L’EDITORIALE. Le vere e uniche estorsioni, i fratelli Antonio e Nicola Diana, le hanno ricevute dai campioni dell’anti-camorrismo conformista e ipocrita, altro cancro di questa terra

Antonio e Nicola Diana concepirono addirittura l’idea di creare una fondazione. La prefettura gli disse di no, dato che da tempo la Questura a cui la prefettura deve giocoforza raccordarsi, e rispetto alla quale neanche i soliti vice prefetti, rotti a tutte le amicizie pericolose, possono far nulla, era diffidente rispetto alla costante e ostentata narrazione di un legaritarismo che i Diana avevano trasformato in una sorta di quotidiano show.

La questura di Caserta disse no perchè pose il problema della famosa casa abusiva la quale, dopo il pressing di pochissimi giornali, tra cui il nostro, e di pochissimi giornalisti, il comune di Casapesenna andò a sequestrare e su cui c’era un diritto reale dei Diana, pur essendo stata costruita in nome e ad appannaggio della famiglia Zagaria.

Una fondazione, dunque, per rendere ancora più evidente l’impegno civile dei due imprenditori, rispetto al quale, noi di CasertaCe, che siamo diffidenti per genetica montanara, abbiamo sempre voluto essere distanti, intendendo, per distanza, la indifferenza rispetto a certi convegni, a certe iniziative in cui i vecchi camion Scania della famiglia Diana scaricavano tonnellate di ipocrita e di melassa buonista e retorica.

La seconda parte dell’interrogatorio a cui Nicola Diana si è sottoposto il 26 febbraio 2016, parte, per quel che riguarda la nostra trattazione, dal punto in cui è terminato l’approfondimento di ieri.

Dunque, Michele Zagaria è divenuto tecnicamente e giuridicamente un latitante, a partire dal 1995. Sicuramente l’incontro tra il boss e Nicola Diana, svoltosi nell’abitazione del suocero di Saverio Fontana, tale Goglia, condotto sul posto da un altro nome importante del clan dei casalesi, quel Nicola Del Villano di cui ci siamo ampiamente occupati nell’ordinanza sui fratelli Morico, peraltro ben conosciuta dal pubblico ministero Alessandro D’Alessio che quell’inchiesta ha firmato, parimenti a quella sui Diana, si svolse ai tempi della gloriosa “liretta”.

Dunque, sicuramente, il percorso di approdo all’euro era già definito da tempo, negli anni 90, diciamo fino al 2000. Ci stiamo esercitando in questa riflessione, perchè dall’interrogatorio di Nicola Diana, non emerge il fatto temporale che, a nostro avviso, invece, è importante dato che noi non cerchiamo, ci mancherebbe altro, nei nostri articoli la verità processuale, ma proviamo anche ad esprimere una nostra valutazione, un nostro punto di vista, sull’etica di una certa imprenditoria che ha coltivato l’obiettivo di diventare miliardaria ai tempi della lira e stra-milionaria, se non addirittura miliardaria, ai tempi dell’euro, continuando a vivere a Casapesenna, continuando a risiedere, come nel caso di Teresa Diana, sorella di Antonio e Nicola, addirittura in via Mascagni, con la propria casa attaccata a quella degli Inquieto, uno dei covi fondamentali della latitanza di Michele Zagaria.

E allora, per questo motivo, per una considerazione dei fatti legata alla parabola esistenziale ed imprenditoriale, alle scelte di fondo, compiute dai Diana nella relazione intima e inscindibile con il proprio territorio, è importante capire se Nicola Diana ha incontrato Michele Zagaria prima o dopo il 1995. Perchè, se l’ha incontrato dopo, e se l’intenzione era quella di diventar miliardari, continuando a vivere a Casapesenna, dove ben conoscevano a chi appartenesse la potestà e chi la svolgesse, allora questi qua possono anche essere innocenti, non colpevoli, ma a nostro avviso, esiste una sentenza già passata in giudicato, che li bolla da un punto di vista sociale, e, proprio sul terreno di quell’etica della legalità, che loro hanno trasformato in una sorta di beneficenza collettiva, garantita a tutti i gangli dell’anti-camorrismo militante casertano, divenuto probabilmente, quand’anche in maniera surrettizia, ancor più estorsore, forse l’unico estorsore, che ha attraversato l’esistenza dei fratelli Erreplast.