L’INCHIESTA. BAMBINI AUTISTICI CASERTANI assistiti per finta. Sta per scoppiare un nuovo scandalo all’Asl

24 Settembre 2019 - 13:46

CASERTA – I bambini casertani, afflitti da sindrome autistica, sono curati bene?

Secondo noi di Casertace, no.

In passato ci siamo già occupati, seppur in maniera non molto intensa, della questione.

Ora, suddividendo la trattazione in più articoli, allo scopo di renderla di migliore e più facile lettura, intendiamo andare più a fondo, in modo da rispettare uno dei principi fondanti di questo giornale, che quando assume una posizione (e in questo caso lo ha fatto in premessa) la argomenta fino al midollo.

L’Asl di Caserta, attraverso l’Unità Operativa Assistenza Anziani e Adi, coordinata dal dottor Carmine Lauriello (ancora tu!), che occupa anche la poltrona di Direttore Sanitario del Distretto della città capoluogo, eroga i servizi di assistenza ai bambini autistici e alle loro famiglie attraverso l’adozione, prima scientifica e poi amministrativa, del progetto Aba, che sta per “Applied Behavioral Analysis” ovvero “Analisi applicata del comportamento”, messo a punto – negli anni ’60 – dal medico norvegese Ivar Lovaas, medico e professore nella prestigiosa Università della California di Los Angeles, meglio conosciuta con il suo acronimo Ucla.

Insomma, una scelta ambiziosa e impegnativa, proprio perché Aba nasce da un’esperienza di ricerca di altissimo rilievo scientifico realizzata in uno degli Atenei più importanti del mondo, titolare di mezzi e strumenti di lavoro quasi inestimabili.

Ma Caserta, si sa, è quella che è. Probabilmente se stessimo ora al cospetto di Lauriello sorprenderemmo la sua scarsa conoscenza della biografia del dottor Lovaas e del dettaglio del metodo da questi messo a punto, che Lauriello utilizza a Caserta, gestendo e orientando risorse per milioni e milioni di euro provenienti dalle casse della Regione Campania e dunque dalle tasche dei cittadini.

Quando leggerà questo articolo chiederà soccorso a Wikipedia, ma il problema rimarrà intatto.

Per non andar per le lunghe, l’assistenza ad un bambino autistico (poi semmai nei prossimi articoli approfondiremo) vi diciamo che Linee Guida della Regione Campania e protocolli indicano e impongono i requisiti agli operatori che vogliono concorrere a svolgere questa funzione con adeguata remunerazione.

Abbiamo scritto “funzione”. Elemento cruciale: si tratta di una funzione sanitaria e socio-sanitaria. Non si tratta di una funzione esclusivamente sociale, intendendo per sociale la dinamica di una erogazione di servizi che attengono al sostegno o alla prevenzione di problemi riguardanti le relazioni interpersonali stricto sensu.
In parole povere, non è una roba come quelle finanziate da un’altra legge regionale, che è tutta un’altra cosa, cioè la 328, gestita dai Comuni e dagli Ambiti, in cui l’Asl svolge una funzione di affiancamento.

Da qualche tempo stiamo scorrendo l’elenco delle cooperative che incassano quattrini. Abbiamo fatto anche degli accertamenti e li abbiamo confrontati con il compendio dei requisiti occorrenti per affiliarsi adeguatamente ad un progetto Aba.

La normativa regionale esaminata esige nelle strutture assistenziali l’organizzazione di un’equipe composta da numerose figure professionali di elevato livello specialistico:
– Neuropsichiatri infantili
– Psicologi dell’Età Evolutiva
– Terapisti (fisioterapisti, neuropsicomotricisti, logopedisti)
– Assistenti sociali
– Educatori professionali.

Certe cooperative, nate come funghi negli ultimi anni in provincia di Caserta e nell’agro aversano in particolare, svolgono nell’attività di assistenza ai bambini autistici tutte le funzioni, peraltro articolate e collegate tra di loro, alle famiglie e alle scuole, per le quali occorre il lavoro specificho di ognuna di queste figure?

No, non lo fanno, eppure presentano certificazione che attesta il contrario, con firme di persone che, o attestano il falso oppure sono vittime della falsificazione della loro firma, col solito metodo sciuè sciuè non controllato minimamente dall’Asl.

Questo perché ci sono dei politici che hanno incoraggiato, propiziato la nascita di queste cooperative garantendo alle stesse, riteniamo in cambio di voti, i cospicui finanziamenti della Regione.

Siamo stati un po’ generici? Non temete. A partire dal prossimo articolo entreremo maggiormente nel dettaglio.