CASERTA. Il solito bilancio-truffa: multe che non saranno mai incassate ecc. Ecco perché Carlo Marino non vuol bene alla città

5 Luglio 2019 - 12:56

CASERTA – Ancora una volta, ieri pomeriggio, questa città dava il peggio di sé in una delle sue tante esibizioni kafkiane. Un assessore attempato e sempre più stralunato, che risponde al nome di Federico Pica, e ci dicono sia stato un professore universitario, annunciava, con la soddisfazione di uno che la sa lunga e che grazie alle alchimie messe in pratica, di aver salvato l’economia della città capoluogo, manco fosse stato Quintino Sella, e che il Ministero degli Interni aveva dato il via libera al bilancio stabilmente riequilibrato.
In effetti il Viminale, che a memoria d’uomo non ha mai determinato ex lege lo scioglimento di un comune che per tre volte si vede respinta la proposta di risanamento finalizzata ad uscire dallo stato di dissesto, si è limitato a non prendersi questa responsabilità. D’altronde non è che ci volesse il mitico dirigente Verde, o anche un ‘masterizzato’ della Luiss, della Bocconi o di una qualsiasi altra università, per capire quale porcheria era stata spedita da Caserta e che dopo più di cento giorni, durante i quali il Ministero non sapeva realmente che pesci prendere, è stata adottata una soluzione provvisoria, i cui contenuti verificheremo meglio quando riusciremo ad entrare in possesso delle motivazioni espresse dal Viminale.

Però qualcosa possiamo già anticiparla noi, relativamente al pacchetto uscito indenne (si fa per dire) dal controllo romano. Soffermandoci sul bilancio di previsione del 2018 rimasto desolatamente al palo fino alla seconda metà dell’anno successivo, cioè fino a questi giorni, ci si confronta con uno degli aspetti più significativi della cialtroneria di questo Paese che continua a sfornare leggi finalizzate a rendere rigorosa la gestione della spesa pubblica e dei conti economici e finanziari degli enti locali, ma che continua a consentire, se non quello che consentiva una volta quando nei residui attivi comparivano multe andate in ruolo venti anni prima, nefandezze in grado di produrre le stesse conseguenze. E cioè il farloccamento dei conti, che poi uscirà implacabilmente fuori al momento dell’approvazione dei conti consuntivi, quando quell’equilibrio di bilancio raggiunto a colpi di balle in sede di previsione, si trasformerà immancabilmente in passivo e debiti che andranno ad ingrossare quelli già esistenti, e che ricominceranno dunque a porre le condizioni per un terzo dissesto.
A Carlo Marino, a Girolamo Santonastaso ed a Federico Pica non interessa che la città vari e partecipi, attraverso una classe politica finalmente credibile, al grande patto per il risanamento.
A Carlo Marino e a Franco Biondi, finito oggi ancora una volta nell’occhio del ciclone per la vicenda di camorra del parcheggio di Via San Carlo, riaffiorata all’improvviso, (CLICCA QUI PER LEGGERE), interessa durare nell’esercizio delle loro cariche. E uno che vuole durare non pensa agli interessi collettivi. Vuol star lì per nutrire la propria vanità e per orientare, determinare, interessi personali o di lobbies amiche.
Se così non fosse mai e poi mai potrebbero apparire, come invece appaiono stamattina, ancora una volta, nella parte attiva del bilancio 2018, i famosi residui attivi virtuali, che mai saranno riscossi realmente almeno nella misura in cui vengono iscritti tra le entrate di bilancio.
Ma loro sanno bene che inserire nell’area con il segno più multe comminate nell’anno 2012 significherà che nemmeno un centesimo di quelle contravvenzioni entrerà realmente nelle casse del Comune. Uno dei motivi, anche se non l’unico, riguarda il dato di ulteriori ruoli emessi per un numero tot. di contravvenzioni. Per capirci, uno che ha preso una multa nel 2012, si è visto recapitare poi un altro ruolo del 2015. Molte di queste sono state regolarmente pagate, ma le meravigliose modalità che sovraintendono al funzionamento armonico dell’ufficio tributi del Comune e della Publiservizi fa in modo che il primo ruolo, ovvero quello originario del 2012, assolutamente inservibile, venga ancora caricato nella parte attiva del bilancio. Ma ripetiamo, questo è uno solo tra i molti casi che si registrano e che da anni forniscono una identità truffaldina ai conti del comune capoluogo. Mentono alla città, sapendo di mentire. Perché anche un bambino è al corrente che una contravvenzione, se non riscossa entro cinque anni, viene prescritta divenendo dunque integralmente inesigibile.
Ma ipotizziamo per assurdo, ma proprio per assurdo, che questi crediti, seppur in extremis, siano esigibili. Un’ipotesi, questa, che potrebbe essere affermata responsabilmente se il Comune di Caserta operasse in un contesto in cui, da parte della Publiservizi, cioè da parte del concessionario unico per la riscossione dei tributi, ci fosse una dimostrazione concreta palmare, insomma, qualche esempio da utilizzare a dimostrazione che sono stati recuperati X euro di multe relative all’anno 2012.
Ma siccome ciò, a Caserta, non lo si vede neppure in cartolina, rimane solamente la manipolazione dei conti e l’intento irresponsabile di scaricare gli ineluttabili debiti, che queste mancate entrate produrranno, sulle future generazioni.