LA NOTA. Il segretario comunale rompicoglioni infilzato dalla commissaria di SAN FELICE Macchiarella. Quella riunione in Prefettura per l’incarico al comandante dei vigili di CELLOLE distante 73 chilometri

4 Luglio 2022 - 13:50

Non vi sveliamo tutto perché domani o massimo per metà settimana racconteremo in una seconda puntata altri elementi di questa storia che a noi di CasertaCE, che però vita ed opere dei “prefettizi” raccontiamo da decenni, non stupisce

SAN FELICE A CANCELLO (g.g.) –  Il segretario comunale Giuseppe Principe è un rompicoglioni, un rompiscatole? Sicuramente, sì. Anzi, tecnicamente, sì.

Si può essere, però, rompicoglioni e rompiscatole facendo di questa attitudine un elemento che va ad intralciare i percorsi di funzionamento di un ente, di un ufficio. Oppure, diversamente, si può esserlo avendo acquisito questa condizione cronica vivendo da mosca bianca nel contesto dei comuni meridionali, campani e casertani in particolare.

Diciamo che tu sei nato alla rovescia, all’incontrario e ritieni che tutto ciò che è scritto nel codice civile, nel codice penale, nel codice amministrativo, nel Tuel, in ogni legge, in ogni tipo di decreto, significhi esattamente quello che significa. Ad un certo punto ti sforzi pure di fare la trastola, ma proprio non ci riesci. Dunque, quando ci è scritto bianco è bianco e non “bianco, ma…” oppure “bianco, se…”.

Giuseppe Principe, a nostro avviso, fa parte di questa categoria. La manifestazione del proprio carattere, da noi verificata da quando ci occupiamo con maggiore frequenza delle cose riguardanti il comune di San Felice a Cancello, diventa, anzi, appare scollegata da una visione razionale delle cose del mondo e in particolare delle cose della pubblica amministrazione. Di solito, queste persone appaiono come dei bastian contrari, non gli va bene nulla e si ha la sensazione che abbiano la necessità di creare conflitti, anche quando non ce ne sarebbe ragione. E’ un po’ come accade nei condomini, si litiga a prescindere, perché quello rappresenta una modalità per riempire la giornata e per cibare il proprio carattere.

Ora, se riavvolgiamo il nastro degli avvenimenti consumatisi a San Felice a Cancello prima della caduta dell’amministrazione di Giovanni Ferrara, lo troviamo sempre dentro alle storie più controverse, in stabile conflitto con soggetti come l’antitetico dirigente Bernardino Ciccozzi e anche al centro di episodi apparentemente inquietanti come, ad esempio, del furto di alcuni documenti dal suo ufficio a scopo, almeno a quanto sembrò a suo tempo, puramente intimidatorio.

Quelli che vivono, come si suol dire, “con la guerra in testa” hanno però il diritto – un diritto sacrosanto – di diventare oggetto di un’analisi che consideri le loro manifestazioni esteriori, relazionandole sempre, instancabilmente ad atti e circostanze dettagliatamente esplorati e rifuggendo, invece, da ogni pigrizia interpretativa di fatti evidentemente esaminati in maniera corretta, non seriamente approfonditi, studiati, che di quei comportamenti sono la premessa, la causa.

Quando Principe litigava con Ciccozzi, sviluppavamo articoli molto lunghi, essendo sempre preoccupati di convincere, prima di tutto noi stessi e poi i lettori, sull’esistenza di una ragione o di un torto quale conseguenza di una precisa ricostruzione di fatti documentati, rispetto ai quali il lettore avrebbe avuto sempre tutti gli strumenti per dissentire dalla nostra interpretazione degli stessi. Insomma, se abbiamo invitato Ciccozzi a replicare e lui non l’ha fatto mai, vuol dire che molto probabilmente Principe aveva ragione e lui aveva torto.

Per cui, il rompicoglioni, il rompiscatole può diventare un piantagrane nefasto, negativo, irragionevole oppure non può non diventarlo, manifestando la sua dialettica e la sua attività epistolare serrata a fin di bene, cioè per correggere procedure ritenute non rispondenti alla leggi oppure attuata per aggirarla. Se il “cacacazzo” starà dal primo lato o dal secondo, ciò potrà essere validamente stabilito solo in base ad un’analisi oggettiva, positivista dei fatti in contesa, senza stare lì a pensare alla carta d’identità, agli occhiali, al deodorante che usa o non usa l’erogatore delle procedure.

Perché una discussione, anche dura, anche accentuata nei suoi toni, su questioni di carattere amministrativo è una cosa terribilmente seria e anche auspicabile, perché più si sa, più se ne sa e maggiore è la possibilità di migliorarne il contenuto. Più l’opinione pubblica viene messa al corrente e più diminuisce il rischio che qualcuno ceda alla tentazione di intraprendere scorciatoie che col “bianco e basta”, cioè in funzione di un’applicazione, di un rispetto letterale del codice civile, del codice penale, del Tuel eccetera non c’entrano nulla.

Il rompicoglioni è tutto sommato una specie che va protetta. Ciò perché è indifesa e offre la possibilità a chi ne viene disturbato per trovargli mille difetti mille ragioni per dargli del pazzo, dello squilibrato eccetera, così spostando l’attenzione su questioni che al cittadino contribuente ed elettore non interessano, tutto sommato, un fico secco. Questo perché il rompicoglioni non è uno stratega, ha la miccia corta, come si suol dire, e scoppia ad ogni pié sospinto.

Nel momento in cui, in questi giorni, Principe apre una contesa anche con la commissaria prefettizia Savina Macchiarella si butta automaticamente la zappa sui piedi.

Quelli che lo odiano e se ne vogliono liberare potranno tranquillamente dire: “Avete visto? Quel Ciccozzi non era buono, Ferrara non era buono e ora non lo è nemmeno la vice-prefetto Macchiarella. Vuol dire che il problema è lui”.

La zappa sui piedi c’è perchè reagendo sempre emotivamente, Principe consente al senso comune di questa provincia che alberga, come ben sanno i nostri lettori, in diverse stanze della Prefettura di Caserta, per le quali occorrerebbe un giorno sì e l’altro pure il ricorso all’esorcista, magari utilizzando le stesse attrezzature utilizzate di notte per spargere acqua e disinfettante sulla strade urbane, di spostare l’attenzione, come cennavamo prima, il baricentro dell’analisi valutativa sulla tipologia delle reazioni caratteriali di Principe, che diventa una sorta di velo, forse una foglia di fico in grado di nascondere e di proteggere certe decisioni che, seppur legittime, sono perfettamente in linea con le tradizioni della nostra prefettura, la quale, come abbiamo detto sempre, da sei o sette prefetti a questa parte, è uno dei più insidiosi potentati di burocrazie che, trincerandosi dietro ai titoli e alle funzioni dei vice-prefetti, ritengono di poter fare cose che sicuramente indurrebbe anche la pigra magistratura locale ad intervenire nel caso in cui fossero i sindaci a svolgere le loro potestà alla maniera di certi commissari.

Per cui, questa è un’ulteriore dimostrazione, a nostro avviso, che poi non tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Visto che il comportamenti di alcuni viene segnalato come una specie di diritto alla zona franca, derivato da un titolo, dall’esercizio di un potentato, grazie al quale i sindacati giudiziari, i contrappesi della democrazia si dimostra più loffi che mai.

Vogliamo parlare di come il signor Luigi Palmieri, oggi in pensione, ha chiuso brillantemente la propria carriera da commissario del comune di Carinaro, mentre il suo collega Vincenzo Lubrano sedeva sulla poltrona di commissario nella confinante Gricignano? Vogliamo parlare della liaison tra Palmieri e quel professore di tante cose che è Davide Ferriello, al quale abbiamo dedicato decine di articoli, ingegnere uscito dal cilindro di Giggino a’ purpett, prodotto dei Cesaro? Oppure vogliamo parlare della delibera firmata quatto quatto il 31 dicembre con atti istruiti il 24 dicembre, attraverso cui Palmieri, con i poteri del consiglio comunale, approvava in pratica una mega variante al Piano regolatore vigente, dando la stura al famoso permesso a costruire chiesto ed ottenuto da mister Ferdinando Canciello su circa 250 mila metri quadri di terreni agricoli? Vogliamo parlare di mister Aldo Aldi e di chi ha nominato al vertice dell’Ufficio Tecnico di Grazzanise quando era commissario di questo comune e che dunque è stato delegato a gestire delicatissimi immobili confiscati al clan dei Casalesi e alla famiglia Schiavone? Potremmo continuare per ore.

Quindi, almeno, ai nostri occhi è almeno parimenti rilevante rispetto alle esternazioni e ai comportamenti del bizzoso Giuseppe Principe il fatto che la prefettura di Caserta ha scritto negli ultimi 30 anni una storia deplorevole per il modo con cui ha gestito i comuni commissariati, compresi quelli sciolti per infiltrazione camorristica dove, magari, il commissario arrivava da un altro territorio, ma i suoi sub erano sempre incardinati nelle già citate stanze dell’esorcista.

Qualche giorno fa, si è svolta una riunione nell’ufficio della neo commissaria del comune di San Felice, Macchariella. Presenti Giuseppe Principe, ma anche Pasqualino Emerito, oggi comandante dei vigili urbani di Sessa Aurunca, uno che ci rompe le palle da anni dicendo che Ambrosca, suo rivale storico al comune di Cancello ed Arnone in cui è stato sindaco, è un camorrista o giù di lì e che poi, quando c’è da ficcare, bene è sempre in prima fila. Emerito scortava il suo amico Pierluigi Casale, capo dei vigili a Cellole.

E questo qua mo’ ci mancava a San Felice a Cancello per completare un presepe già molto assortito.

In un paio di occasioni, credendo di essere Gigi il Bullo, ha pensato di farci paura con delle minacce di querela, che stiamo ancora aspettando che ci vengano notificate. Ma il problema non è questo, magari questo è solo il nostro punto di vista e Casale, di cui non abbiamo colto il talento, è la reincarnazione dell’ispettore Callaghan e dell’ispettore Derrick.

Collegata telefonicamente alla riunione c’era anche la signora Maria Angela Terribile, segretaria comunale a Grazzanise.

A dire il vero, ad essere proprio precisi, perché lo staff di fedelissimi della dottoressa Machiarella fosse al completo mancava un ultimo personaggio: Salvatore Fattore da Sparanise, più volte aggregato agli staff della vice-prefetto, ma stavolta impossibilitato a raggiungerla a San Felice perché assunto con il centodieci dal comune di Marcianise.

Sapete che facciamo? Ci fermiamo qui. Ne prossimi giorni vi diremo cosa è successo in quella stanza e soprattutto cosa è successo dopo al comune suessolano.

Ovviamente, in queste fasi successive che riserviamo al racconto della seconda puntata, quel fracassone rompicoglione di Principe non ne ha, come spesso gli capita, indovinata una, offrendo il suo petto alla maniera di San Sebastiano, al cospetto delle frecce acuminate scoccate dalla falange prefettizia. Detto questo, però, noi rimaniamo convinti che la ragione, quella che non parte dalla carta d’identità anagrafica e caratteriale, ma dai contenuti di una questione, di un problema, di un tema, penda dalla sua parte e che se questo non si evidenzia, se lui rischia a questo punto anche di essere etichettato e archiviato come un rompicoglioni dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere è perché offre, prima a Ciccozzi, oggi alla Macchiarella, un fianco scopertissimo affinché questi possano dire “vabbè, dove andato è andato ha fatto bordello, ha piantato grane. E ‘uno che cerca rogne”.

Però, avendo questo giornale totale disistima dell’80% dei funzionari e dei dirigenti in provincia di Caserta – disistima professionale, per carità, nulla contro le persone, tutte rispettabilissime fino a prova contraria – cercheremo fare l’operazione opposta da quella subita da Principe e quelli come lui. Cercheremo, dunque, di spostare il baricentro delle analisi dalle mattane di Giuseppe Principe, ai motivi, ai contenuti che le attivano e ne rappresentano la ragion d’essere.

Dottoressa commissaria vice-prefetto Macchiarella, amico Pasqualino Emerito, Gigi Casale e segretaria Terribile, tornerete presto a leggerci.