L’EDITORIALE AVERSA. Il grido di battaglia di Marco Villano, “E ora si comincia a far politica”. Aristotele, Graziano e i primi incontri con Adriano Pozzi e Yari Cecere

12 Maggio 2021 - 13:18

Come avevamo promesso, seguiremo con grande attenzione le mosse del neo super assessore dicendo, già da ora, che siamo a disposizione qualora lui volesse utilizzare il nostro giornale per esprimere le sue opinioni e replicare ai nostri articoli, con la garanzia, del resto data ad ognuno che ci ha scritto in dissenso, in passato, di pubblicare tutto fino all’ultima virgola, riservandoci, ovviamente di replicare civilmente

 

di Gianluigi Guarino

E ora cominciamo veramente a fare la politica“. Felicitazioni vivissime dal suo aldilà del signor Aristotele, lo stagirita. Nel ventunesimo secolo, dunque, c’è qualcuno che a 2.500 anni di distanza, si ispira, per il suo agire nella cosa pubblica, alla più importante opera del filosofo dei filosofi.

Mettiti

a dormire tranquillo, amico Ari. Dai tuoi tempi, è passata tanta acqua sotto i ponti e non ti hanno nemmeno usato la cortesia di definire il loro agire con un nome diverso da quello che innalzasti a categoria suprema del buon vivere. Questi qua non sono come tu li definisti, in senso positivo, “degli
animali politici
“, “politikòn zòon“. Questi, sono animali e basta. Però, usano ancora impropriamente la parola più nobile del bene comune.

Animali, nel senso che sono assolutamente determinati nel raggiungimento dei propri obiettivi sempre difformi, al di là delle dichiarazioni di intenti a cui nessuno più crede, ad una tensione verso il benessere del popolo e sempre, al contrario, conformi ai fatti propri o a quelli di una lobby che poi ritorna buona quando c’è da presentarsi alle elezioni e c’è da sostenere in ogni modo le campagne elettorali.

E ora cominciamo veramente a fare la politica“, un vero e proprio grido di battaglia nelle prime parole pronunciate dal neo assessore, anzi, dal neo super assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica, cioè uno che ha acquisito il doppio delle funzioni di cui era titolare Benedetto Zoccola. Il doppio, in termini di quantità, il triplo, se non addirittura il quadruplo, in termini di peso specifico.

E allora, è giusto che avendo introdotto, seppur utilizzando con il registro dell’ironia, la politica in quando categoria del vivere universale, noi qualcosa la diciamo sull’evoluzione (si fa per dire, mai parabola fu più discendente ed involuta) di questo termine. Attenzione, noi non siamo abituati a formule liquidatorie finalizzate a se stesse. Non siamo stati e non saremo mai grillini. Non lo siamo stati e non lo saremo perchè, come abbiamo scritto più volte, se loro sono 5 stelle, CasertaCe è tremila stelle, per quel che riguarda l’austerità e la fermezza, non parolaia, con cui affronta i temi della moralità in politica.

Qui, in questo giornale, non leggerete, mai, infatti, frasi tranchant. Qualche definizione dura, sì, ma sempre quale conseguenza logica di un ragionamento e di un’argomentazione, impegnativamente esposte attraverso uno sforzo tutto culturale.

Cos’è, allora, “la politica” nella nostra provincia e quindi anche ad Aversa? Uno strumento di abilità, di scaltrezza. Una manifestazione di eccellenza nell’arte della cazzimma. Esattamente, cioè, il contrario di quello che scriveva Aristotele nella sua opera magna, a cui dette proprio il nome di “Politica”.

Per cui, se Marco Villano dice “ora bisogna fare politica“, non parla certo della politica teorizzata da Aristotele, ma va ad incrociare una nuova filosofia del vivere, che è partendo dalla prassi, ha costruito di fatto, una struttura teoretica. Un percorso i cui interpreti hanno voluto stravincere, sottraendo alla parola “Politica” tutto quel bene (comune) che Aristotele e poi gli aristotelici e ancora poi tanti altri, utilizzarono come suo tessuto connettivo e come sua linfa vitale.

Marco Villano è una brava persona, fino a prova contraria. Ma è un prodotto tipico di quella scuola di pensiero, interpretata da chi ha deciso di fare “la politica” per professione. Il che, di per sè, non costituisce necessariamente un male, se non fosse per il dato di fatto che, dalle nostre parti, la politica intesa alla Marco Villano, è strumento utilizzato da singole persone o da gruppi ristretti di persone per raggiungere livelli di vita significativi, una cospicua ricchezza materiale e una capacità di esprimere peso specifico attraverso la potestà, leggasi potere.

Attenzione, ripetiamo, avendo captato questa frase, stiamo utilizzando Marco Villano come un format, come un esempio tipico, forse addirittura, per quanto è stato attento interprete del modus esistenziale del suo maestro Stefano Graziano, un archetipo di quello che è il percorso culturale che poi diventa terreno di coltura per la degenerazione morale e poi materiale, all’interno dei processi amministrativi, cioè di gestione della cosa pubblica, leggasi, “dei soldi pubblici“.

Ad ognuno il proprio maestro: Aristotele aveva Platone, Marco Villano ha Stefano Graziano. La differenza c’è e si vede, perchè difficilmente, il più volte citato stagivita avrebbe incontrato i costruttori, gli imprenditori del suo tempo. Ma non perchè ne diffidava a priori, ma in quanto era fortemente radicato, nella sua mente, il pensiero che ogni interesse particolare dovesse essere comunque sotteso all’interesse comune. Per cui, c’era la comunità e poi tutto il resto.

Non a caso, Aristotele che da questo punto di vista, in maniera molto maccheronica, può essere considerato, per dirla alla Antonello Venditti, vagamente socialista, si scontrava con i sofisti, con Antifonte, di impostazione sempre molto maccheronicamente più liberale, secondo i quali la polis, nel nostro caso Aversa, limita, con le proprie leggi, la natura dell’uomo portato all’affermazione della propria individualità.

Per cui, ai sofisti la parola “politica” così come la intendeva Aristotele, risultava significativamente indigesta proprio perchè la consideravano una sorta di camicia di forza.

Al contrario, la nuova filosofia ha ridotto, ha avassallato questa parola, unendola ad un terzo tipo di interesse che non è, nè quello comunitario aristotelico, nè quello meramente liberale, umanista e, per certi versi, perchè no, individualista, di Antifonte e dei sofisti. La politica di oggi, quella enunciata da Marco Villano, serve, infatti, da un lato, a promuovere le carriere politiche, dall’altro, a riempire il portafogli di determinati gruppi imprenditoriali.

A monte, c’è sempre un accordo. Ci sono sempre due persone che si fiutano e si capiscono, ritenendo di avere delle affinità nella visione delle cose. Quando, anni fa, Marco Villano si presen8tò a sindaco, l’imprenditore Adriano Pozzi, fratello del deceduto Alfredo Pozzi, una famiglia con grandi interessi nella logistica, nella distribuzione alimentare, puntò su Villano e gli fornì un grandissimo aiuto in campagna elettorale.

L’esito non positivo delle elezioni non segnò la fine del rapporto, anzi lo rafforzò anche grazie all’inserimento diretto nel meccanismo di Stefano Graziano che avendo dovuto scegliere di fare la politica, sempre “quella politica”, nell’agro aversano, in quanto l’unico sentiero possibile per lui era costituito da una candidatura al consiglio regionale, da curare a colpi di voti di preferenza, “si andava a sedere” con gli imprenditori, non certo con il popolo, per il quale la costruzione teorica del pensiero dei post aristotelici casertan-aversani prevede solamente qualche mancia e qualche mollica di pane a condizione, però, che si mettano in fila e portino un numero preciso di voti, senza rompere le palle con telefonate e messaggini molesti e anche pericolosi come ha dimostrato la vicenda giudiziaria, risoltasi bene per il diretto interessato, in cui è stato convolto proprio Stefano Graziano su denuncia di imprenditori aversan-teverolesi.

Il primo a complimentarsi, in questi giorni, col neo assessore a tutto Marco Villano, è stato naturalmente Adriano Pozzi che fa parte proprio di quell’area che poi ha trovato anche nell’attuale governance dell’Asi un’agibilità di azione mai avuta in passato, proprio perchè quella governance è diretta espressione di Stefano Graziano e dei Canciello cioè degli imprenditori che hanno assunto il controllo delle operazioni, grazie a ricchezze sterminate che hanno messo insieme nel modo in cui i nostri lettori ben conoscono.

Quando ci hanno raccontato allora che Villano era stato visto parlare fitto fitto, nei giorni scorsi, con Arturo Pozzi, noi abbiamo risposto: “Embè? Qual è la novità?“. Ci hanno rintuzzato: la novità è che pur di far sopravvivere ad ogni costo la vanagloria di una fascia ormai vuota di ogni significato istituzionale ed etico politico, il sindaco Alfonso Golia ha consegnato il comune e il nuovo Puc, a Villano, a Graziano e, conseguentemente, a Pozzi.

Ecco perchè nel giorno della nomina degli assessori, assumemmo l’impegno, peraltro complicato e gravoso, di setacciare ogni minima particella del territorio della città di Aversa, in modo da controllare le riclassificazioni del nuovo Puc, collegandole all’identità dei proprietari. Ma siccome ciò, da queste parti, non basta, dovemmo rafforzare, approfondire il nostro proposito, promettendo che avremmo provato a capire se certi imprenditori hanno in mano i famosi e famigerati Compromessi che poi trasformano in atti di acquisto, una volta incassata la classificazione giusta all’interno del Puc.

Abbiamo sbagliato ad essere diffidenti? Vedremo, fatto sta che il neo assessore, dopo aver visto Arturo Pozzi, si è intrattenuto cordialmente con Yari Cecere, un altro campione dell’imprenditoria cittadina, che si muove orientato dal faro paterno, cioè da quell’Alfonso Cecere, commercialista e personaggio notissimo nella città normanna, che dopo aver rotto un lunghissimo idillio imprenditoriale con la famiglia Spezzaferri, ora si è messo in proprio e ha appiccicato alla spalla di suo figlio, i gradi dell’imprenditore edile, al di là delle molte benemerenze accademiche auto certificate da Yari Cecere sul suo profilo facebook all’interno delle migliori università private italiane.

Perchè nella politica post aristotelica casertan-aversana funziona così: se uno fa il commercialista per diversi anni, a un certo punto o diventa socio dei palazzinari, intendendo con questa parola, gente che fa soldi con il valore aggiunto di un cemento agevolato dalla politica, o si mette addirittura in proprio, creando una filiera originalissima nel suo genere, tra un papà che da commercialista ex assessore, sta dentro a tante cose, a tante vite di imprenditori, di politici e un figlio che in pratica scavalca la palizzata ed entra a far parte della schiera dei clienti di un commercialista.

In realtà, qui nessuno scavalca nulla. Perchè al netto delle patch accademiche, da sempre, non necessariamente nel caso riguardante Cecere, utilizzate anche come paratia di presentabilità, le due cose diventano una sola e una alimenta l’altra. Un giro di orizzonte nitido e innocente di imprenditori di settore da parte dell’assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica? Siamo scettici, però vogliamo dare per buona questa ipotesi fino ad una prova contraria che ovviamente stiamo già cercando con buona e ottimistica lena.