Dal carcere di Poggioreale gli ordini di Salvatore De Santis al clan. Il cellulare tra le sbarre e i contatti con la cosca Picca-Di Martino
29 Agosto 2025 - 09:44

Non sarebbe stato l’unico ad utilizzare il dispositivo per comunicare con l’esterno. Richiesto, infatti, il rinvio a giudizio anche per i tre compagni di cella. TUTTI I NOMI
NON DIMENTICARTI DI SEGUIRE CASERTACE NELLA COMMUNITY WHASTAPP
CLICCA QUI -> https://chat.whatsapp.com/DAgb4AcxtG8EPlKwcTpX20
TEVEROLA – La Direzione distrettuale antimafia ha concluso l’indagine preliminare sul ritrovamento e l’utilizzo di un microtelefonino all’interno del carcere di Poggioreale. Ora la Procura valuterà la richiesta di rinvio a giudizio per quattro persone, tra cui Salvatore De Santis, detto ’o buttafuori, arrestato lo scorso settembre per associazione mafiosa e attualmente detenuto a Tolmezzo.
Secondo l’accusa, De Santis avrebbe fatto parte del gruppo guidato dai boss Aldo Picca, di recente sottoposto al regime del 41 bis, e Nicola Di Martino, gestendo per conto del clan dei Casalesi attività di estorsione e traffico di droga. Durante la sua permanenza a Poggioreale, nel reparto Avellino, De Santis sarebbe riuscito a comunicare con l’esterno proprio grazie al microtelefonino agevolando le attività illecite del clan
Ma non sarebbe stato l’unico ad utilizzare il dispositivo. Secondo la Dda, anche altri tre detenuti avrebbero avuto accesso al cellulare: Cristian Pio Intelligenza, 26 anni, di Aversa, accusato di spaccio; Antonio Rega, 38 anni, di Carinaro, imputato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e Francesco De Chiara, oggi collaboratore di giustizia.
I tre si trovavano nella stessa cella di De Santis della casa circondariale di Poggioreale. Per loro, però, non è contestata l’aggravante mafiosa, ma soltanto l’uso indebito del microtelefonino.
Con la chiusura delle indagini, spetterà adesso alla Procura decidere se chiedere il processo per tutti gli indagati.