FINESTRA SULLA REGIONE. Graziano presidente di commissione, come suo zio. Ente a conduzione familiare

6 Settembre 2018 - 18:43

CASERTA – (g.g.) Come avevamo facilmente previsto, circa una settimana fa, l’elezione, spinta fortemente dal governatore Vincenzo De Luca, di Stefano Graziano, consigliere regionale del Pd, a presidente della commissione Sanità, ha aperto significative falle all’interno di una maggioranza che, fino ad oggi, cioè in tre anni e più di governo, si era mostrata sempre compatta anche a causa dell’assoluta impalpabilità del centrodestra guidato da Armando Cesaro e della deludente prestazione dei grillini della Ciarambino.

Avevamo scritto che con l’elezione di Graziano, Schiano e Alaia, quest’ultimo parimenti aspirante a questa poltrona, avrebbero cominciato le procedure di allontanamento dalla maggioranza. Per oggi il documento, che reca le insegne del Centro Democratico e quindi anche la firma politica del consigliere regionale di Mondragone Giovanni Zannini (non sappiamo però se quest’ultimo sia disposto ad andare fino in fondo e a mollare De Luca), si limita ad aprire una crisi nel rapporto politico col Partito Democratico.

Viene scritto chiaramente che il Centro Democratico non vuole avere a che fare in nessun modo con il Pd. Formula piuttosto anomala, complessa e, diciamocela tutta, strumentale ad una fase in cui magari ci si attende qualche ristoro, qualche compensazione da parte del governatore. La nostra sensazione è che i tre consiglieri Schiano, Zannini e Alaia perseguano obiettivi finali differenti.

Schiano soprattutto ha già compiuto i suoi calcoli, e, dopo il fallimento del polo di centro di Angelino Alfano, ha capito che con i suoi voti una candidatura che gli consentirebbe la rielezione certa sarebbe quella inserita all’interno della lista di Forza Italia. Anche Alaia, a questo punto, sembra più proiettato al 2020 che alle contingenze del presente, dopo aver perso la battaglia per la presidenza della commissione Sanità.

E’ probabile che Zannini cercherà di tenere unito il gruppo, ma bisognerà capire fino a che punto questo sarà possibile rispetto all’opzione radicale di cambiare schieramento politico.

Fatto sta che Stefano Graziano, la sua frenetica aspirazione di sedere su una poltrona che se con la prossima legge di bilancio i grillini e la lega fanno fuori De Luca dalla carica di commissario di governo, sarà buona solamente per la carte intestata, ha creato la prima crisi reale della maggioranza-De Luca. Tra le altre cose, Stefano Graziano è il nipote diretto di un altro consigliere regionale del Pd, quel Nicola Marrazzo che presiede la commissione.

I giornali “contro”, quelli che per appoggiare un’area politica andavano all’attacco degli avversari con titoli rutilanti, avrebbero scritto: “affari di famiglia“. Noi che siamo liberali e ci sentiamo di appartenere anche ad una particolare diramazione del liberalismo, cioè la goliardia, ci limitiamo a scrivere: “Regione a conduzione familiare“, espressione che com’è noto ha un’accezione positiva, un senso di artigianalità pulita, biologica. Un senso di chilometro zero.

Sì, la Regione, quella dei Graziano e dei Marrazzo, è una Regione a conduzione familiare.

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO STAMPA DEL CENTRO DEMOCRATICO

«I gruppi di maggioranza in seno al Consiglio regionale, in particolare la rappresentanza del Partito Democratico, continuano ad avere nei confronti del Gruppo Centro Democratico una totale mancanza di rispetto che noi non siamo più disposti a tollerare. D’ora in poi si chiude il rapporto con un PD che ha dimenticato quanto il nostro apporto elettorale di ben 65mila voti abbia contribuito a far vincere le elezioni al centrosinistra e a fargli governare la Campania». Lo affermano i consiglieri regionali Enzo Alaia e Giovanni Zannini, componenti del gruppo consiliare Centro Democratico – Scelta Civica.
«Il Gruppo del Partito Democratico – aggiungono – ha la pretesa di occupare tutte le cariche disponibili in Consiglio regionale (forse scambiato per il luogo di riequilibrio delle solite dinamiche interne), immaginando così di risolvere le permanenti faide che ne caratterizzano l’operato. Per perseguire i suoi obiettivi, spesso miopi e poco lungimiranti, il Pd non manca di coinvolgere gli altri gruppi di maggioranza. È evidente che si tratta di un atteggiamento che noi del Gruppo Centro Democratico non siamo più disposti a tollerare, per la dignità politica della nostra rappresentanza e per il rispetto che abbiamo dei territori che abbiamo l’onore e l’onere di rappresentare».
«È chiaro che la rottura dei rapporti con il Pd e con i gruppi che decideranno di continuare a sottostare alle sue prepotenze, per quanto ci riguarda, si ripercuoterà su tutti gli enti e su tutte le amministrazioni locali in cui siamo rappresentati. In Consiglio regionale continueremo a fare il nostro dovere, a rispettare il mandato degli elettori e ad orientare il nostro voto nell’esclusivo interesse delle comunità che ci onoriamo di rappresentare. Lo faremo con la massima autonomia senza essere più disposti a subire le prepotenze del Partito Democratico. Quando gli argomenti all’ordine del giorno dell’Aula e delle Commissioni saranno di interesse per la nostra gente e per il nostro territorio li voteremo ben volentieri. Ma è chiaro – concludono – che per spirito di una coalizione che non c’è più non continueremo ad assecondare i capricci di chicchessia, men che meno quelli di esponenti di un partito allo sbando come il Pd che corre senza freni verso il baratro».