L’EDITORIALE. Lo scrive il giudice: la transazione tra il comune di MARCIANISE e quelli dell’Interporto obiettivo della più grande truffa di tutti i tempi

di Gianluigi Guarino 

Solito cazzeggio, un pò per sdrammatizzare e per alleggerire il clima: se prima “eravamo in uno” a ballare l’alligalli, adesso “siamo in due” a ballare l’alligalli. Sarebbe interessante conoscere il punto di vista del sindaco di Marcianise Antonello Velardi e del signor ingegner Gennaro Spasiano su quello che scrive il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Orazio Rossi, a pagina 303 dell’ordinanza che ha cambiato quella che appariva una storia ineluttabile di intoccabilità, abbattendo il tabù di questo personaggio, divenuto quasi mitologico, un’entità inafferrabile, collegata a tutti i poteri forti del globo, con relazioni solide finanche con i trust della Nuova Zelanda.

Sarebbe interessante conoscere il punto di vista del sindaco Antonello Velardi e del signor ingegner Gennaro Spasiano, quest’ultimo indagato nella stessa ordinanza, su quello che oggi gli innovatori chiamerebbero “concept”, ma che in realtà potremmo, noi che siamo dei vecchi arnesi che follemente hanno studiato persino il greco antico, definire alla maniera dei primi filosofi, l’archè di questa inchiesta.

Poche righe che rappresentano, meglio di un tomo enciclopedico, la realtà di una terra, la nostra, in cui i soldi del popolo bue, i quattrini che servirebbero a costruire strade, a riparare scuole, a rivalersi dalla cementificazione, violandola con nuovi nuovi spazi verdi, vengono sottratti, rubati al popolo, purtroppo, come abbiamo detto, ancora bue, per adagiarsi in forzieri, fino all’altro giorno, inviolabili, a disposizione di chi questi quattrini li ha sottratti, leggi rubati, in anni e anni di esercizio criminale.

Poche righe, ma illuminanti. Il giudice Orazio Rossi impartisce una lezione, anche a noi di CasertaCe che abbiamo affrontato questi temi ricorrendo, nel rispetto che portiamo al nostro lavoro e a chi ci legge, ad un racconto spesso complicato, prolisso, inespugnabile. Il giudice Rossi ci dà una lezione di sintesi. Le conclusioni a cui giunge, nella parte finale dell’ordinanza, sono condensate in mezza paginetta. Ma, addirittura, potrebbero ulteriormente essere ridotte a 4, massimo 5 righe, quelle finali che non sono certo quelle di un uomo di legge che si scrive addosso.

Questi trasferimenti (il gip si riferisce al vorticosissimo giro di danaro passato, senza requie, da una società all’altra, n.d.d.) erano il mezzo attraverso il quale continuare l’attività imprenditoriale, garantendo i concordati e contestualmente trasferire le risorse a soggetti giuridici (“Agli Antichi Splendori” – “Piazza degli Svaghi” . “Tonard” – Krakom”) estranei alle procedure concorsuali; e, così, realizzare e giustificare (sul piano imprenditoriale) l’accordo transattivo del novembre del 2016.

Nella foto, questa “schifezza” dell’immobile di Le Roy Merlin, vero emblema della vergognosa transazione tra il comune di Marcianise e quelli dell’Interporto

A quale accordo transattivo si riferisce il giudice Orazio Rossi? Se prima eravamo in uno…ora siamo in due. Anzi, in tre, in quattro. Perchè CasertaCe non è più sola nel considerare la transazione della vergogna, firmata dal comune di Marcianise, pensata, pianificata da Giuseppe Barletta, Antonello Velardi e Gennaro Spasiano, l’obiettivo piramidale, la determinazione di “un nuovo inizio”. Da anni questo giornale scrive le cose che, oggi, un giudice della repubblica italiana ha messo nero su bianco, in un’ordinanza da lui firmata.

Ora, che dici, Velardi, al giornalista camorrista, al giornale dell’illegalità, al soldo di questo o di quell’altro? Parafrasiamo un coro da curva, che però va opportunamente modificato perchè il dileggio, a differenza di quello che è stato ed è il corredo educativo di questo sindaco, non appartiene alle necessità espressive di gente come noi, che sa leggere e scrivere e dunque non ha bisogno di insultare. Il coro, in parafrasi, è il seguente: “Il…sindaco non canta più“. Velardi non esterna più come prima.

E non perchè noi abbiamo vinto una battaglia personale che non è mai esistita, grazie al fatto che siamo più colti, più fighi di lui e soprattutto, a differenza sua, giornalisti, dato che ciò è nei fatti, è legato ad una sua deficienza, più che ad un nostro valore effettivo e che comunque non ha mai rappresentato, da parte del sottoscritto, un obiettivo finalizzato a cibare un super ego. Semplicemente, è successo che in questa storia di Marcianise, in questa storia che mortifica questa città, resa schiava degli interessi di questi personaggi, oggi inquisiti, per una volta, in questa terra, al di la degli eventuali esiti processuali di questa ordinanza, sta vincendo la verità.

Sta vincendo, ma non ha vinto ancora. Perchè nel momento in cui noi formuliamo una lode consapevole ed argomentata di ciò che il gip Rossi scrive, esprimiamo, con il rispetto dovuto, qualche riserva sulle conseguenze effettive dell’ordinanza e di questo specifico concetto riguardante la transazione di Marcianise. Non ha, secondo noi, sviluppato le conseguenze giudiziarie dovute, la struttura intrinsecamente ed estrensicamente criminale di una transazione, il cui motore è rappresentato da una fideiussione di 10 mila euro garantiti da una finanziaria farlocca, non autorizzata dalla Banca d’Italia. Una fideiussione di 10 mila euro rispetto ad affari che avrebbero portato nelle casse delle ultime società, quelle non gravate da procedure concorsuali, centinaia di milioni di euro e non è assolutamente un’esagerazione.

Non ha determinato secondo noi gli effetti conseguenti, il contenuto, ripetiamo per la millesima volta, criminale di una transazione, che è quella dei canoni che il signor Barletta, si è visto garantire dalla coppia Velardi-Spasiano. Canoni che avrebbero cominciato a confluire, con il pagamento della prima rata, nelle casse del comune di Marcianise, (pensate un pò, mai vista una roba del genere a memoria d’uomo), cioè subito dopo la concessione, dell’ultimo dei 5 o 6 permessi a costruire della mega speculazione Le Roy Merlin e suoi derivati.

Non ha determinato gli effetti, a nostro avviso meritati, dagli autori di questo vero e proprio scippo consumato ai danni (per la terza volta) del popolo bue, il contenuto della transazione dei prezzi stracciati, ancor più stracciati rispetto al passato già turpe degli espropri relativi all’area del Centro commerciale Campania, dei terreni da espropriare e su cui edificare. Neanche le pezze americane… l’Outlet, a 200 metri di distanza, aveva pagato le aree 10 volte in più rispetto a quello che era stato previsto dal manipolo all’interno della transazione.

Un breve cenno anche alla prima parte delle considerazioni finali del gip Orazio Rossi. L’indiscutibilità, agli occhi di un magistrato, come il suddetto, considerato equilibrato e storicamente garantista, del ruolo di Giuseppe Barletta, “soggetto apicale del gruppo imprenditoriale“; il meccanismo, agli occhi del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, è chiaro: “Società e soggetti giuridici di questo gruppo sono debitori – scrive ancora il gip – nei confronti del soggetto pubblico sul piano del pagamento dei tributi“.

Da qui, la routine delle azioni esecutive da parte di Equitalia, a cui i “soggetti” sono sempre riusciti a porre rimedio chiedendo (aggiungiamo noi, ottenendo puntualmente dal tribunale fallimentare del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, n.d.d.) l’accesso al concordato preventivo.

Al fisco non è arrivato nulla o poco nulla. Al contrario, fiumi di danaro sono transitati dalle aziende volutamente decotte, la cui unica ragion d’essere era quella di non pagare le tasse, ad altre aziende che, volta per volta, sfruttavano il tempo che passava tra l’acquisizione di quei finanziamenti e lo stato di crisi, a loro volta poi attraversato, in quanto debitori tributari.

Una giostra che continuava quasi all’infinito.

Il concetto che il giudice Rossi esprime contiene, però, l’indicazione di una sorta di punto nevralgico nel quale Barletta ha capito che per continuare a fare quello che aveva sempre fatto, non bastava più mettere in circuito, come solo lui sapeva fare, questi soldi. Erano già decine le società rottamate o carinamente “concordate”. Occorreva un’altra grande operazione, stile Centro commerciale Campania.

Per cui, patrimonio immobiliare e soldi dovevano stazionare dentro a società non ancora afflitte dalla febbre dei debiti. E qui, ci permettiamo di emendare (absit in iuria verbis) in minima parte ciò che il giudice Rossi scrive, nel momento in cui mette sullo stesso piano la società olandese Tonard e la Krakom con Agli Antichi Splendori e la Piazza degli Svaghi. Le prime due, infatti, appartengono alla stagione che potremmo definire finanziaria, e sono elementi fondamentali di questa giostra luciferina di danaro auto riciclato; le ultime due appartengono alla stagione del presente. Basta guardare l’enorme patrimonio immobiliare di cui risulta proprietaria la Piazza degli Svaghi, in pratica quasi tutte le attività commerciali della zona del Campania e il ruolo attivo svolto da Agli Antichi Splendori nel nuovo cantiere di Le Roy Merlin, per capire che si tratta di due soggetti imprenditoriali, funzionali ai nuovi obiettivi, alla nuova operazione espansiva fondata su quella che, a nostro avviso, è una delle più grandi truffe pianificate e, almeno per quanto riguarda la seconda fase, non ancora consumate, grazie al lavoro del procuratore della Repubblica Troncone e del suo aggiunto D’Amato, ai danni del popolo, ripetiamo, immutabilmente e purtroppo irreversibilmente, bue, dei cosiddetti e spesso sedicenti cittadini- contribuenti.

 

QUI SOTTO LO STRALCIO DELL’ORDINANZA