LA NOTA MARCIANISE. Velardi ha ignorato Abbate e gli altri candidati. Con le persone può fare ciò che vuole, ma se cancellerà il 49,19% dei cittadini si rischia la “guerra civile”

9 Ottobre 2020 - 17:10

Le istituzioni preposte, quelle che rappresentano lo Stato, hanno compiuto un errore sottovalutando le sue modalità di azione, liquidate con un sorrisino di compatimento come se riguardassero il sindaco di Giano Vetusto

 

 

MARCIANISE – Nelle sue prime uscite pubbliche, a partire da una conferenza stampa tenuta due giorni fa, non ci è sembrato di aver ascoltato o anche solo percepito concettualmente un solo termine riservato da Velardi ai suoi competitori nell’ultima tornata elettorale.
Niente di sorprendente. Chi conosce Velardi sa bene che le energie più efficaci – che gli hanno consentito di compiere una carriera professionale molto superiore alla cifra delle sue effettive capacità e del suo effettivo bagaglio culturale – sono rappresentate da un’enorme autostima.

Autostima che, se da un lato sbigottisce letteralmente chi si trova al suo cospetto, suscitando pensieri che vanno al di là della sfera di un normale raziocinio o di un razionale ordinario, dall’altro lato gli hanno consentito, grazie alla struttura valoriale che rende il Meridione d’Italia ancora oggi una delle zoni più deboli dell’Intera Europa (Grecia, Malta e Cipro compresi), di superare tantissimi ostacoli e di raggiungere traguardi frutto di una determinazione parossistica basata sulla fede assoluta nelle proprie idee e nel proprio modo di vedere il mondo.

Per cui ci sta, e non è certamente un atto illegale, quello di aver ignorato totalmente il nome di Dario Abbate, che gli ha conteso fino all’ultimo voto l’elezione a sindaco di Marcianise.
Ma il rimuovere da ogni ragionamento, da ogni valutazione, da ogni commento, il nome di Abbate e anche quelli di Alessandro e Antonio Tartaglione e di Anna Arecchia, scordandosi anche quello di Gaetano Marchesiello (nonostante questi sia andato a votare Velardi alle 13:45, ostentando le sue intenzioni di voto al pari di Pierino Squeglia, che al secondo turno al seggio non ci è proprio andato), può essere la riproposizione di una caratteristica umana, che, volente o nolente, va accettata e anche legittimata in ossequio e nel massimo rispetto di quel 50,81% di marcianisani che l’hanno eletto.

Diventa gravissimo, invece, nel momento in cui, oltre a non citare i nomi dei suoi avversari, Velardi non regala un solo pensiero alla metà dei marcianisani che non lo avrebbe voluto come proprio sindaco.
Ecco perché, da un paio di giorni, stiamo ripetendo in maniera apparentemente oziosa e pleonastica la formuletta della “vittoria di stretta misura”.

Nel momento in cui un sindaco eletto dal 50,81% degli elettori fa scomparire totalmente dal suo orizzonte di governo l’altro 49,19% dei suoi concittadini, attua un meccanismo pericoloso e annuncia una fase in cui le tensioni, le divisioni, quel pesantissimo alone incombente su Marcianise dal 2016 agli ultimi mesi del 2019, è destinato a inspessirsi, visto e considerato che, mentre nel 2016 Velardi fu votato da quasi il 62% degli elettori, stavolta lo è stato solo dal 50% e qualche spicciolo.

Il riconoscimento politico della legittimità di una scelta alternativa alla propria non è un vezzo, un rituale stanco, bensì una necessità.
Se negli Stati Uniti finanche Hillary Clinton dovette tenere il discorso del riconoscimento guadagnandosi un apprezzamento di maniera, ma comunque espresso da parte di quel mattacchione di Donald Trump, vuol dire che quest’atteggiamento non risponde solo a una sensibilità per il fair play, ma è soprattutto un dovere orientato verso i cittadini che democraticamente hanno deciso di non votare un candidato a presidente degli Stati Uniti.

Se noi in Italia abbiamo fatto diventare ordinaria, rituale e anche un po’ ipocrita la formula del “sindaco di tutti” o del “governatore di tutti”, non è così nei paesi di grandi tradizioni democratiche, dove alimentare sin dall’inizio l’idea che la divisione di una campagna elettorale possa dilatarsi nel tempo, lacerando il tessuto sociale e spesso addirittura i tessuti familiari di una comunità, mette in discussione la legittimità morale ad essere considerato sindaco o governatore in una democrazia. Capisce tutto questo Velardi?
Non lo capisce e non lo capirà.

Quell’idea di suprematismo biologico tanto folle quanto utile a ottenere nella sua vita 10, partendo da un valore 2, è basata su una valutazione di netta, esponenziale superiorità sua nei confronti di ognuno dei 40mila residenti a Marcianise.

E se la metà di questi può meritare anche una elargizione compassionevole, se la metà di questi può essere risparmiata da un bollo d’infamia, l’altra metà, cioè il 49,19% ha, secondo Velardi, la seguente costituzione: una parte di questi è formata da mentecatti prezzolati che, al pari di Enrico Russo, si fa comprare con 50 euro da quelli che lui considera nemici, non avversarsi, mentre un’altra parte è formata da soggetti psicolabili, da deboli di cuore e di cervello, facilmente piegabili alle ragioni dei suoi nemici, attraverso una attività di lavaggio del cervello.

Occorre dunque sottolineare sempre, da ora in poi, che Velardi è il sindaco del 50,81% dei marcianisani, e non del 49,19%

Bisogna farlo perché è lo stesso neosindaco ad aver già stabilito, nei commenti del dopo-voto, questa linea di demarcazione che, guardate, non esageriamo, rischia di diventare una vera e propria cortina di ferro dell’incomunicabilità tra un’amministrazione totalmente monopolizzata dal suo capo, e chi questi capo non voleva e oggi avverte già nell’aria l’olezzo della ritorsione.

Il problema è che quando le classi dirigenti di questa provincia, le istituzioni che a vario titolo rappresentano lo Stato, si sono mostrate troppo arrendevoli, fondamentalmente inerti rispetto al format velardiano, non è che adesso possono liquidare la questione con un’alzata di spalle e col sorrisino di commiserazione tipico di chi guarda le azioni di una persona non perfettamente collegata a un senso raziocinante delle cose.
Sapete perché non basta creare una distanza di questo tipo?
Perché Marcianise è la terza città della provincia di Caserta ed è quella che possiede l’apparato produttivo più importante di questo territorio.
Consegnare Marcianise al primato di questa modalità, diciamo così, estemporanea di amministrazione della cosa pubblica, trattando quello che ripetiamo è il terzo comune della provincia, come se si parlasse di Giano Vetusto o, con rispetto parlando, di Pontelatone, significa rendersi di fatto complici di una situazione potenzialmente esplosiva, la cui trama appartiene all’area di valutazione ed intervento di chi osserva e tutela questo territorio in nome e per conto della Repubblica Italiana.