Frode internazionale, fatture di copertura e “spoofing”. 5 arresti della Polizia

1 Luglio 2019 - 13:47

CASTEL VOLTURNO/CAPODRISE – Nella mattinata del 28 giugno 2019, al termine di un’articolata attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli, la Polizia di Stato ha dato
esecuzione a un’Ordinanza di Custodia in carcere, emessa dal GIP partenopeo a carico di tre
nigeriani e un guineano, nonché alla misura cautelare dell’Obbligo Quotidiano di Presentazione
alla P.G. e contestuale Obbligo di Dimora nel comune di domicilio, nei confronti di un’italiana.
L’indagine è stata sviluppata attraverso un proficuo canale di cooperazione internazionale, sia tra
il Dipartimento di Giustizia Americano e la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sia tra l’F.B.I
di New York, la Squadra Mobile di Caserta e il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.
L’operazione di polizia, che ha visto l’impiego di numerosi investigatori nei contesti di Castel
Volturno e Capodrise, è stata eseguita in contemporanea con un’imponente attività, della stessa
specie, condotta sul territorio statunitense e in altri paesi del mondo dagli agenti del Federal
Bureau of Investigation.
Le investigazioni, infatti, forti di un costante scambio informativo con gli organi investigativi e
giudiziari Americani, avviato dall’Italia, hanno permesso di portare alla luce un complesso sistema
criminale che, operando a livello intercontinentale, era dedito all’acquisizione illecita di ingenti
somme di denaro attraverso bonifici bancari, realizzati fraudolentemente, ovvero l’impiego di carte
di credito ottenute alla stessa maniera. Per quanto riguarda l’Italia, i bonifici fraudolenti venivano
realizzati mediante l’invio delle somme su conti correnti di un imprenditore compiacente il quale,
mediante emissione di “fatture a copertura”, ne giustificava la ricezione al fine di ritirare
immediatamente i fondi e dividerli in percentuale con i correi.
Quanto alle carte di credito ottenute illecitamente, il sistema era molto più complesso:
l’organizzazione, infatti, si avvaleva di una rete di sodali diffusa tra diversi paesi del mondo, tra cui
gli Stati Uniti e il Canada. Il collettore di tale network criminale, tra gli arrestati italiani e
l’organizzazione, si localizzava in Canada. Le indagini, per le quali è stata fondamentale la
rogatoria avviata con l’America, hanno permesso di accertare che l’organizzazione, operando
attraverso un sistema noto come spoofing, effettuava telefonate ad istituti bancari, camuffando sia
la voce del chiamante che il numero di telefono. In tal maniera, i chiamanti, simulando di essere
correntisti – dei quali avevano preventivamente recuperato alcuni dati personali –, disponevano
ogni tipo di operazione finanziaria, compresa la richiesta di invio di duplicati di carte di credito ad
indirizzi di copertura, poi recuperate in loco da altri sodali. Con tale sistema, è stata riscontrata la
realizzazione di migliaia di chiamate per danni economici quantificabili nell’ordine di diversi milioni
di dollari.
Al termine delle indagini, le acquisizioni probatorie raccolte hanno permesso di attribuire agli
indagati gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di associazione per delinquere finalizzata
alla frode informatica, indebito acquisto ed utilizzo di carte di credito, ricettazione ed altro, nonché
di svariati reati fine. Analoghe acquisizioni probatorie sono state realizzate su suolo statunitense
dai locali organi investigativi e giudiziari, con conseguente emissione dei provvedimenti di cattura.