JUVECASERTA. Gli ultimi 364 giorni, dalla morte alla rinascita: questi i punti salienti

13 Luglio 2018 - 11:13

CASERTA (Ruben Romitelli) – Sono passati esattamente 364 giorni dall’esclusione del Basket Juvecaserta Srl dal campionato di Serie A. Era infatti il 14 luglio 2017 quando venne ratificata e comunicata al club bianconero tale decisione.
Un anno di assenza, un anno fatto di tanti silenzi, di qualche mossa forse audace forse no.
Un anno in cui alcuni si sono trovati costretti a seguire i risultati della Dynamic Venafro la domenica pomeriggio nella speranza che non retrocedesse anche quella.
Insomma, siamo caduti davvero in basso. Ma tanto tanto in basso.
Non ne facciamo una questione di categoria: le minors sono probabilmente esattamente ciò che ci meritiamo per la pochezza del tessuto imprenditoriale casertano, intesa come menefreghismo da parte di chi ha di più di restituire qualcosa al territorio che gli permette di vivere più che agiatamente.
Se siamo caduti in basso è per come siamo inciampati, per come ci siamo comportati, per la totale assenza di coscienza circa quello che stava accadendo e che poi, puntualmente, è accaduto.
Delle difficoltà economiche della defunta Juvecaserta si sapeva da almeno tre anni, nonostante qualcuno, con faccia di bronzo, sventolasse carte dalla dubbia veridicità affermando, parole tesuali, che “la

Juvecaserta non ha neanche mille euro di debiti”
.
Quanto tale affermazione fosse ridicola lo lasciamo giudicare a voi.
Ma ricorderete tutti che la Juvecaserta, nonostante le mille difficoltà, la si sarebbe potuta salvare. Bastavano 200.000€. Certo, per una persona normale sono soldi veri. Per qualcuno, fortunato nelle vita, o bravo, o entrambe, è una cifra un po’ più facile da trovare.
Con quei 200.000€ versati staremmo discutendo di mercato da Serie A invece di parlare di perfetti sconosciuti.
E invece no. Siamo dovuti passare per un secondo fallimento. Che poi, a dirla tutta, neanche quello ci hanno fatto vivere con dignità. Un po’ come quando un caro muore all’estero e non ti restituiscono la salma su cui poter versare le lacrime.
Si è prima dovuto tentare la carta del concordato preventivo, puntualmente ed ovviamente saltato, e poi chiedere il fallimento. Le barzellette a Pezza della Noci proprio non mancano mai.
Ebbene, esattamente le stesse persone che un anno fa, ribadiamo, per 200.000€ hanno fatto morire la Juvecaserta, si ripresentano ora ai nastri di partenza con la JuVenafro, per un bel campionato di Serie B.
Ovunque sarebbe scoppiato un putiferio. Ci sarebbero state proteste. Ci sarebbe stato un qualche comunicato da parte della tifoseria organizzata. Magari qualche manifestazione.
Non a Caserta.
Voi provate ad immaginare solo per un secondo cosa sarebbe successo a Napoli se Aurelio De Laurentiis per 2 milioni di euro (facciamo le dovute proporzioni) avesse fatto escludere dalla Serie A di calcio, e successivamente fallire, il Napoli Calcio, salvo ripresentarsi dopo un anno con una squadra di C1.
Il Napoli? In Serie C1? Guidato da quello che lo ha fatto fallire?!?!
Apriti cielo.
Probabilmente tremerebbe anche il Vesuvio.
Qui invece no. Si lascia fare. Si sta a guardare.
È come permettere ad un uomo che ha preso a sberle in faccia tua figlia, abbandonandola da sola in mezzo ad una strada al termine di una serata finita male, di invitarla nuovamente a cena. Senza neanche portarla nel bel ristorante della precedente sera, ma in una bettola dei bassifondi.
Qui la diligenza del buon padre di famiglia che tanto trova spazio nel diritto si va proprio a far benedire.
Queste, cari tifosi bianconeri, non sono impressioni o ipotesi; non sono elucubrazioni e neanche un processo alle intenzioni. Sono i fatti realmente accaduti negli ultimi 364 giorni. Per cui non è che ci sia da chiedersi se ciò che scriviamo sia vero o meno. È esattamente ciò che abbiamo visto tutti.
Ciò che al momento pensiamo è semplice: non sono stati versati 200.000€ per una Juvecaserta in Serie A, ma se ne verseranno di più per fare un campionato di B.
Siamo perplessi.
Abbiamo sentito per almeno tre volte, dopo aver risposto a domande specifiche, affermare: “Perché non chiedo la retrocessione in A2 per non far morire la Juvecaserta visto che non posso sostenere da solo la Serie A? Perché per me è Serie A o niente”.
Siamo perplessi nuovamente, ancora di più.
Ebbene, la Juvecaserta che sarà, ammesso che la FIP dia il benestare per utilizzare ancora questo nome, riparte esattamente da queste basi putride, da queste fondamenta ballerine, da queste incoerenze perpetue.
L’unica cosa che chiediamo alla nuova-vecchia società è di non ripetere gli stessi errori del passato, di affidarsi a dei professionisti del settore in ogni ambito, di dare ad ognuno dei ruoli definiti, di saper far convivere i ruoli storici di alcuni membri con l’assolutà necessità di approcciarsi al nuovo mondo delle comunicazioni e delle tecnologie in maniera più moderna. Perchè saper comunicare oggi è sostanza.
È proprio questo ciò che serve per riproporsi con un nuovo volto che possa trasformarsi da fallimentare in vincente.
“Ma no, loro non cambiano, non cambiano”. Cit.