CASERTA. Carlo Marino ormai è l’alfabeto dell’illegalità: da otto giorni il Comune non ha nessun Revisore dei Conti in carica

10 Settembre 2019 - 18:25

CASERTA (G. G.) – Il 19 luglio scorso, come CasertaCe, puntualmente, scrisse, è scaduto il termine dell’incarico dei tre Revisori dei Conti che hanno operato (si fa per dire perché si sono comportati come la famiglia di Ponzio Pilato) nel comune capoluogo.
L’art. 2 della legge 15 luglio 1994, n. 44, fissa in 45 il limite massimo della proroga degli organismi scaduti, ma non ancora ricostituiti.

Dunque, siccome noi siamo abituati, per forma mentis, pur sapendo che da queste parti non si usa, a ritenere che la legge rappresenti un punto di riferimento, un parametro obbligato nel funzionamento di un ordinamento territoriale di tipo nazionale o anche di tipo sovranazionale, impugniamo la calcolatrice e proviamo a far di conto: dal 20 luglio compreso sono 12 giorni fino al 31 luglio; poi ci sono i 31 giorni di agosto e siamo già a 43. Con i primi due giorni di settembre siamo a 45. Il 3 settembre, dunque, è il quarantaseiesimo giorno, e per la legge, ripetiamo, per la legge, parola fondamentalmente sconosciuta, al di là del suo impegno professionale, al sindaco Carlo Marino, i Revisori scaduti devono andare irrimediabilmente a casa. E nessun atto aggiuntivo possono erogare, perché entrerebbero nel perimetro della illegalità.
Dal 3 settembre compreso ad oggi sono trascorsi otto giorni, e siccome il consiglio comunale a Caserta è un optional, una scocciatura che il sindaco tende a non affrontare perché ogni volta che bisogna votare ci sono davanti alla sua porta i soliti ricottari che gli chiedono irrimediabilmente un favore per un figlio, per un cugino, per una figlia, per una ‘commara’, facendo balenare la possibilità di un’assenza in aula qualora la richiesta non fosse valutata concretamente, siccome il Comune di Caserta è un ricottificio, noi siamo arrivati al 10 Settembre. Da otto giorni, riteniamo caso unico in Italia, l’amministrazione comunale del capoluogo agisce, e sappiamo come, senza alcun contrappeso, in assenza totale dell’organo di controllo.
Ovviamente questo articolo che scriviamo per noi stessi più che per questo popolo di deficienti quale è diventato quello casertano, passerà sotto silenzio, perché il disimpegno culturale di questa città è divenuto una sorta di pratica orgiastica dentro alla quale viene fatto passare tutto, ma proprio tutto lo schifo più laido che ci possa essere in termini di gestione della cosa pubblica.
Auguri, Caserta.