ELEZIONI. LO STUDIO Numero per numero, serie storica per serie storica, ecco perché desta perplessità il 19,7% che il sondaggio Swg dà al PD a CASERTA-BENEVENTO

30 Agosto 2022 - 13:30

Attenzione, in questo articolo noi non enfatizziamo quello che, legittimamente, i vari Gennaro Oliviero, Umberto Del Basso De Caro, Camilla Sgambato potrebbero non fare per il PD o potrebbero fare per osteggiare chi li ha fatti fuori, ovvero Enrico Letta. La perplessità parte da valutazioni puramente aritmetiche riguardanti la stabilità registratasi nel tempo nel numero differenziale tra il dato nazionale ottenuto dal Partito Democratico e quello riguardante Caserta, a cui abbiamo provato ad associare – usando qualche elemento aritmetico ponderato – quello di Benevento

CASERTA (gianluigi guarino) – Durante la trattazione svolta in cinque parti del sondaggio dell’istituto Swg sulle intenzioni di voto degli elettori della Campania e dunque anche quelli di Caserta

e provincia, non abbiamo interferito più di tanto con ragionamenti tra i dati di Swg e le evidenze emerse dai dati storici riguardanti soprattutto Terra di Lavoro.

Dati storici, ovvero schede effettivamente scrutinate ed effettivamente conservate negli archivi del ministero dell’Interno.

Una

cosa in particolare ci ha colpiti: il dato che Swg accredita al Partito Democratico nei collegi campani, ma soprattutto in quello che riunisce le province di Caserta e Benevento. Ovviamente stiamo ragionando della Camera dei Deputati, anche perché stavolta fare distinguo è un esercizio ozioso, essendo il corpo elettorale omogeno dopo l’abolizione della norma costituzionale che fissava in 25 anni l’età minima per poter eleggere i rappresentanti del Senato, per i quali il prossimo 25 settembre voteranno anche i 18enni.

Il PD nel collegio Caserta-Benevento da Swg è accreditato di un 19,7%, che è indubbiamente la percentuale più bassa registratasi in regione, nel rispetto di una tendenza consolidatasi nei decenni, dato che a Salerno e ad Avellino il PD è accreditato del 22,1%, a Napoli città del 23,2%, nel collegio plurinominale proporzionale della provincia partenopea al 21,2%.

IL DATO ANOMALO DI SWG

Il dato anticiclico, che qualcuno potrebbe definire anomalo in questo sondaggio, è il differenziale tra il 19% di Caserta e Benevento e il risultato nazionale accreditato al PD, che si muove mediamente sul 22,5%. In poche parole, tra Terra di Lavoro e Sannio, il partito di Enrico Letta avrebbe un consenso inferiore al 2,8% rispetto al dato nazionale. Ciò vuol dire che per i democratici le cose non andranno benissimo nelle sue storiche roccaforti, dove negli anni ha conquistato percentuali del 35, se non 40%.

Altrimenti, questi dati molto alti di Caserta e Benevento, ma anche quelli dei collegi campani, avrebbero proiettato il PD verso quota 30%, altro che ventidue e mezzo.

Dunque, questa è una prima perplessità di ordine generale relativa agli esiti del sondaggio di Swg.

Ma su cosa basiamo questa nostra argomentazione? Su una ricerca da noi effettuata e che ha riguardato tutte le elezioni dal 2013 ad oggi. Non abbiamo inserito anche i dati delle Politiche 2008 e delle Europee 2009 che, comunque, vi diciamo che sono percentualmente e differenzialmente sovrapponibili ai numeri che invece ci siamo appuntati.

LO STUDIO SUI DATI STORICI: LE POLITICHE 2013

Dunque, partiamo dalle elezioni politiche del febbraio 2013. In quella circostanza, non esistevano i collegi uninominali, ma solo i plurinominali, nel nostro caso il plurinominale di Caserta, con ripartizione dei seggi con metodo proporzionale, ma corretto con il premio di maggioranza, se non andiamo errati.

Il Partito Democratico a livello nazionale il 25,43% che, a fronte della prima ondata a favore dei 5 Stelle (25,56%, primo partito per pochissimi decimi), non permise a Pierluigi Bersani di creare una maggioranza che gli consentisse di formare un governo.

Nel collegio plurinominale di Caserta, ricordiamo, con diversi esponenti locali candidati, raccolse il 19,52%, esattamente un differenziale del 5,91%, in pratica il 6%.

Attenzione sono le Politiche 2013 e poi quelle del 2018 a rappresentare l’elemento di confronto più probante, più efficace perché, al di là del fatto che si tratta della medesima competizione elettorale, quella più importante, finalizzata ad eleggere il Parlamento, ci troviamo di fronte ad una situazione in cui non esiste la possibilità di esprimere preferenze personali ai candidati. Le liste, infatti, sono, come si suol dire, bloccate da un pezzo in Italia, cioè dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica.

L’EUROPEE 2014 E L’ONDA RENZIANA

Fatta questa precisazione, che potremmo definire un’istruzione per l’uso di questi dati, avanziamo di un anno e ci portiamo alle elezioni europee del 2014, quelle dell’onda renziana.

Le Europee, al contrario delle politiche, sono fondate sulla possibilità di esprimere due preferenze, e se non andiamo errati anche tre in alcune circoscrizioni del nord. Quindi, il confronto è sì interessante, ma meno omogeneo rispetto a quando confrontiamo le Politiche ad altre Politiche.

Dicevamo dell’onda renziana, che consentì di raccogliere a livello nazionale una percentuale del 40,81% al PD. Nella provincia di Caserta, iscritta nella circoscrizione Italia Meridionale, fu eletto con il supporto di Vincenzo De Luca, non ancora presidente della regione, ma popolarissimo sindaco di Salerno, il teverolese Nicola Caputo.

Nel dato complessivo dei nostri 104 comuni, i democratici raggiunsero una percentuale del 31,95%, dunque quasi 9 punti in meno rispetto alla cifra nazionale.

REGIONALI 2015

Appartengono alla categoria delle elezioni a confrontabilità meno omogenea rispetto alle politiche, anche le consultazioni finalizzate ad eleggere i presidenti delle regioni e i consigli regionali. Qui l’intensità della battaglia per le preferenze personali cresce esponenzialmente e dunque si riverbera sul risultato di un partito come il PD che già al tempo gestiva diverse amministrazioni comunali, pur non essendo da questo punto di vista più forte del centrodestra che dominava nelle città principali, a Caserta con Del Gaudio, a Marcianise con De Angelis, a Maddaloni con Rosa De Lucia, ad Aversa con Peppino Sagliocco e in parte anche a Santa Maria Capua Vetere con Biagio Di Muro, oltre che a Capua con Carmine Antropoli.

Nella circoscrizione di Caserta, un PD, già interessato dalla lotta coltello tra i denti tra Stefano Graziano e Gennaro Oliviero, raggiunse la percentuale del 18,84%, a cui contribuì anche Lucia Esposito che, ricordiamo, non fu eletta al posto di Graziano solo per 500 voti di differenza.

In questo caso, esiste una corrispondenza tra il dato di Caserta e quello di un territorio più vasto, ma solo perché il confronto non avviene con un dato nazionale, ma di quello complessivo campano, che fu del 19,49%, in elezioni in cui De Luca la spuntò di poco rispetto all’eterno rivale, Stefano Caldoro.

ECCO IL ROSATELLUM, OVVERO LE POLITICHE 2018

E arriviamo ad un altro momento clou: le Politiche 2018 allorquando, con l’arrivo del rosatellum, cioè della stessa legge elettorale che sarà applicata alle prossime elezioni del 25 settembre, ricomparvero i collegi uninominali maggioritari.

Su scala nazionale, il PD raccolse il 18,76%. In provincia di Caserta, collegio plurinominale proporzionale, il partito al tempo guidato ancora da un Renzi già con la valigia in mano, si attestò all’11,12%. In pratica, si registro una differenza di 6,64 punti percentuali, che sono praticamente del tutto sovrapponibili ai 5,91 punti registratisi alle elezioni 2013 tra il dato nazionale e quello della provincia di Caserta.

Nelle elezioni europee 2019 il PD in Italia raccolse il 22,69%, arrivando al 22,74% inserendo anche la circoscrizione Estero. A Caserta si scontrarono a colpi di preferenze l’uscente Nicola Caputo e la molto appoggiata Pina Picierno, che in quella circostanza riuscì a farsi sostenere in tutta la circoscrizione Meridionale sia dai sopravvissuti renziani, Loti & co., poi fatti fuori definitivamente da Letta nelle candidature per le Politiche 2022, sia dall’area riferibile a Dario Franceschini. Questo confronto ad alta tensione produsse a Caserta e provincia un risultato del 17,01%. Dunque, 5,73 punti in meno rispetto all’insieme Italia+Estero.

Dunque, 5,91% alle Politiche 2013, 8,86% alle Europee 2014, 6,64% alle elezioni del 2018, cioè quando fu applicata la stessa legge elettorale applicata il 25 settembre, e 5,73% di distanza alle Europee 2019.

L’ULTIMO CONFRONTO E LA GUERRA DELLE PREFERENZE: REGIONALI 2020

L’ultimo confronto lo dedichiamo alle Regionali del 2020. Non tanto perché abbia un grande significato sul fronte dell’omogeneità dei dati, visto che cinque anni di gestione del potere avevano consentito a De Luca di costruire un suo partito entrato in concorrenza col PD, ma costituito in liste composte da candidati che, al netto del governatore, si sarebbero candidati con il Partito Democratico, ma maggiormente composte da soggetti che al PD non avevano mai appartenuto.

Ma a Caserta si sviluppava il duello dei duelli dato che, con una civica di De Luca così forte, esisteva il pericolo poi tramutatosi in realtà effettiva, che a differenza del 2015, il PD avesse espresso un solo seggio e non due e che quindi uno tra Graziano e Oliviero sarebbe rimasto a piedi.

Pensate un po’ che la somma delle preferenze raccolte da Oliviero (20.143) e da Graziano (17.763), fu di 37.906, cioè il 57, 63% di tutti i voti presi dal PD che, per la precisione, furono 65.773. Un dato, quest’ultimo, pari al 17,20%.

Esiste, dunque, una realtà evidenziata dai dati storici, da tutti i dati storici delle Politiche e delle Europee fondata sull’esistenza di un differenziale piuttosto stabile e stabilizzato attorno al 6%, con l’eccezione dell’onda renziana, quando sfiorò il 9%, tra il risultato del PD a livello nazionale e quello relativo alla provincia di Caserta.

Ora, qualcuno potrebbe obiettare: ma il sondaggio Swg riguarda un collegio che, per effetto della restringimento del numero dei deputati, si è allargato rispetto al 2018 e che dunque non comprende più solo Caserta, ma a questa associa anche Benevento.

Ma allora vediamo un attimo come andò a finire nel Sannio quattro anni e mezzo fa, nel collegio proporzionale di Benevento che, al tempo, comprendeva anche Avellino, stavolta associata a Salerno.

Qui ci siamo dovuti muovere un po’ a spanne, altrimenti ci voleva una giornata ad estrapolare i dati dei 78 comuni della provincia di Benevento da quelli di Avellino, per poi sommare i numeri dei comuni sanniti e dividere per 78.

Con un PD più forte in Irpinia al tempo, anche perché era ancora vivo Ciriaco De Mita, Benevento contribuì a quel 15% del collegio AV-BN con circa un 13%.

Ora, evitiamo di mescolare numeri che aritmeticamente vanno valutati bene, ma possiamo dire con una buona approssimazione rispetto alla realtà che il dato complessivo dei 182 comuni, i 104 casertani e i 78 beneventani, tenendo conto dell’11,12% a Caserta e tenendo conto del 13% del Sannio, sarebbe stato in linea di massima del 12%.

L’IMPEGNO DECISIVO (PER PIERO DE LUCA) DI GENNARO OLIVIERO

Un dodici percento frutto dell’impegno totale espresso da Oliviero in provincia di Caserta, il quale fu l’unico a portare il PD a percentuali decenti nella somma dei voti dei comuni facenti parte del collegio uninominale in cui era candidato (SMCV-SESSA), un 13,84% distante i 3,07 punti percentuali dal risultato complessivamente riportato da Oliviero quale candidato della coalizione di centrosinistra.

Quel 13,84% rappresentò la percentuale di gran lunga più alta rispetto a quelle riportate dal PD nei comuni degli altri due collegi, visto che in quello di Caserta, dov’era candidata la pupilla di ieri e di oggi del sindaco Antonello Velardi, ovvero Angela Letizia, al tempo vicesindaca di Marcianise, il PD raccolse il 10,81%, a fronte del 15,75% raccolto da Letizia, a dimostrazione che la sua candidatura fu nociva per il partito, visto che il Velardi poco si interessò al voto per i democratici, cercando di raccattarne in ogni dove per la sua vice.

Nei comuni dell’ultimo collegio uninominale, ovvero quello di Aversa, il Partito Democratico andò addirittura sotto la doppia cifra, raccogliendo un 8,97% a fronte dell’11,59 conquistato dalla candidata della coalizione di centrosinistra nell’uninominale maggioritario, la ugualmente PD Marianna Dell’Aprovitola, al tempo sindaca di Carinaro.

In poche parole, fu Gennaro Oliviero a tirare la caretta e fu lo stesso Oliviero a far sì che il PD arrivasse a quell’11,12 che, miracolosamente, nel computo dei resti del conteggio unico nazionale, consentì a Piero De Luca, figlio del governatore Vincenzo De Luca e, tra le altre cose, sonoramente sconfitto del maggioritario di Salerno dal candidato 5 Stelle, di conquistare per il rotto della cuffia, per circa 1.800 voti in una ripartizione riguardante il solo PD, visto che nessun’altra lista della coalizione aveva superato la soglia di sbarramento del 3%, un seggio a Montecitorio, per il quale De Luca jr. dovrebbe ringraziare Oliviero nei secoli dei secoli.

A Benevento, nel 2018, in campo c’era il leader carismatico del PD sannita, Umberto Del Basso De Caro, già Sottosegretario ai Trasporti e con un lungo cursus parlamentare, in una città in cui è notissimo anche come penalista in attività, con uno studio ereditato dal padre, il parlamentare Guido Del Basso De Caro, autentico principe del foro.

Tiriamo le somme: se è sempre esistito un divario nelle competizioni più politiche, cioè le elezioni del Parlamento Italiano e quello Europeo, tra il dato nazionale del PD e il dato di Caserta e provincia, il sondaggio Swg, nel momento in cui posiziona i democrats nel collegio di Caserta e Benevento al 19,71%, vuol dire che accredita il partito guidato da Letta di un 25-26% su base nazionale. Ma guardando la supermedia dei sondaggi, la percentuale estratta è sempre quella del 22-23%, centesimo più o meno.

L’INCIDENZA DEL DISIMPEGNO DI OLIVIERO, SGAMBATO, DE CARO E CO.

E attenzione, stiamo ragionando di un’elezione, quella del 2018, al capezzale del PD casertano, anche per un riguardo nei confronti del già potente presidente della regione De Luca, scesero in campo tutti, ma proprio tutti. Non solo Oliviero, ma anche lo stesso Graziano, la Esposito, Camilla Sgambato. Oggi, invece, in campo c’è solo Graziano, insieme al sindaco Carlo Marino che, risultato delle Comunali alla mano, a Caserta meno si muove e meglio è, come sa anche lui molto bene.

Il contributo della Picierno, quando non si tratta di voti per se stessa, è solitamente modesto. Mentre Oliviero, Sgambato, parlamentare nel 2013, Lucia Esposito, si disinteresseranno totalmente di queste elezioni. Oppure, addirittura, non si opporranno ad un posizionamento dei loro sostenitori, non pochi, soprattutto se si pensa ai numeri di Oliviero, alternativo al PD.

Quanto potrà contare questo di risultato elettorale? Se il PD nazionale è al 22,5 e fino ad oggi ci sono stati sempre 6 punti di differenza tra i due risultati, casertano e italiano, nonostante l’impegno corale di tutti i rappresentanti, i già citati Oliviero, Sgambato, Esposito a Caserta, Del Basso De Caro a Benevento, e anche l’ex sindaco di Sant’Agata de’ Goti Carmine Valentino, oggi fermato e azzoppato da una pesante inchiesta giudiziaria che l’ha colpito e che la volta scorsa, pensate un po’, da candidato all’uninominale maggioritario, sconfitto dal “solito” grillino, fece toccare nella sua Sant’Agata quota 32%. Un qualcosa che non potrà certo accadere in queste elezioni.

Diciamo che il radicamento territoriale non conti un tubo, ma un dazio di almeno due punti, visto il defilamento del presidente del consiglio regionale, di Del Basso de Caro, di Valentino, dobbiamo necessariamente inserirlo nel discorso.

Insomma, un risultato a Caserta e Benevento intorno al 14%, partendo dal sondaggio Swg, ma contando anche le serie storiche che sono un fatto scientifico, numerico, sembra più plausibile.

Se poi, questo 2%, legato al disimpegno di una classe dirigente fatta fuori senza remissione da Enrico Letta, pur di garantire un posto in parlamento a Graziano, dovesse crescere e incidere oltre, non è affatto detto che il seggio potrebbe scattare al Pd in questo seggio uninominale proporzionale