LA FOTO. AVERSA. OPS! Dopo il nostro articolo ricompare il basolato UNESCO, lungo la Variante. A Sagliocco e alla D’Angelo: dimostrate che quello scardinato è stato conservato. Fatelo con una foto che dimostri che è proprio quello, altrimenti è reato
12 Giugno 2026 - 11:23
La fotografia ritrae il dettaglio delle pietre vesuviane che nella porzione di viale Kennedy, a differenza di quello che è successo in viale della Libertà…
AVERSA (g.g.) – Sarà una combinazione, forse questo tipo di attività del cantiere risale a qualche giorno prima della pubblicazione del nostro articolo, come sempre corredato da un completo quadro normativo, però è capitato di recepire una fotografia, realizzata il giorno dopo la pubblicazione dell’articolo in questione, in cui si nota una modalità differente del lavoro sul bordo della nuova pista ciclabile tracciata lungo la variante o viale Kennedy che dir si voglia, rispetto a quello che è stato fatto nella porzione di viale della Libertà.
Come potete vedere dall’immagine, il basolato del cordolo e della zanella non viene più toccato. Oddio, a nostro avviso l’operazione a regola d’arte sarebbe stata quella di ricostruire in base a un adeguamento necessario alla pista ciclabile e reincastonare l’antico basolato di pietra vesuviana, patrimonio dell’Unesco. Ma si sa che il livello dell’ufficio tecnico del Comune di Aversa è quello che è e dunque ci si deve accontentare.
Resta però da stabilire dove diavolo sia finito tutto il basolato scardinato e non più reinserito in cordoli e zanella. Stando alla risposta, a nostro avviso del tutto insufficiente, resa dalla dirigente dell’Utc, ingegnera Danila D’Angelo, ad un’interrogazione presentata dal consigliere di minoranza Dino Carratù, questo sarebbe stato riparato in un immobile – ci dicono aperto – di via Frattini.
Attenzione, però. Come pure abbiamo scritto l’altro giorno, c’è una condizione esplicitata in due parole di inciso: la D’Angelo infatti afferma che il basalto sarebbe stato riparato in via Frattini, salvo spazio a disposizione. A questo punto il Comune deve fare una cosa molto semplice, un’operazione di trasparenza: dimostrare che il basolato è stato conservato e che è esattamente quello scardinato scelleratamente e non più reincardinato nel cantiere della pista ciclabile della variante.
Dunque, capito Sagliocco? Capito, D’Angelo? Non basta una fotografia di un basolato ammucchiato qualsiasi, il Comune deve dimostrare che le pietre laviche sono esattamente quelle asportate dal cantiere di viale della Libertà, perché attenzione, al netto della disattenzione di quei fresconi della Soprintendenza e di un responsabile dell’area di Aversa – ci chiediamo per quale motivo il soprintendente reggente Mariano Nuzzo non lo cambi – alla luce di tutti i disastri che sono stati consentiti in città, primo fra tutti quello del palazzo acquistato dall’ingegnere Pitocchi e su cui abbiamo condotto una grande battaglia (clicca e leggi), disperdere o far sparire un basolato vesuviano, patrimonio dell’Unesco, è un reato.

