Il sindaco Santarpia non ha dignità istituzionale e quindi è inutile se gli diciamo che dovrebbe vergognarsi. Ma l’unico spiraglio di legalità è un atto del Governo
1 Giugno 2026 - 16:46
Al di là degli aspetti giuridici, questa vicenda sta arrecando un evidente danno d’immagine al Comune di Frignano. Il comportamento di Lucio Santarpia, che continua a rivendicare la permanenza in carica nonostante le pronunce a lui sfavorevoli, sta trasformando una questione seria in una rappresentazione poco dignitosa delle istituzioni, con un sindaco che è diventato una sorta di macchietta tra fughe ed escamotage
FRIGNANO (fede.borr.) – Ci risiamo. Quando il quadro della Madonna dell’Arco si prepara a unire le comunità di Frignano e San Marcellino nel tradizionale gemellaggio religioso, accade sempre qualcosa che finisce inevitabilmente per attirare la nostra attenzione.
Solo l’anno scorso abbiamo assistito alla rievocazione, in chiave squisitamente locale, di uno degli episodi più significativi della storia europea: il Concordato del 1801 stipulato tra Napoleone Bonaparte – quest’ultimo non ancora imperatore – e Papa Pio VII. A interpretare i protagonisti di quella ideale rappresentazione furono il vicesindaco di Frignano Giuseppe Seguino, il sindaco di San Marcellino Anacleto Colombiano e i parroci Vittorio Carpi e Antonio Diana, affacciati tutti e quattro da un balcone addobbato a festa e vestito d’azzurre lenzuola.
Anche la dimora scelta per quella singolare scena non era di certo una qualunque. Si trattava infatti dell’abitazione del papà degli imprenditori Nicola e Vincenzo Pagano: il primo titolare di una Rsa presso la quale lavora lo stesso Seguino, il secondo proprietario del noto Lido La Selvetta di Ischitella, di cui è uno stimato frequentatore il consigliere regionale Giovanni Zannini. Pardon, forse sarebbe meglio dire che “era uno stimato frequentatore” di quei lidi, visto che per ragioni di forza maggiore quest’estate il mondragonese dovrà accontentarsi dell’aria pulita di montagna.
Insomma, maggio scorso era stato teatro di un consesso nel quale il potere temporale e quello spirituale sembravano ritrovarsi sotto lo sguardo benevolo della Vergine Maria che, con il suo inchino, pareva suggellare l’intesa. (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DELL’EPOCA)
Aggiungiamoci pure che, per ironia della sorte, ai tempi di quella scenetta, vi era persino una sottile coincidenza storica. Così come nel 1801 Napoleone non era ancora diventato imperatore dei francesi, allo stesso modo Anacleto Colombiano era ai tempi ancora in attesa della sua personale investitura istituzionale a presidente della Provincia di Caserta, carica che avrebbe assunto di lì a poco, il 27 giugno 2025, a poche settimane di distanza da quel celebre inchino sul verone di casa Pagano.
Però, come anticipavamo all’inizio di questo articolo, anche quest’anno la processione non ci ha lasciato a bocca asciutta in materia di sorprese. Certo, non possiamo dire di aver provato le stesse emozioni dell’anno passato, ma un qualcosa che ci ha comunque fatto alzare un sopracciglio certamente c’è stata. Perché a sostenere il quadro della Madonna dell’Arco, nella giornata si ieri, non c’era soltanto il sindaco di San Marcellino e presidente della Provincia, Anacleto Colombiano, ma stavolta anche il sindaco di Frignano, Lucio Santarpia, che ha preso parte personalmente alla processione senza delegare altri rappresentanti istituzionali, come invece era avvenuto in altri tempi.
E arrivati a questo punto ci tocca riavvolgere il nastro con quanto accaduto venerdì scorso. È infatti di pochi giorni fa la notizia della sentenza con cui la Corte d’Appello di Napoli ha respinto il ricorso presentato da Lucio Santarpia contro l’ordinanza del Tribunale di Napoli Nord che ne aveva dichiarato l’incompatibilità alla carica di sindaco in relazione alla posizione ricoperta dal fratello Gaetano nell’ambito della gestione del servizio di tesoreria comunale, la società Getet Spa.
Naturalmente, come abbiamo già evidenziato in un precedente articolo, il percorso giudiziario non può ancora dirsi definitivamente concluso. Resta infatti aperta la possibilità del ricorso in Cassazione, che i legali del sindaco potranno proporre entro i termini previsti dalla legge, ovvero entro e non oltre 60 giorni.
Fino ad allora, però, resta un dato che non può essere ignorato: il sindaco Santarpia ha perso anche in Corte d’Appello, ma continua a rimanere cocciutamente in carica.
Per quanto ci riguarda, non siamo andati a studiare il fatto specifico, la rimozione di un sindaco non può avvenire automaticamente: l’unica autorità competente ad adottare un provvedimento di decadenza è il Governo, tramite la Prefettura.
E siccome la Prefettura di Caserta al momento nulla ha fatto, nonostante ci sia stato riferito che la sentenza sia stata inoltrata sia a lei che al Ministero dell’Interno, c’è da chiedersi quest’organo periferico del governo italiano quali iniziative intenda assumere – disponendo quest’ultimo, per altro, anche di un ufficio legale – alla luce del dispositivo pubblicato venerdì e soprattutto dinanzi al comportamento adottato da Lucio Santarpia che, con una tranquillità serafica, continua ad indossare fieramente la fascia tricolore nel corso di manifestazioni pubbliche.
Resta il fatto, però, che solo il Prefetto può dare concreta esecuzione a una decisione che comporti la cessazione dalla carica di primo cittadino di un comune. L’eventuale provvedimento di rimozione, tra l’altro, avrebbe natura amministrativa e sarebbe impugnabile davanti al TAR. Ma per come stanno le cose, appare difficile immaginare che un ricorso di questo tipo possa trovare accoglimento.
Detto questo, c’è un aspetto in tutta questa storia che, a nostro avviso, precede persino le sentenze di un tribunale. L’atto familistico messo su dai Santarpia, e che ha originato il giudizio di incompatibilità, quello ribadito ampiamente dall’art.61 comma 1bis del TUEL, vede il sindaco e suo fratello Gaetano incarnare perfettamente i ruoli di questa stortura. E proprio per questo elemento, al di là dei provvedimenti giurisdizionali, non si può che esprimere riprovazione e condanna per quanto fatto da Santarpia e dalla sua famiglia negli ultimi 4 anni e mezzo.
Non abbiamo dimenticato gli sforzi leonini dell’ufficiale giudiziario, che non trovando il Santarpia sindaco nella sua residenza “fantasma” – un casolare a Venafro che di abitabile non ha né l’aria, né l’aspetto – si è dovuto ridurre a rincorrerlo da un bar all’altro di Frignano, perché consegnargli a mano l’atto relativo alla sua incompatibilità era diventata l’unica soluzione tristemente possibile.
Una serie di escamotage, di piani di fuga, messi in campo da chi forse pensa di essere più furbo della legge.
Ma cosa si può dire, in fondo, di un sindaco eletto dalla maggioranza dei suoi concittadini per rappresentare il territorio, perché ritenuto degno della loro stima e della loro fiducia, che sceglie di agire in questo modo? Cosa si può dire di una figura istituzionale che dovrebbe incarnare la più alta espressione della legalità nella comunità che è chiamata ad amministrare e che, invece, fa di tutto per sottrarsi alla notifica di un atto giudiziario? Nulla, assolutamente nulla. Il suo comportamento parla già da sé ed è più eloquente di qualsiasi commento.
