“Carlo Marino corrotto da Luserta”. Ecco l’accusa della procura. Indagato e perquisito anche l’avvocato Vincenzo Iorio, braccio destro dell’ex sindaco e capo dei servizi sociali di CASERTA

21 Giugno 2026 - 09:18

CASERTA – Il 10 Aprile 2025 vi raccontammo della nomina a dir poco sconveniente con cui Carlo Marino, sindaco che stava per perdere tale carica a causa dello scioglimento per infiltrazioni criminali del comune di Caserta, aveva fatto diventare il suo ex collega di studio e amico, Vincenzo Iorio, presidente del Distretto Regio di Caserta C01, azienda dei Servizi Sociali con una struttura autonoma, ma con azionisti le amministrazioni comunali di Caserta, ente capofila, ma anche di Casagiove, San Nicola la Strada e Castel Morrone.

Questa nomina per noi era la prova che Marino, il quale stava per perdere la fascia tricolore, non volesse però lasciare ad altri il controllo sui Servizi Sociali, importantissimo e ricco settore, andando a metterci una persona di stretta fiducia alla guida.

Ed è strano che durante l’anno trascorso, la commissione straordinaria, guidata da Antonella Scolamiero, abbia accettato di buon grado che quello che è un braccio destro del sindaco di un’amministrazione sciolta potesse stare tranquillamente alla guida della società dei Servizi sociali.

Con quanto emerso nelle scorse ore, la posizione di Iorio a capo del Distretto Regio diventa discutibile. Sia chiaro, è innocente fino a prova contraria, essendo solo indagato, ma per la procura di Santa Maria Capua Vetere è al centro di un patto corruttivo che vede coinvolto proprio Carlo Marino.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dal procuratore Pierpaolo Bruni, l’avvocato Iorio avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra Luserta e Marino. L’attenzione degli investigatori si è concentrata in particolare su due documenti ufficiali del Comune, datati luglio e novembre 2023, che riguardano la bonifica dell’ex sito estrattivo.

Le indagini sono emerse pubblicamente il 4 maggio scorso, quando il gip Maria Pasqualina Gaudiano ha accolto la richiesta della Procura e disposto il sequestro preventivo dell’intera cava.

L’ipotesi accusatoria si basa sul sospetto che tra maggio 2024 e ottobre 2025, nell’area della cava, siano stati depositati materiali provenienti dai cantieri della Tav (ferrovia ad alta velocità), classificati come “terre e rocce da scavo”.

Secondo la Procura, questi materiali – per un volume stimato di circa 340mila metri cubi – non sarebbero stati smaltiti come semplici sottoprodotti, bensì trattati alla stregua di rifiuti, senza le dovute autorizzazioni e in contrasto con il progetto di ripristino ambientale presentato per l’area.

A far scattare le verifiche sarebbe stato un esposto anonimo, nel quale veniva segnalato un intenso viavai di mezzi pesanti, lo spostamento di ingenti quantità di terra e lo svolgimento di lavori giudicati incompatibili con un semplice intervento di recupero paesaggistico.

Nel provvedimento di sequestro, il giudice ha inoltre richiamato il vincolo idrogeologico che grava sulla zona e la possibile alterazione della conformazione del suolo, riconducibile a operazioni di riempimento non autorizzate.