caratterino che ormai tutti conoscono, non la prese molto bene. Ci fu uno scambio di battute con Spasiano alla fine del quale il sindaco omaggiò la sua cistifellea di un altro buon mezzo litro di bile sparata a fiotti da suo fegato.

L’ultima questione, la terza, la più importante e forse la più grave, la leggerete domattina.

 

G.G.