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Per fare bella figura con la presidente del Parlamento europeo, Marino e Casale si vantano della “casertanità” di Ernesto Rossi che qui è nato per caso. La data sbagliata sulla targa e il palazzo spianato

3 Dicembre 2023 - 18:50

CASERTA (p.m.) – La mistificazione in politica è quasi una regola, un canovaccio dell’agire politico, dove non contano la morale, l’etica, la correttezza, ma il fatto di prevalere sull’avversario per l’acquisto  del potere. In altri termini, bene morale e bene politico divergono, non sono sullo stesso piano. Questa massima veritiera ed amara all’un tempo, che è stata enucleata da sempre dalla politologia, qui a Caserta si tinge dei colori della farsa e dell’ imbonimento.

Com’è capitato oggi, con una inconsapevole Roberta Metsola, la presidente del Parlamento europeo. In visita alla città – dalla quale ha scelto di iniziare la sua campagna elettorale italiana per le elezioni europee del 9 giugno dell’anno prossimo e che proseguirà per Lecce, Catanzaro e Palermo – ad un certo punto, dopo essere stata alla Reggia, è stata portata ad inaugurare una targa di commemorazione di Ernesto Rossi, fautore del federalismo europeo e coautore con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni del Manifesto di Ventotene. Almeno così le sarà stato detto, a giudicare dalle espressioni di soddisfazione che ha avuto quando ha rimosso il drappo che copriva lapide dedicatoria.

Chissà le sue reazioni, se avesse saputo che proprio di inaugurazione non si poteva, a rigore, parlare, perché quella targa sta lì, nei pressi del comune, da almeno trent’anni.

Anzi, in questi lustri ha subito l’affronto della strafottente e  noncurante politichetta municipale, che non si perde certo dietro alle cose che non siano appalti ed incarichi. Perché l’iscrizione dedicata ad Ernesto Rossi ha riportato sin dalla sua collocazione un errore enorme, grossolano. La sua data di nascita era indicata come avvenuta nel 1899 anziché nel 1897.

Il nostro giornale ha sempre fatto rilevare l’incredibile cantonata con una serie di articoli, il più remoto dei quali rimonta al febbraio 2017, per poi venire ad alcuni del 2019 (clicca qui) e a qualcun altro più recente. Nella speranza,  ovviamente, che qualcuno ci mettesse mano. Hai voglia. Come dicono a Roma, “non gliene poteva fregà de meno”. E l’errore stava lì a scorno della città.

La venuta della signora Metsola ha fatto rinsavire qualcuno e la targa vecchia è stata sostituita con una nuova, corretta. Non ci voleva poi tanto, ma evidentemente  questi amministratori non hanno saputo come altro incensarsi, se non rifilando uno di quei “pezzotti” dei quali siamo artisti.

Tanto che il sindaco, intervistato, nella stessa logica, evocando la figura di Ernesto Rossi, ha rifilato un falso smaccato, definendolo “un casertano eccellente, che ha dato lustro alla nostra terra”. In realtà, Ernesto Rossi nacque solo occasionalmente a Caserta. Il padre, Antonio, piemontese, ufficiale dell’esercito, vi si trovava di stanza per il suo servizio e trasferì la famiglia a Firenze poco dopo la nascita del figlio.

Anzi, non ci si è pensato due volte, nella pochezza che contraddistingue questa politica, a spianare la casa dove nacque, sostituita da uno di quegli edifici della speculazione edilizia che da allora, ininterrotta, ammorba il centro urbano.

E questo è tutto e ci sembra che sia abbastanza per la vergogna di una città.