REGGIA. Evviva, volano gli stracci. Vincenzo Mazzarella su Patanè: “Un custode riciclato. Pericoli mortali all’ingresso e nella sala delle quattro stagioni”

CASERTA – (Pasman) Domani, venerdì, il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli dovrebbe arrivare alla Reggia per l’insediamento dell’appena designato direttore ad interim del monumento Antonio Lampis che, da direttore generale dei musei del dicastero, reggerà temporaneamente anche le sorti di Palazzo Reale, sino a quando non si concluderà il concorso internazionale per la selezione della nuova guida del monumento.

Cogliamo allora l’occasione per anticipare il nostro benvenuto al dottor Lampis e per augurargli buon lavoro, avvertendolo che a Caserta si troverà a gestire una situazione non proprio facile. Intanto di contesto, oltre a quella interna. Per la prima, sappia che qui la politica locale è abituata a fare molte chiacchiere e pochi fatti ed a curare orti ed orticelli senza alcun riguardo per l’interesse pubblico.

Per la situazione interna, non sappiamo se è al corrente di essere scampato alla concessione appena ventennale della Peschiera Grande – un gioiello architettonico e di delizia per l’anima grazie alla sua amenità e per la sensazione di pace che è in grado di trasfondere – ad una società privata, che l’avrebbe adibita, con la caciara immaginabile, oltre che ad una improbabile scuola nautica, ai giri in barca a pagamento di turisti e scolaresche in gita, per le quali in particolare si sarebbero utilizzati i dragonboat, le canoe di ispirazione asiatica da 20 posti.

Tutto ciò mentre il problema cardinale, a monte di ogni ipotesi di utilizzo della Peschiera Grande, della cura dell’invaso langue gravemente. Ad esempio, l’oca morta e putrefatta della foto che pubblichiamo, resta lì dov’è senza che nessuno se ne dia pensiero.

Ma di peggio troverà negli uffici, la condizione dei quali li fa apparire più che altro come tante brigate che se la cantano e se la suonano.

In questi giorni, l’architetto Flavia Belardelli, la facente funzione (fino a domattina) subentrata a Mauro Felicori, nel precisare con nota scritta all’ufficio valorizzazione che l’inizio dell’allestimento e di conseguenza l’accesso dei mezzi d’opera della mostra “Oltre lo spazio, oltre la Visione”, in programma dal 10 novembre al 20 dicembre prossimi, era autorizzato solo a seguito della verifica formale dell’assolvimento degli adempimenti prescritti – specie di quelli rinfieriti alle esigenze di sicurezza – nel parere preliminare rilasciato dalla direzione museale, si sentiva rispondere l’inverosimile.

Difatti ecco – come ci sono stati riferiti – i termini, spicci, scomposti, intrisi di sottintesi, che fanno capire come tra le articolazioni interne non viga neanche lontanamente alcun elementare e necessario rapporto gerarchico – funzionale, a modo di camarille, in cui le si è risposto:

Gentile Flavia, la dottoressa Anita Calà ha prodotto tutti i documenti richiesti dal parere preventivo firmato da Felicori. Oltretutto ribadisco che non riconosco al signor Patanè Rosario, un custode riciclato, la responsabilità per la sicurezza. Pertanto invierò sempre alla tua persona tutto ciò che serve per la sicurezza degli allestimenti. Se non dovesse bastare chiudete pure la mostra. Vi ricordo intanto che all’ingresso principale della Reggia di Caserta, ci sono dei fili pericolosissimi attaccati ad un lampadario, lasciati appesi dopo l’evento Thun, se qualche ragazzo li dovesse tirare potrebbe avvenire un grave incidente. Nelle sale delle quattro stagioni ci sono dei fili elettrici volanti, così come sul terrazzino al primo piano. Per l’evento Thun ho notato che per mantenere il palloncino appeso al centro del cortile sono stati effettuati dei fori nella muratura del sottotetto che hanno gravemente offeso la struttura e quattromila sedie hanno affondato i loro piedini di acciaio nell’erba…” .

Non serve, crediamo, dire altro, specie a lei, dottor Lampis, siccome la descrivono quale persona acuta ed usa al lavoro serio.

Benvenuto da Casertace.net….salvo complicazioni.

 

Nella foto, l’oca da tempo morta nella Peschiera Grande e che nessuno si preoccupa di rimuove.