Ministero dell’Interno da camicia di forza: a Trentola applica un inapplicabile Consiglio di Stato mentre a Cardito, nella stessa situazione, non lo fa. Il computo è di 8 consiglieri per Apicella e 8 per Griffo, vi spieghiamo tutto

27 Maggio 2026 - 14:16

Non è stato difficile trovare in queste stesse elezioni questa incredibile contraddizione. Non essendoci, seppur per pochissimo, quella stessa anatra zoppa che si verificò a Marcianise, l’utilizzo della sentenza del consiglio idi stato è ancora più assurda. IN CALCE ALL’ARTICOLO L’INCREDIBILE RIPARTIZIONE DEI SEGGI TOTALMENTE OPPOSTA FATTA DAL MINISTERO DEGLI INTERNI A TRENTOLA DUCENTA E A CARDITO

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TRENTOLA DUCENTA (g.g.) Che facciamo, citiamo la solita frase di Andreotti che squaderna l’evoluzione, le possibilità che sono dentro e fuori al pensar male tra cui va annoverata lo sviluppo di indovinarci qualche volta? Vabbè, ieri pomeriggio, quando ci siamo messi a cercare dentro ad Eligendo sezione del sito del ministero dell’interno dedicata agli eventi elettorali italiani, per avere la certezza matematica che effettivamente il Viminale, nella ripartizione dei seggi per i comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti, abbia deciso quest’anno di realizzare una vera e propria rivoluzione.

A scoppio ritardato, dopo 4 anni da quel pronunciamento del consiglio di stato, a nostro avviso assolutamente errato e impugnabile davanti la Corte Costituzionale CLICCA QUI PER LEGGERE IL PERCHE’, si cambia tutto e diventa norma, una norma che non c’è visto che l’articolo 73 comma 10 del TUEL sancisce che ancora oggi se una lista o un gruppo di liste che superano il 50% dei consensi, ma sono collegati a un candidato o sindaco perdente che non supera, invece, la quota del 50, i seggi in consiglio comunale si calcolano di fronte ad un altro gruppo di liste che si attesta ad un dato naturalmente inferiore al 50% adottando il metodo della ripartizione proporzionale pura senza applicare il premio di maggioranza. Esattamente com’è successo in quel di Trentola Ducenta dove Michele Apicella è stato eletto sindaco con il 50,92 dei voti al fronte del 49,08 di Michel Griffo con un ribaltone del risultato per quanto riguarda il computo delle liste visto che quelle in appoggio a Michele Griffo hanno raggiunto quota 50,02% e quelle di Michele Apicella il 49,08%.

L’adozione pura del dettato testuale dell’articolo 73 comma 10 del Tuel non lascia adito a dubbi, ripartizione proporzionale pura porta ad un pareggio: 8 seggi alle liste di Griffo e 8 seggi a quelle di Apicella che avrebbe una maggioranza in consiglio solo grazie al proprio voto da consigliere (9 a 8)

Questo pronunciamento, ripetiamo, a nostro avviso, sbagliato, del Consiglio di Stato, che diventa improvvisamente legislatore e non interprete di norme vigenti, afferma che per garantire la governabilità, l’adozione del premio di maggioranza si deve realizzare in base ai voti conquistati dai candidati a sindaco. Ma questo, abbiamo noi scritto ieri, lo può stabilire il legislatore modificando la norma dell’articolo 73 comma 10 non certo il Consiglio di Stato che legislatore non è in quanto i suoi collegi non sono stati eletti dal popolo sovrano. Il Viminale, invece, giustifica la ripartizione dei seggi di 10 a 5 a favore delle liste in appoggio a Michele Apicella proprio in base all’applicazione di questa sentenza del Consiglio di Stato.

Già ieri abbiamo parlato di un comportamento schizofrenico del Viminale visto che applica oggi una sentenza del 2022 che non è stata invece utilizzata nelle ripartizioni dei seggi nelle elezioni comunali del 2023, 2024, 2025. Al riguardo, abbiamo citato un caso che ci tocca da vicino, accaduto a Marcianise dove alle elezioni amministrative del 2023 da un lato Antonio Trombetta vinse le elezioni superando di un soffio, per 61 voti e dunque con una percentuale del 50,0 qualcosa, Lina Tartaglione, unica sua competitor e dunque attestata sul 49,9%, dall’altro lato le liste in appoggio a quest’ultima toccarono quota 55% a fronte del 45% delle liste del sindaco eletto, Trombetta. Con la conseguenza che venne fuori un consiglio comunale in cui le liste della Tartaglione espressero 13 consiglieri a fronte dei 12 nelle liste in appoggio al sindaco Antonio Trombetta. In quel caso, il divario ampio tra i due gruppi di liste (55 e passa contro quasi 45 produsse nel computo del riparto proporzionale un vantaggio in consiglio da parte delle liste che avevano appoggiato la candidata a sindaco perdente: 13 eletti contro gli 11 delle liste del sindaco vincitore Antonio Trombetta. 11 consiglieri che diventarono 12 grazie alla regola che consente al sindaco eletto di entrare a far parte anche del consiglio comunale. Caso classico di anatra zoppa certificata, a nostro avviso correttamente, dal ministero dell’interno il quale applicò l’articolo 73 comma 10 del TUEL che sarà anche una pessima norma ma, per essere espunta dalle leggi italiane, deve essere abolita o modificata dal Parlamento e non dal Consiglio di Stato.

Però, siccome in Italia non c’è mai limite al peggio e noi conosciamo il paese in cui viviamo, il Viminale, guidato dal Ministro Matteo Piantedosi ha voluto compiere un’autentica prodezza all’incontrario coprendosi di ridicolo almeno ai nostri occhi. La vedete questa immagine che proponiamo in calce allo stesso? Racconta l’esito elettorale delle elezioni comunali di Cardito comune in provincia di Napoli contiguo a quello di Caivano la cui consultazione elettorale per le elezioni del sindaco e del consiglio non si è svolta – e sarebbe già stato un fatto rilevante come quello appena citato di Marcianise – nel 2023 oppure nel 2024 oppure ancora nel 2025. No, si è svolta domenica e lunedì scorsi in contemporanea con le elezioni comunali di Trentola Ducenta. Incredibile ma vero – roba veramente da Repubblica delle banane – , a Trentola viene applicata la sentenza del consiglio dei stato del 2022 con un premio di maggioranza funzionale al 50, 92% raccolto da Apicella e non al 50,02% riportato dalle liste di Griffo mentre a Cardito in un’altra pagina relativa alle comunali del 2026, nella stessa regione, e solo in una provincia diversa, – guardate bene perché c’è da rimanere basiti – lo stesso ministero, lo stesso ufficio elettorale applica al contrario l’articolo 73 comma 10.

Leggiamo: il sindaco vincente Nunziante Raucci ha raccolto una percentuale di voti pari al 50,37%. Il suo unico competitor Aldo Grimaldi si è attestato al 49,63%. Ma le liste di Nunziante Raucci, candidato sindaco vincitore, toccano il 48,69 a fronte di quelle del candidato sconfitto Aldo Grimaldi che arrivano al 51,21%. Questa percentuale consente al gruppo di liste che appoggia il candidato sindaco perdente Grimaldi di raccogliere 8 seggi. Nello screen di Eligendo ne leggete 7, perchè l’ottavo tocca al candidato sindaco sconfitto. Dall’altra parte il 48, 69% consente al gruppo di liste in appoggio al candidato sindaco vincitore Nunziante Raucci di eleggere ugualmente 8 consiglieri

Attenzione: a Marcianise è stato il distacco ampio tra i due gruppi di liste di Trombetta e della Tartaglione a creare l’anatra zoppa dunque una maggioranza in consiglio diversa da quella del sindaco. In questo caso no perchè accade come a Trentola: 8 a 8 più il sindaco vincitore che garantisce una risicatissima maggioranza a se stesso.

Quindi avete capito bene questo manicomio del Ministero dell’Interno: applica il Consiglio di Stato a Trentola dove stabilisce un consiglio comunale di 11 a 6 per Apicella e non applica nella medesima situazione, la stessa sentenza a Cardito. Perchè una cosa è avere una maggioranza di un solo voto come stabilisce la ripartizione dei seggi nel comune napoletano, altra cosa è avere una maggioranza con uno scarto di 5 voti come avviene a Trentola. Il discorso della governabilità e del Consiglio di Stato non solo è sbagliato per i motivi detti all’inizio ma è sbagliato due volte, perchè nel computo proporzionale puro frutto dell’applicazione testuale dell’articolo 73 comma 10 del Tuel a Trentola come del resto a Cardito, il sindaco eletto tradurrebbe comunque la sua vittoria nella titolarità di una maggioranza in consiglio quindi è assurdo due volte adottare la sentenza del Consiglio di Stato. A Cardito quelli del Viminale stavano bene con la testa, a Trentola no. Pur se tutto questo è assurdo è chiaro che si presti a dietrologie o a quel pensare male di cui scrivevamo all’inizio di questo articolo.