Ad Script

OMICIDIO DI VIA VICO. Pena ridotta in Appello per il presunto assassino di Gennaro Leone

4 Dicembre 2023 - 16:50

17 anni e 7 mesi a Gabriel Ippolito, accusato di avere sferrato la coltellata mortale al pugile 18enne di S. Marco Evangelista.

CASERTA/SAN MARCO EVANGELISTA. Poco meno di un mese per confermare l’impianto accusatorio contro Gabriel Ippolito, accusato di omicidio volontario, ritenendo, però, di applicare le attenuanti generiche prevalenti rispetto all’aggravante dei futili e abietti motivi, rideterminando, in tal modo, la pena in 17 anni e 7 mesi. Questa la pena comminata oggi dalla quinta sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, presidente Ginevra Abbamondi, giudice a latere dott.ssa Taddeo, nel processo di secondo grado a carico di Gabriel Ippolito, riconosciuto colpevole dell’omicidio di Gennaro Leone, il 18enne di San Marco Evangelista ucciso il 28 agosto del 2021 in via Vico, a Caserta.

L’11gennaio scorso Ippolito fu condannato a 21 anni e un mese di reclusione dalla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Roberto Donatiello. Avverso quella sentenza i legali di Ippolito, Angelo Raucci Michela Ponticelli, successivamente ricusati dallo stesso imputato, presentarono ricorso.

Ippolito, assistito dai legali Maiello Toraldo nel processo d’appello, si è visto, dunque, ridurre la pena di 3 anni e mezzo rispetto alla condanna del tribunale sammaritano. I giudici napoletani hanno rigettato le richieste di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per la presunta responsabilità del dottor Salvatore

Di Nuzzo, medico del pronto soccorso dell’ospedale civile di Caserta che quella sera del 28 agosto 2021 cercò di salvare la vita al povero Gennaro. Un’impresa, purtroppo, risultata impossibile, visto che il ragazzo arrivò praticamente esangue al Sant’Anna e San Sebastiano (17 i minuti intercorsi tra l’accoltellamento e l’arrivo dell’ambulanza). Parte civile, anche in questo secondo procedimento, i genitori del giovane pugile di San Marco Evangelista. Il padre Bartolomeo Leone, la madre Giuseppina Geniale, il fratello e la sorella di Gennaro (la famiglia è stata assistita dagli avvocati Alfredo Plini Alberto Tartaglione) hanno seguito, così come hanno fatto nel processo di primo grado, tutte le fasi di questo procedimento d’appello.