Lagravanese & Capriglione Spa. L’impero di Ginotto, i politici che gli chiedevano le assunzioni, le elezioni comunali e Iovine o’ ninno che lo trattò come un bancomat

26 Maggio 2022 - 13:28

Stiamo esaminando con calma tutti gli elementi emersi fino ad oggi da un’indagine ancora largamente in corso, che coinvolge i rappresentanti della camorra, del lucrosissimo settore delle case famiglia, e saltano fuori altre situazioni inedite dalle dichiarazioni dei pentiti. Iniziamo con il citato Iovine, con Emilio Di Caterino, Luigi Tartarone e…

 

 

CASAL DI PRINCIPE/SAN CIPRIANO (g.g.) – Le ulteriori carte dell’inchiesta, ancora in fase di realizzazione da parte dei magistrati inquirenti della Dda di Napoli insieme ai poliziotti di una delle sezioni investigative della Squadra Mobile della Questura di Aversa, fa emergere nuovi fatti, nuovi dettagli, soprattutto orienta la nostra analisi su una costruzione investigativa che concentra i suoi sforzi nella raccolta di elementi utili a far crescere la semplice ipotesi di reato di associazione a delinquere di stampo mafioso contestata agli imprenditori dei Servizi Sociali, delle case famiglia, nati cresciuti e pasciuti tra Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa, ad un rango, ad una dimensione più delicata e impegnativa: quella che finalizza l’attività di indagine alla contestazione diretta, compiuta attraverso un avviso di conclusione delle indagini preliminari, di questa grave accusa.

Processo di traslazione che, nel caso in cui fosse completato, aprirebbe scenari molto più seri e preoccupanti per gli attuali indagati, visto e considerato che una formale conclusione delle indagini preliminari non implica, necessariamente, anzi non implica quasi mai, la cessazione di eventuali motivi cautelari in grado di incidere, totalmente o parzialmente, sulla libertà personale di uno o più di questi indagati.

Entrando nel vivo di questa specifica attività investigativa, quella dunque che lavora sul capo di imputazione ipotetico più grave e afflittivo, ci occupiamo subito del personaggio più importante di tutto il giro degli appalti relativi all’erogazione di servizi sociali alla persona nei comuni della provincia di Caserta.

Se, infatti, i nomi del carinolese e falcianese Pasquale Capriglione, se quello del sindaco di Sparanise Salvatore Martiello, se quello, di cui ci siamo recentissimamente occupati, di Eufrasia Del Vecchio (CLICCA E LEGGI) suscitano un appeal mediatico superiore, per motivi diversi, quello di Luigi Lagravanese, per gli amici Ginotto, è di gran lunga il più importante agli occhi di chi vuol capire bene il meccanismo degli appalti d’oro nei servizi sociali in provincia di Caserta.

Pur essendo limitato dalla storica interdittiva antimafia che nel 2009 colpisce e toglie sostanzialmente dalla scena la sua vera creatura imprenditoriale, l’ambiziosissimo Consorzio Agape, con il quale Lagravanese, secondo la Dda e secondo la Squadra Mobile, chiama a raccolta tutti i maggiori operatori del settore, riunendoli sotto ad un unico cappello, il suo e, automaticamente, quello del clan dei Casalesi, unico centro di interessi in grado di incidere e orientare, anzi di determinare, gli esiti delle gare, bandite dai comuni o dai cosiddetti Ambiti intercomunali.

Questo ruolo di Luigi Lagravanese che abbiamo cercato, nei limiti del possibile, di sintetizzare pur tenendo conto della complessità dei meccanismi socio-politico-criminali del sistema messo in piedi ad inizio del 21esimo secolo con la costituzione del Consorzio Agape, viene sostanzialmente confermato dai racconti di diversi collaboratori di giustizia.

Gente che ha ricoperto incarichi anche apicali, è il caso di Antonio Iovine o’ ninno, per esempio, nel clan tra i più noti e temuti del mondo.

I racconti di Antonio Iovine, ma anche quelli del bidognettiano Emilio Di Caterino, del suo omologo di fazione Luigi Tartarone e di Salvatore Caterino, interessante perché fondamentalmente inedito, confermano che è esistito ed esiste un “dopo-Agape” nel 2009, dopo l’interdittiva, viene attuata una ritirata strategica.

Luigi Lagravanese, Pasquale Capriglione e gli altri capiscono che è deleterio mettersi tutti insieme nella stessa visura camerale, e allora, da questo punto di vista e solo da questo punto di vista, si sparpagliano, si diluiscono, si frammentano. Comprendono che più cooperative ci sono e meno facile sarà mettere a fuoco connessioni, relazioni che, di fatto, sono rimaste vive e vegete, anzi si sono anche rafforzate, rispetto a quelle certificate dai vincoli formali del Consorzio Agape.

Lagravanese prima e Capriglione dopo non compaiono più nelle compagini sociali. Se si trattasse solo di una questione di soldi, rimarrebbero totalmente dietro le quinte.

Ma il sistema, per funzionare, va costantemente alimentato dalle loro luciferine abilità. E allora, i Lagravanese e i Capriglione diventano consulenti di cooperative ovviamente popolate da meri prestanome.

Salvatore Caterino, ad esempio, concentra la sua attenzione sullo scambio o meglio, su uno degli scambi, di sostegno tra camorra e cooperative: le assunzioni. Ora, siccome Lagravanese, da socio di fatto del gruppo degli Schiavone, in quanto Margherita Lagravanese, sua cugina diretta, era ed è sposata con Massimo Russo, detto “paperino”, fratello del capofamiglia criminale Giuseppe Russo, detto Peppe o’ padrino, propaggine diretta della famiglia Schiavone, ripartiva gli utili con la camorra, stando a ciò che raccontano i pentiti, e dato che quando, nel sistema, si inseriva qualche soggetto estraneo, era lui stesso ad essere incaricato di fare da collettore della tangente estorsiva, così come capita, ad esempio, per le case famiglia di S.Maria C.V., è del tutto evidente che le assunzioni che pur riguardano, in molte circostanze, parenti e congiunti di boss e luogotenenti, sono lo strumento principale del patto scellerato tra politica e camorra.

Non è un caso, al riguardo, che Lagravanese scenda in campo, seppur indirettamente, alle elezioni comunali di Casal di Principe del 2007, quando appoggia a spada tratta la candidatura a sindaco, poi risultata vincente, di Cipriano Cristiano e quella di Luigi Corvino al consiglio comunale, pure lui eletto, come racconterebbero i riscontri effettuati durante l’indagine ancora in corso.

In questa chiave, va letta anche la richiesta di un’assunzione soddisfatta a favore dell’allora sindaco di San Cipriano Enrico Martinelli, tra l’altro marito o ex marito dell’attuale consigliera regionale di Forza Italia Anna Rita Patriarca.

Un passo delle dichiarazioni di Antonio Iovine, in parte già noto. Il boss di San Cipriano non è inserito direttamente nella partita di questi appalti, che non rappresentano certo il suo core business.

Ma Iovine, come tutti i capi del clan dei Casalesi, i soldi li sapeva contare bene e soprattutto sapeva dove stavano, chi li faceva, quali fossero le attività a più alto valore aggiunto.

Per cui, a un certo punto, chiede e naturalmente ottiene da Luigi Lagravanese un piccolo fondo per le spese personali di 30mila euro.

Piccolo? Sì.

In quegli anni sono girati ben altri soldi, anche milioni di euro in contanti, che hanno trasformato un clan criminale in una sorta di holding che ancora oggi ha interessi lucrosissimi in tutta Italia.